GDO News
4 Commenti

Finisce l’era di Intermedia… e quella delle Supercentrali

Dopo la disgregazione di ESD e il dissolvimento di Mecades, è il turno di Intermedia. Questa settimana la storia della GDO annovera, una delle tante, la fine di una centrale acquisti. Ciò non significa che questo ulteriore dissolvimento sia più importante dei precedenti che abbiamo menzionato, però oggi è necessario fare una riflessione. Nel 2007 le Supercentrali, nate dall’artificiosa unione di Centrali Nazionali, al fine di condividere quasi ed esclusivamente vantaggi a livello di acquisti (sconti) e poco più, occupavano quasi tutto il mercato. Per descrivere la galassia della GDO italiana, si doveva, in primis creare una piramide dove il tetto era congiunto da poche entità derivanti da aggregazioni tra le più diversificate (come non ricordare Mecades con Despar, Metro e Crai). Dal 2010 non sarà più così, infatti mentre le Supercentrali occupavano il 97% del mercato circa (C3 e altre piccole entità sono sempre state, talvolta volutamente, fuori dai giochi), adesso le Supercentrali saranno una parte minoritaria del mercato, e sono destinate a sparire. Perché?
Intermedia era un unione importante, associava sotto un unico cappello tre importanti Gruppi GD (Auchan, Pam e Lombardini) più altre centrali minori (Orvea). Nel 2002/2003 quando nacquero i suddetti accorpamenti, di ragioni per unirsi ce n’erano: i contratti tra l’industria e le Centrali Nazionali erano stati per anni il frutto di accordi del momento, fatti di umori, talvolta di illogicità, talaltra di strategie ben definite e circoscritte che potevano portare a investire molto su una Centrale di minor rilevanza oggettiva e non il contrario. Tutto ciò, nel tempo, aveva portato a diversi scompensi ed irrazionalità in termini commerciali, così si scoprì, per fare un esempio eccellente, che Italiana Distribuzione (Coop e Conad ricordate?) era spesso molto sbilanciata a vantaggio di Conad più che Coop, e così successe che molte aziende si trovarono in seria difficoltà a giustificare alcune poste contrattuali a favore di Conad e non il contrario (anche alcuni compratori andarono in difficoltà per dirla tutta). Insomma, le grandi e variegate unioni all’interno delle Supercentrali, cosa difficile da assimilare, avevano portato ad oggettivi vantaggi a tutti i Distributori. E per anni fu così, le richieste economiche erano rilevanti perché, se da sole, (tali Centrali) potevano chiedere da 0,25% a 1% di miglioria contrattuale, assieme arrivavano a chiedere da 1% a 5% di miglioria a seconda delle ponderate di fatturato. Sino a quando non arrivarono le contrazioni dei consumi, ed alle conseguenti difficoltà di bilancio delle aziende, aggravate anche da un atteggiamento diverso da parte del sistema bancario. Ossia, non era più ipotizzabile per il Trade fare determinate richieste, si doveva “abbassare il tiro”, e tornare a richieste prudenti. Dall’altra parte l’industria continuava, però, a richiedere prestazioni che non venivano distinte per insegna o per catena, nel senso che la richiesta di posizionamento di un determinato espositore, o di una serie di referenze era richiesto per tutti gli appartenenti alla Supercentrale e non solo per alcuni, in ragione della miglioria della posta del contratto che ovviamente doveva essere applicata a tutti, con la conseguenza che la concessione del Trade poteva essere assimilata più facilmente da un format, ma molto più difficilmente da un altro, per non parlare delle redditività derivanti dall’occupazione di tali spazi. Quindi nel gioco delle Supercentrali, abbassandosi l’entità delle richieste e mantenendo inalterate le domande da parte dell’industria, che interesse si può trovare in un simile meccanismo? Auchan, come anche Pam o Lombadini si può credere che da soli non hanno la forza per chiedere poste uguali o superiori a quelle che venivano chieste da Intermedia? Ovviamente no, anzi , al contrario, saranno in grado di garantire prestazioni più precise secondo strategie di category condivise e ragionate. Esselunga insegna, fu la prima ad allontanarsi dal “vecchio sistema” sulla scorta dell’incidente con Barilla, che da soli ci si può organizzare molto meglio senza abbassare la qualità delle richieste. Siamo al tramonto di un epoca, ecco perché la fine di Intermedia ha una rilevanza storica, si deve iniziare una nuova stagione dove a fronte di richieste importanti, che possono essere determinate da varie coniugazioni non riconducibili sono all’importanza delle quote di mercato, il Trade deve garantire condivisibili strategie in termini di category management, mettendo al centro della discussione non più e non solo la propria forza sul mercato (spesso più aria che sostanza) ma la forza dei progetti da costruire in comune. Se si avrà la capacità di realizzare attività di tal fattezza, le distinzioni di forza in base alle quote di mercato saranno attenuate da rinnovati valori aggiunti riferibili alla soddisfazione della reale domanda del consumatore e quindi alle conseguenti produttività ponderate.

Dati dell'autore:
Ha scritto 769 articoli
Dott. Andrea Meneghini

Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare.E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei format discount e supermercati in Italia ed in Europa. Opera come manager per alcuni gruppi alimentari sullo sviluppo all’estero, soprattutto nord Europa e Medio Oriente. Ha scritto il libro per la catena Lillo Spa “Vent’anni di un successo”.

4 COMMENTI
  1. Silva Ugo

    E’ ora che i commercianti tornino al loro lavoro e vendano prodotti di largo consumo e non accordi commerciali per ottenere una commissione.

  2. Informato

    Concordo al 100% !! E non passera molto tempo che i Francesi si ritireranno dal nostro paese perche’ la loro politica commerciale e’ fallita e le aziende finalmente si stanno stancando di pagare “il pizzo” ogni anno per fargli chiudere i bilanci alla meno peggio

  3. Kaa

    Pizzo??? non esageriamo!
    la situazione negli ultimi anni si è decisamente complicata. E si fa davvero fatica ad andare avanti coi margini risicati.
    Le grandi aziende produttrici anzichè razionalizzare i propri processi e aumentarne la produttività hanno e continuano a sventolare l’arma dei listini..
    listini VS accordi e contibuzioni dall’altra..
    a questo sono servite le super centrali ultimamente: a porre freno a speculazioni e anomalie anticoncorrenziali. Ma non nascondo che le migliorie contrattuali e i contributi extra abbiano strozzato alcune imprese. Ma è il mercato, e come tale vigono forze a volte anomale.
    ben vengano allora le contribuzioni condizionate, a patto che i benifici si riversino direttamente al consumatore finale.

  4. Angelo Danzi

    Con ritardo ma eccomi sul tema dichiarando il mio personale punto di vista da ex uomo del Retail moderno ed ex coordinatore di Centrale di acquisto. Eccolo: “i negozi sono ormai diventati l’ultimo punto di lavorazione industriale” le grandi marche dei prodotti di grande consumo hanno acuisito reti di vendita al dettaglio senza fare investimenti per la loro acquisizione. Il retail non ha più un’anima propria ma è completamente in mano ai produttori che, senza alcun scrupolo, impongono le loro politiche ai dettaglianti. Grazie per l’ospitalità.

COMMENTA

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi contrassegnati sono obbligatori *

ARTICOLI CORRELATI

Torna su