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Esselunga Vs. Coop: la politica frena ancora la competitività? L’ultimo caso di Genova

Poche settimane fa abbiamo pubblicato uno studio svolto da Altroconsumo sulla qualità della Spesa nelle città d’Italia e sulle catene distributive nel nostro Paese. La notizia riguardava la Regione Liguria: La Spezia investita del ruolo di città più conveniente d’Italia e Genova, distante solo 80 kilometri, tra le dieci peggiori assieme ai soliti fanalini di coda del Sud. Di tutta la pubblicazione di Altroconsumo la vera Notizia era questa. Come può succedere tutto ciò? Approfondiamo l’analisi: la Liguria è storicamente, per la GDO, una zona “ricca” e “costosa”: ricca perché la morfologia del territorio non permette aperture numericamente rilevanti come in tutte le altre regioni del Nord, e quindi ci sono pochissimi Ipermercati e ancora molte super-ette. Un Ipermercato di 6000 metri quadri in Liguria è un gigante, in Emilia o Lombardia una struttura medio piccola. La numerica dei PdV è sempre stata limitata e per questa ragione il fatturato conseguente sempre rimasto su livelli interessanti su tutte le strutture. Costosa perché l’intera Regione è percorribile esclusivamente attraverso la onerosa autostrada A12. Insomma se la spesa in Liguria costava di più una ragione storica ci poteva essere. Poi succede un fatto davvero sorprendente, nella città di La Spezia viene concessa l’autorizzazione ad aprire un punto di vendita alla catena distributiva Esselunga. I fatti risalgono all’anno 2004, a quel tempo l’assessore alle attività produttive della città era Andrea Orlando, oggi membro della neoeletta direzione nazionale del PD, e sino a pochissimo tempo fa portavoce dell’ex Segretario nazionale del PD Walter Veltroni. Ebbene, il giovane Andrea Orlando dichiarò alla stampa locale che una delle cose che nell’esercizio del suo mandato voleva affrontare era quello favorire il calo dei prezzi dei prodotti al consumo della Grande Distribuzione nella sua città, perché era ben consapevole che erano troppo alti rispetto alla media nazionale. La decisione “illuminata” provocò un terremoto politico (mi ha raccontato un consigliere comunale di allora dei Ds), la direzione regionale del Partito cercò di intervenire senza riuscirvi, e per anni i cittadini di La Spezia smisero di vedere lo sponsor della Coop in tutte le feste dell’Unità. Questo giovane intelligente ed onesto uomo politico ha fatto sì che da quel momento gli equilibri malsani della distribuzione locale mutassero, ed oggi tutti i cittadini della città di La Spezia, ed anche gli attori della GDO che si vedono stimolati a migliorarsi, lo devono ringraziare. In ogni caso sino a quel momento gli equilibri nella Regione erano molto chiari: Coop Liguria leader incontrastato e storico, poi la presenza debole di Conad che nel levante agisce tramite Conad del Tirreno (pare con forti aderenze politiche simili a quelle di Coop), dall’altra, nel Ponente, con Nordiconad di Modena. Poi da diversi anni opera un’altra insegna importantissima in Liguria, Sogesross, che ha tutti supermercati ad insegna “Basko” e Discount ad insegna “Ekom” oltre a diversi Cash e Carry, catena di proprietà della famiglia Gattiglia. Pare che la famiglia Gattiglia abbia cordialissime relazioni sia con le amministrazioni locali che con il grande Presidente di Coop Liguria Bruno Cordazzo. Queste relazioni cordiali hanno permesso, nel tempo, di darsi una mano a vicenda: da un lato la Leader, Coop, già accusata di essere carissima a livello di prezzi (è sempre stata la Cooperativa più cara delle nove grandi), che giustificava i costi con la complicata logistica della Regione e doveva trovare un’altra sponda giustificativa, ovvero quella di avere competitor più cari. Dall’altro lato è sempre stato molto comodo anche per Sogegross avere vicino un leader come Coop Liguria, ovvero un leader con prezzi alti, perchè in tal modo Basko poteva sempre essere leggermente più cara giustificando le dimensioni inferiori, le minor possibilità sulle economie di scala, insomma il minor volume di affari, il tutto a vantaggio dei margini. Poi il business dei cash and Carry (in Liguria ancora un business) senza il competitor principale (Coop, come ben si sa, non né ha). Insomma un bel gioco di squadra dove ancora si può guadagnare. Però un giochino così, in una società evoluta come dovrebbe essere la nostra, non può durare a lungo. Quindi, come si diceva, il Big Bang si ebbe grazie al coraggio di un politico illuminato, poi gli eventi di questi giorni: Esselunga vuole aprire nel medio levante Ligure, e la Regione (di Sinistra) che non vuole autorizzare. “Una decisione che penalizza il consumatore e che deve essere ripresa dalla Regione nell’interesse non di gruppi commerciali ma dei genovesi che andando nei supermercati trovano attualmente i prezzi più alti d’Italia” tuona il consigliere Regionale Pdl Abbundo. Dalle chiacchiere agli atti ufficiali, dopo una decina di giorni dalla scelta dell’assessore regionale al Commercio Renzo Guccinelli di non concedere la variante paesaggistica ad Esselunga per realizzare un punto vendita in via Piave ad Albaro, il consigliere regionale di cui sopra sceglie la strada dell’interventismo. Da qualche giorno è depositata in consiglio regionale un’interrogazione che chiede alla giunta Burlando di prendere nuovamente in mano quella pratica e, contestualmente, rivedere il piano di distribuzione dei centri commerciali da Nervi a Voltri: “É indubbio che la supremazia rappresentata nel capoluogo ligure dai marchi Coop e Basko faccia sì che questi gruppi agiscano in un regime di semimonopolio – attacca il consigliere regionale – l’ingresso di un terzo marchio, che sia Esselunga o altra catena, non può che agevolare i genovesi». L’accusa di Abbundo è chiara, oggi a Genova i due marchi principali sarebbero coalizzati per evitare la concorrenza di altri marchi “e in un momento in cui l’Unione Europea arriva a multare i produttori di pasta perché farebbero cartello sui prezzi, sarebbe ora che anche nella nostra città si aprano gli occhi: quello che è accaduto è scandaloso”. Uno scandalo che, secondo l’esponente del centrodestra, deriva dalla volontà della sinistra di tutelare gli interessi dei gruppi presenti a danno dei consumatori.
Così via Piave rimane una chimera per il gruppo lombardo che nel capoluogo ligure aveva provato ad arrivare già a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 con due punti vendita a Teglia e in Valbisagno mai inaugurati e poi aperti con il logo Coop. Una vicenda, quella del mancato supermercato nel municipio Medio Levante, criticata anche dalle associazioni dei consumatori e che ha creato qualche imbarazzo nella giunta comunale di palazzo Tursi. Mesi fa fu lo stesso sindaco Marta Vincenzi a ricevere i delegati del gruppo che esprimevano l’intenzione di aprire una sede in città e chiesero proprio agli amministratori comunali di farsi indicare in quale zona sarebbe stato più idoneo aprire l’attività commerciale. Fu, quindi, la squadra del sindaco a spingere perché Esselunga potesse sistemarsi nell’area del Medio Levante, tanto che anche l’attuale assessore comunale al commercio Giovanni Vassallo si è smarcato dalla decisione presa dalla Regione. Tutto questo mentre il gruppo lombardo, che non perde l’interesse per Genova, interpellato sulla vicenda preferisce non rilasciare alcuna dichiarazione.
“Tutto ciò è molto grave – prosegue Abbundo – non si vuole agevolare l’ingresso di nuovi investitori sul territorio. Che tra Coop e Sogegross esistano intese sta nei fatti. Basta guardare le offerte che vengono fatte dai supermercati: se Coop fa il 3 x 2 su un prodotto la settimana successiva anche Basko partirà con la stessa offerta. E non tutelano nemmeno il lavoro: le due aziende assumono prevalentemente attraverso cooperative con contratti atipici”. Ora la proposta: per aggirare la decisione pre elettorale si rimettano le mani sul testo unico in materia di commercio: “A Genova esistono 38 tra ipermercati e supermercati al di sopra di un certo volume. Molti sono concentrati in alcune zone territoriali mentre altri quartieri rimangono sprovvisti di servizi di tal genere – spiega l’ex assessore della destra. Redistribuiamoli in città facendo in modo che un terzo marchio possa entrare in competizione facendo abbassare il livello dei prezzi”. Di tutta questa la vicenda noi di GDONews.it riteniamo che la Coop è talmente organizzata e competitiva da non aver bisogno di aiuti “politici” per affrontare il competitor Esselunga, lo dimostra la straordinaria competitività che esiste a cielo aperto in Toscana, oppure in Emilia dove Esselunga è presente ma “non sfonda”. Forse la Regione Liguria non sa che le decisioni strategiche non appartengono alla centrale Coop di Arenzano, ma oggi, nel 2009, direttamente da Casalecchio di Reno per la parte alimentare e da Sesto Fiorentino per quella non alimentare, ed in queste due sedi esiste la competenza e la forza economica per gestire la concorrenza. I favoritismi fanno solo male all’immagine degli attori del mercato che devono essere liberi di esprimersi.

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Dott. Andrea Meneghini

Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare.E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei format discount e supermercati in Italia ed in Europa. Opera come manager per alcuni gruppi alimentari sullo sviluppo all’estero, soprattutto nord Europa e Medio Oriente. Ha scritto il libro per la catena Lillo Spa “Vent’anni di un successo”.

24 COMMENTI
  1. Giuliano

    Oltre a quanto avete scritto ‘Però un giochino così, in una società evoluta come dovrebbe essere la nostra, non può durare a lungo’ aggiungo che nonostante siamo nel 2009 la Coop ancora usufruisce di agevolazioni fiscali; in una societa’ evoluta queste cosa non dovrebbero esistere.

  2. paola

    ma speriamo bene! qui da noi esiste un cartello coop-basko con prezzi fuori mercato!se entra Caprotti, e non vedo perchè in un mercato libero e in democrazia non dovrebbe entrare, finalmente tanti genovesi non si ritrovano costretti ad andare a Ovada, Serravalle ecc per fare una spesa degna!

  3. mario

    in tutta l europa le cooperative(devono vendere piu del 60 % del loro giro d affari ai soci) hanno il 50 % degli utili non tassati e messi a riserva indivisibile un privato puo dismettere la propio attivita e vendere la sua quota al prezzo di mercato un socio coop tale possibilita non esiste ecco perche il legislatore ha comcepito la legge nel modo sopra una cooperativa ha nel suo scopo dio remunewrare il capitale del socio facendolo spendere il meno possibile

  4. Marco

    Mettete insieme COOP, CONAD, UNIPOL, UNICREDIT, sindacati, amministrazioni comunali; tutto ciò significa: gestione del largo consumo, gestione finanziaria, gestione legislativa e fiscale nelle mani di “una” CASTA
    questo è quello che ci offre una società “evoluta”

  5. Pampurio

    Orpo, Marco, che bell’elenchino.
    Ma è l’unico o uno dei tanti?

  6. aldo

    anche perchè unicredit ci sta come il cavolo a merenda, faccio una nota sulle coop, per me molto importanti nel sistema paese.
    Vi faccio questo esempio vostro figlio di 5 anni vi corre incontro e vi salta addosso per abbracciarvi, vostro figlio a 20 anni, vi corre addosso e vi salta addosso per abbracciarvi.
    lo stesso gesto dalla stessa persona, con lo stesso senso.
    ma cambia la taglia, allora se una coop ha dimensioni piccole può e deve godere di certe facilitazioni, oltre una certa misura vi è il rischio che i danni creati da una tale distorsione siano più grandi dei benefici.
    i monopoli che siano di coop o di altri, ed i dati sulla liguria sono a dimostrarlo, fanno sempre male al consumatore, in toscana ed in altre regioni proprio perchè c’è una concorrenza ci sono prezzi più bassi.

  7. Fabio

    In questo articolo non si tiene conto che a Genova è molto forte, oltre a Coop Liguria e Basko, anche una terza insegna che è la Dì per Dì del gruppo Carrefour, che gestisce diverse decine di superettes in quasi tutti i quartieri di Genova (con prezzi molto superiori a quelli di Coop). Comunque noto una certa differenza tra i prezzi di Coop Liguria a Genova e quelli di Unicoop Tirreno a Carrara o Livorno, e partecipando alle Assemblee dei Soci di Unicoop Tirreno viene spesso fuori dai Soci che a sua volta Unicoop Firenze è più economica di Unicoop Tirreno, mi chiedo se almeno per i prezzi dei prodotti a marchio si potrebbe arrivare a prezzi omogenei in tutta Italia e in tutti i canali; anche se questo non riguarda comunque solo Coop ma tutte le catene della GDO, Esselunga compresa, che non applicano gli stessi prezzi in tutta la rete.

  8. mario

    io abito in provincia di firenze quando vado in provincia di livorno o grosseto i prezzi delle coop locali mi sembrano sideralmente distanti da dove faccio spesa io ora forse a livorno dovrebbe aprire un esselunga e vedremo turiddo campaini afferma che la concorrenza ti fa sputare sangue ma ti fa anche piu efficente dove la concorrenza non c e e il socio consumatore che ci rimette e vince la nomenclatura e il parassitismo lo dico dacooperatore convinto

  9. Sergio Savarese

    Questa è una loggia di un potere aggiunto dal nostro governo

    Mangino in tre coop.sogesross. politica.

    Da noi si chiama MAFIA

  10. Aristide

    C’è qualcosa che non mi sfagiola in tutti i commenti di cui sopra, compreso quello di Meneghini. E cioè una sfasatura logica: viene fatto apparire certo ciò che è probabile (Umberto Eco la chiamerebbe “retorica”, sì proprio quelloche usa la pubblicità), nonostante la ricchezza di informazioni che il suo articolo contiene. Il rapporto fra Coop Liguria e Sogegross non può essere provato dal fatto che le promozioni si ripetano vicine: è affermanto, ma non documentato. Potrebbero dipendere anche da altri fattori, dai produttori, da una tattica di confronto dei prezzi ecc. E’ da provare, altrimenti il discorso non porta a nulla. Mi viene in mente l’aforismo adoperato dagli scolastici: “cum hoc sed non propter hoc”, cioè non perché due fenomeni avvengano assieme o vicini, uno è la causa dell’altro. Non perché due anni fa ero in vacanza sul Gargano sono stato io ad appiccare l’incendio.
    Un’altra osservazione. Non mi ha convinto Caprotti a suo tempo e non mi convincono ora quelli che trovano nella minor tasssazione di ogni Coop la grande leva della sua fortuna. La minor tassazione che ogni stato europeo prevede per le coop non è dovuta a un inciucio politico, ma alla scelta politica di alcuni stati (perfino il Regno Sabuado, a suo tempo) nei confronti della cooperazione, che vedono in essa una modalità di aumentare la ricchezza della nazione anche partrendo da chi di capitali da sfruttare e investire ne ha pochi o quasi niente. Se fosse stata la minor tassazione a fare la fortuna delle coop, come mai una ventina di anni lòe coop di consumo fallirono quasi tutte con grande sconquasso? Forse il problema sta altrove: nel disporre di un buon prestito da soci e nel saperlo investire fruttuosamente nel proprio business. Questo non vuol dire che non siano esistiti e non esistano rapporti anche con i politici (tuttge le categorie, Confindustria compresa, li hanno e fanno pressing). Ma nessun politico avrebbe portato avanti più di tanto questi rapporti se non ci fosse stata, tra tanta fuffa, una buona gestione dell’impresa (che seppe, fra l’altro, far uscire fuori dalla crisi degli anni ’70 Coop): una struttura che è gestita male non serve ai politici. Si legga la storia delle singole cooperative Coop per rendersi conto quanti personaggi sputarono sangue e furono perfino cacciati dalla loro cooperativa per aver voluto introdurre un atteggiamento d’imprenditorialità nella gestione della catena e quanti personaggi (alcuni ancora viventi) furono mandati qua e là per tutta l’Italia per verificare i bilanci, per tagliare i rami secchi, per superare una mentalità utopica ma poco producente ecc. Non è questa una lode per Coop (non ho niente a che fare con essa: sono un semplice cittadino consumatore), ma un po’ di logica e approfondimento nei ragionamenti me l’aspetterei, dianime, soprattutto in chi si picca di essere manager. Caprotti, con il suo pamphlet e dichiarazioni, non è riuscito a stroncare la realtà Coop in Italia, ma anzi a stimolarne la reazione. Ciò non sarebbe avvenuto se le società Coop fossero state marce o zoppe e stessero in piedi solo grazie ai rapporti politici. Una struttura che non funziona non serve ai politici. Su questo punto hanno il naso fino e sono pronti a non compromettersi.
    Ritornando a Coop Liguria, chiedoi di nuovo: Nonb è la situazione del mercato ligure a permettere che i prezzi siano più alti di altre regioni? Io, se ho un’impresa distributiva, non rinuncia a fare più guadagni se la realtà e la legalità me lo permette. L’entrata di nuovi competitor è sempre difficile ovunque, soprattutto ora per la distribuzione moderna. E Sogegross dimostra che si può essere un “fior fiore” d’impresa, purché si scelgano le alleanza giuste, come ho fatto con Agorà. E’ possibile impostare il ragionamento di basi più imprenditoriali? Anche non sottovalutando tanti altri fattori esterni?

  11. aldo

    Arisitide, ho letto il tuo ragionamento che da un punto di vista di logica e/o filosofico nel suo significato più alto può anche reggere, in particolare sul posizionamento di due società.
    Ma dall’altro lo studio dei mercati e degli oligopoli, insegnano che quando in un dato mercato la concorrenza diminuisce o non c’è i player tendono ad allineare le loro politiche di prezzo a tutto svantaggio del consumatore/cliente, oltre alla liguria vi sono altre aree del paese dove questo fenomeno è evidente ad esempio il trentino.

    sia che vi sia un accordo palese sui prezzi sia che questo sia solo nei fatti, questo comportamento dovrebbe fare scattare indagini dell’antitrust, con provvedimenti tali da ripristinare un minimo di concorrenza sulla piazza, sennò è molto meglio il monopolio pubblico.
    Mi sembra che la decisione del comune di Genova vada nel senso opposto
    Premesso che a mio avviso è sbagliato attaccare le coop in se, credo che un coop quando supera una certa soglia di fatturato debba soggiacere allo stesso regime di tassazione delle altre imprese che operano sullo stesso mercato.
    Infatti un soggetto che fattura 17 miliardi di € che ha decine di migliaia di dipendenti, è a tutti gli effetti una impresa di capitale, che nel suo statuto può deliberare di non avere utili investendo gli stessi in prezzi più vantaggiosi per i soci, ma che per tutti gli altri aspetti è difficilmente distinguibile da una società di capitali

  12. mario

    e propio in quello che hai scritto aldo la differenza lacooperativa non ha finalita speculative e di far avere un utile in denaro per i soci perche esselunga carrefur invece di remunerare i propi soci con i dividendi non li scontano con la diminuizione dei prezzi cosi la collevita ne guadagnerebbe ma i fatti sono invece molti diversi

  13. Dott. Andrea Meneghini
    Andrea Meneghini

    Aristide ho letto con attenzione il tuo ragionamento e lo rispetto anche se su alcuni punti debbo fare approfondimenti. In primo luogo il sistema cooperativo, è vero, che piaccia o meno produce oggi una parte importante del PIL del Paese, è la terza impresa dopo ENEL e FIAT e quindi non credo si possa nè prescindere da questo sistema nè smantellarlo, perchè si potrebbero causare inimmaginabili ed imprevedibili effetti a catena che potrebbe metterci in crisi più di quanto già siamo. Nulla da eccepire. Però, a suo tempo, scrissi che chi più mi aveva colpito nella vicenda della pubblicazione del famoso libro di Caprotti era stato l’ex presidente della Lega delle Cooperative, Lanfranco Turci, che interpellato da un quotidiano aveva risposto:”…dai responsabili della Coop mi attendo ora una risposta precisa su un punto che valuto importantissimo”. Quando il giornalista gli domandò quale, lui rispose: “Quello sui prezzi dei prodotti, mi aspetto cioè che la Coop dimostri con estrema chiarezza che non è vero che vende a prezzi più alti. In caso contrario sarebbe uno smacco”. Questo è il punto Aristide, la coop dovrebbe girare verso il consumatore almeno una parte del vantaggio competitivo che gli viene concesso dalla Legge. Non mi si dica che esiste il dividendo dei soci, perchè quelli sono gli spiccioli di un business così importante in primo luogo, senza contare che Coop vende a tutti, soci e non soci (altro caso sarebbe se vendesse esclusivamente ai propri soci). Detto ciò, il caso di Coop Liguria e Sogegross non è matematico, è verissimo, anche io lo avevo anticipato nel mio articolo, ma è possibile come tu confermi. Poi, che dietro questa strategia ci sia dell’abilità imprenditoriale non vi sono dubbi, ma attenti, da lì ad arrivare ad un “cartello” il passo è breve, sono d’accordo con Aldo.

  14. aldo

    Mario il fine dell’impresa di capitale è principalmente quello di remunerare il capitale investito dai soci, se non fosse così nessuno investirebbe nelle società. Ma in altre forme d’investimento.
    E questo è a mio avviso un male visto la finanziarizzazione sempre più spinta dell’economia.
    Ci sono poi le onlus, le coop, le società etiche etc, ma pretendere da un cane di miagolare è impossibile e contro natura.

  15. Marco

    abbiamo perso di vista la parte dolente dell’articolo:
    QUI C’E’ DI MEZZO UNA “CASTA”
    amministrazioni comunali che non concedono i permessi…
    ma è ipocrisia o cecità?

  16. mario

    propio perche un cane non puo miagolare che le cooperative in tuuta europa hanno tassazzione differenziata come il pil non spiega la felicita della popolazione di una nazione anche un diverso approccio alla societa moderna puo essere piu creatore di felicita di una societa basata sul capitalismo finanziarizzato

  17. Diego

    Interessante vedere come ci si schieri a favore o contro il mondo cooperativo dimenticandosi comunque del consumatore che ha il diritto di poter scegliere dove fare i propri acquisti anche per convenienza oltre che per qualità e profondità dell’offerta. Altroconsumo ha più volte rilevato i prezzi nelle varie catene facendo emergere chiaramente la grande contraddizione del mondo cooperativo nella distribuzione. Non c’è un legame tra vantaggi fiscali di cui di gode e prezzi applicati. Non capisco perchè quando si parla di Coop si parla di un patrimonio italiano e quando si parla di Esselunga no, sono due giganti completamente italiani, un patrimonio per tutti e il legislatore deve favorirne la concorrenza che va a vantaggio di tutti. Coop dimostri coerenza e abbassi i prezzi dei prodotti a marchio!!! Non dimentichiamoci che richiede alle aziende produttrici gli stessi onerosi contratti di Esselunga, vi posso assicurare che le due società richiedono contributi e premi di fine anno tra i più elevati e assolutamente in linea l’uno con l’altro. Basta ipocrisia se non c’è un vantaggio per il socio venga meno lo status di privilegio!!!

  18. mario

    il prezzo medio dei negozi italiani di esselunga e superiore del 5,2% rispetto ai super e ipercoop di esselunga e di 2,6 delle incoop di unicoop fi nelle sette province toscane dove e presente unicoop fi la differenza fra esselunga e coop e 0,8%a favore di coop la differenza fra esselunga toscana e esselunga lombardia e del 10% quindi dove esselunga ha un competitor con le palle essa si adegua la concorrenza e un bene essssssenziale per il consumatore e per i soci perche igruppi dirigenti sono stimolati e se sbagliano vanno a casa

  19. Candice

    Mario, dei dati bisogna sempre citare la fonte. La tua qual è?
    Il prezzo medio di che?
    Tenendo conto di quale assortimento?

  20. mario

    i calcoli sono fatti sulle rilevazione della ditta francese che la rilevazione su tutti i super e iper d italia su cui le varie aziende della gdo basano i prezzi per la concorrenza fra esse i rilevamenti sono ogni due settimane su 1600 prodotti sono que ragazzi e ragazzi cher si trovano nei negozi gdo con il terminalino che rilevano i prezzi io li incontro nel super dove faccio spesa

  21. Diego

    Caro Mario,
    Altroconsumo dimostra che i prezzi di Coop sono superiori a quelli di Esselunga e lo puoi leggere anche su GDO News, se poi tu, sicuramente socio Coop, voui insistere su funzione sociale e competitività in termini di prezzo a me sta bene. Io sono un cliente girovago non ho un’insegna di riferimento ma seguo le promo spesso però l’Iper, il Bennet, l’Esselunga e l’Auchan hanno prezzi che in Coop trovo raramente. Solo la competizione stimola la concorrenza e l’abbassamento dei prezzi…

  22. mario

    caro diego io parlodi unicoop fi non di coop a livello nazionale

  23. aldo

    Mirco, in italia i rapporti fra coop distribuzione e produttive è per usare un eufemismo poco amichevole, a meno che per ragioni politiche debbano andare d’accordo, ma anche qui vedasi la storia tra conad e coop, le cose poi non funzionano al meglio.
    D’altronde anche all’interno delle coop nazionali il rapporto con la periferia è problematico.
    Siamo il paese dei campanili, con tutti i pregi e gli svantaggi di una tale mentalità

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