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	<title>Commenti a: Selex cresce ancora: entra Ce.Di Marche</title>
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	<description>GDO News - novita&#039;, gossip, interviste e analisi sulla GDO Italiana.</description>
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		<title>Di: Aristide</title>
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		<dc:creator>Aristide</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 18:51:30 +0000</pubDate>
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		<description>Non mi meraviglio più di tanto che Cedi Marche se ne sia andato anche da Carrefour, di cui era master franchising. Infatti fin dai primi mesi di questa sua esperienza molti soci cominciarono, insoddisfatti, a mordere il freno, scontenti delle condizioni che pur liberamente avevano scelto sulla fiducia nel loro leader (ne ha sempre avuto la stoffa...) Roberto De Angelis. L&#039;autonomia più completa ha sempre caratterizzato questo gruppo, fin da quando, al tempo della sua esperienza in Conad, rifiutò di unificarsi nel 1995 a Mercurio Romagnolo, dopo una breve esperienza di 5 anni di Conad Marche con Cad di Fano (allora si chiamava Camo di Osimo). Un gruppo abbastanza vivace e autonomo come Cedi MArche, anche se ben radicato sul territorio, sente comunque la necessità di aggregarsi, altrimenti la sua morte è sicura. Questa autonomia è ben rappresentata sia dal non voler assumere le insegne di Selex sia dal carattere indipendente di Roberto De Angelis. Due domande, comunque, me le pongo e le pongo ad altri. Prima (plurima): ma Selex come mai ha accettato la condizione che Cedi mMArche si forgiasse un&#039;insegna autonoma proprio ora che Carrefour dimostra che l&#039;unione delle insegne sotto lo stesso marchio è la via del successo e della sopravvivenza? L&#039;ha fatto per avere maggior peso nella contrattazione con i fornitori, usando strumentalmenteil gruppo? E&#039; orgoglioso di avere finalmente un piede anche nelle Marche, in consonanza con la sua utopia di voler associare gruppi regionali? Selex non si pone nessuna domanda su che meccanismo centrifugo può mettere in moto al suo interno in riferimento agli altri suoi classichi gruppi? Di conseguenza, seconda domanda (anch&#039;essa plurima): fin quando a Cedi Marche il mercato e Selex consentirranno queste sue scorribande da un&#039;insegna all&#039;altra? I consumatori, sempre più mobili sia sul territorio sia sulla fedeltà, non gli faranno lo sgambetto, in cerca come sono di sempre maggiori rassicurazioni anche nella distribuzione e nelle sue insegne (sono obbligati a digerire per l&#039;ennesima volta un nuovo marchio: &quot;Sì&quot; - oddio che puerile, generico, per nulla evocativo e quindi, convinzione mia, poco efficace? L&#039;orgoglioso atteggiamento cooperativo e caratteristico dei suoi soci (il campanilismo tipico dei gruppi d&#039;acquisto degli anni &#039;70 e &#039;80) fino quando riuscirà a sopravvivere senza aver corrispondenza e rispondenza nei consumatori, forte del loro radicamento sul territorio? Non è forse ora che questi gruppi la smettano di guardarsi l&#039;ombelico come se fossero loro il perno del mercato a cui si devono adeguare i clienti con una velocità da girandola e non piuttosto una struttura a loro servizio? Il gruppo non è più il centro del fenomeno distributivo, ormai, e da tanto tempo. Domande retoriche? Forse, ma il futuro esige anche dai gruppi distributivi un cambiamento del loro atteggiamento nei confronti del mercato, se vogliono salvarsi e svilupparsi. Anche il mercato, come il consumatore/cliente, è labile e sempre più traditore. In altre parole, per concludere: fin quando il gioco di questi gruppi in perpetua transumanza farà la fortuna dei loro dettaglianti associati?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non mi meraviglio più di tanto che Cedi Marche se ne sia andato anche da Carrefour, di cui era master franchising. Infatti fin dai primi mesi di questa sua esperienza molti soci cominciarono, insoddisfatti, a mordere il freno, scontenti delle condizioni che pur liberamente avevano scelto sulla fiducia nel loro leader (ne ha sempre avuto la stoffa&#8230;) Roberto De Angelis. L&#8217;autonomia più completa ha sempre caratterizzato questo gruppo, fin da quando, al tempo della sua esperienza in Conad, rifiutò di unificarsi nel 1995 a Mercurio Romagnolo, dopo una breve esperienza di 5 anni di Conad Marche con Cad di Fano (allora si chiamava Camo di Osimo). Un gruppo abbastanza vivace e autonomo come Cedi MArche, anche se ben radicato sul territorio, sente comunque la necessità di aggregarsi, altrimenti la sua morte è sicura. Questa autonomia è ben rappresentata sia dal non voler assumere le insegne di Selex sia dal carattere indipendente di Roberto De Angelis. Due domande, comunque, me le pongo e le pongo ad altri. Prima (plurima): ma Selex come mai ha accettato la condizione che Cedi mMArche si forgiasse un&#8217;insegna autonoma proprio ora che Carrefour dimostra che l&#8217;unione delle insegne sotto lo stesso marchio è la via del successo e della sopravvivenza? L&#8217;ha fatto per avere maggior peso nella contrattazione con i fornitori, usando strumentalmenteil gruppo? E&#8217; orgoglioso di avere finalmente un piede anche nelle Marche, in consonanza con la sua utopia di voler associare gruppi regionali? Selex non si pone nessuna domanda su che meccanismo centrifugo può mettere in moto al suo interno in riferimento agli altri suoi classichi gruppi? Di conseguenza, seconda domanda (anch&#8217;essa plurima): fin quando a Cedi Marche il mercato e Selex consentirranno queste sue scorribande da un&#8217;insegna all&#8217;altra? I consumatori, sempre più mobili sia sul territorio sia sulla fedeltà, non gli faranno lo sgambetto, in cerca come sono di sempre maggiori rassicurazioni anche nella distribuzione e nelle sue insegne (sono obbligati a digerire per l&#8217;ennesima volta un nuovo marchio: &#8220;Sì&#8221; &#8211; oddio che puerile, generico, per nulla evocativo e quindi, convinzione mia, poco efficace? L&#8217;orgoglioso atteggiamento cooperativo e caratteristico dei suoi soci (il campanilismo tipico dei gruppi d&#8217;acquisto degli anni &#8216;70 e &#8216;80) fino quando riuscirà a sopravvivere senza aver corrispondenza e rispondenza nei consumatori, forte del loro radicamento sul territorio? Non è forse ora che questi gruppi la smettano di guardarsi l&#8217;ombelico come se fossero loro il perno del mercato a cui si devono adeguare i clienti con una velocità da girandola e non piuttosto una struttura a loro servizio? Il gruppo non è più il centro del fenomeno distributivo, ormai, e da tanto tempo. Domande retoriche? Forse, ma il futuro esige anche dai gruppi distributivi un cambiamento del loro atteggiamento nei confronti del mercato, se vogliono salvarsi e svilupparsi. Anche il mercato, come il consumatore/cliente, è labile e sempre più traditore. In altre parole, per concludere: fin quando il gioco di questi gruppi in perpetua transumanza farà la fortuna dei loro dettaglianti associati?</p>
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