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Sviluppo della GDO in Toscana: nuove aperture previste al limite dell’espansione consentita dalle leggi regionali

Quella dei centri commerciali nell’area fiorentina è una partita già chiusa. Ma solo per ora. Gli interventi autorizzati dalla Regione esauriscono quasi del tutto le previsioni, ma la grande distribuzione potrebbe trovare nuovi spazi grazie al dinamismo dei negozi di vicinato e dei piccoli supermercati. Spieghiamo meglio: le strutture della piccola e media distribuzione potrebbero creare nuove opportunità per la realizzazione di grande strutture del commercio nell’area Firenze-Prato-Pistoia. Come la downtown che la famiglia Della Valle vorrebbe costruire nella futura Cittadella Viola: per ora è solo un’idea, ma i proprietari della Fiorentina sembrano considerarla inscindibile dal nuovo stadio. O come il progetto da trentamila metri quadri del gruppo Fingen su Osmannoro 2000, che invece è già previsto nei piani urbanistici del Comune di Sesto. O, ancora, come l’intervento di cinquemila metri quadri contenuto nel piano Castello di Fondiaria-Sai, ora fermo per via dell’inchiesta giudiziaria in corso (e anche per la variante da approvare). Quello che può sembrare un paradosso – i piccoli punti vendita che «favoriscono» la creazione di nuovi centri commerciali – è un semplice calcolo. Bisogna ricordare che la normativa regionale prevede che la grande distribuzione copra al massimo il 18% del totale delle superfici destinate alla vendita commerciale. Questo tetto sta per essere toccato, dopo il via libera dato mercoledì al progetto Coop di Pontignale a Scandicci (19 mila metri quadri d’intervento che vanno quasi ad esaurire lo spazio disponibile per la grande distribuzione nell’area fiorentina, 23 mila metri quadri). O sarebbe meglio dire, spiegano dagli uffici della Regione, che il tetto del 18% sarà raggiunto quando tutte le opere autorizzate – oltre a quello di Scandicci, l’allargamento dell’Outlet di Barberino, dell’Ikea di Sesto, della multisala di Capezzana di Prato e di Massa e Cozzile, Pistoia – saranno effettivamente in funzione. Trattandosi di investimenti importanti, e che a volte stavano aspettando il via libera da anni come la Coop di Pontignale, nulla fa pensare che non andranno in porto o saranno ridimensionati. Quindi consideriamoli come già conclusi: sarebbe la pietra tombale per altre strutture del genere nell’area fiorentina? I vertici di Fingen, la finanziaria del gruppo Fratini, proprietario di Osmannoro 2000, sono convinti di avere le carte in regola. E per Castello c’è la partita incrociata della revisione della convenzione con Ligresti e il collegameento con la Cittadella viola. C’è però un’altra via, rispondono i soliti uffici regionali, che potrebbe passare dallo stato della piccola e media distribuzione. Perché lo spazio per i centri commerciali è calcolato sul totale delle superfici destinate a tutto il commercio. E allora, se tra Firenze e Pistoia nasceranno nuovi negozi di vicinato e su-permercati di quartiere, si riaprirà anche la partita della grande distribuzione. Certo, bisogna considerare la frenata imposta dalla crisi economica e il fatto che sulla piccola- media distribuzione decidono i singoli Comuni, ma l’ipotesi che si inneschi un circolo virtuoso è tra le possibilità da considerare. Nel gennaio 2011 la Regione farà una verifica sull’attuazione dei regolamenti in materia di commercio e in quell’occasione, dicono i tecnici, «vedremo se si sono aperti nuovi margini». A meno che, prima di quella data, non inter-venga la politica. Una novità potrebbe arrivare dai provvedimenti che potrebbero essere presi dalla nuova giunta che si insedierà al governo della Regione dopo la sua elezione, che avverrà nel 2010, che vada nel senso di aumentare la quota destinata alla grande distribuzione sul totale delle superfici commerciali. Un ritocco anche minimo di quel 18% aprirebbe nuovi scenari: basti pensare che l’1-1,5%, la crescita prevista ad esempio dalla Regione fino al 31 dicembre 2010, equivale a circa 100 mila metri quadri e a cinque o sei insediamenti commerciali. Attualmente, sono 203.575 i metri quadri di grande distribuzione di Firenze, Bagno a Ripoli, Calenzano, Campi, Fiesole, Firenze, Lastra, Scandicci, Sesto e Signa. Quelli di media distri-buzione 292.406. Un totale di 495.980 per un territorio dove risiedono 618.117 persone: 0,8 metri quadri a testa. Di sicuro una decisione di riaprire i tetti sulla grande distribuzione non arriverà dall’attuale assessore regionale al commercio, Paolo Cocchi, deciso a tenere il punto sui provvedimenti adottati. «Ventitremila metri quadri nell’area fiorentina, circa 20 mila sulla costa e 19 mila nell’area Arezzo-Siena-Grosseto – dice Cocchi – non mi sembrano pochissimi per la grande distribuzione. Detto questo, fino al 2000 la quota di grande distribuzione era relativamente bassa rispetto ad altre regioni, quindi si autorizzava quasi tutto ciò che veniva richiesto». Ma all’inizio del millennio, spiega l’assessore, la Toscana era in una fase diversa, in cui lo spazio si stava restringendo, e «forse non tutti gli operatori se ne sono accorti». Nemmeno adesso: «C’è chi continua a progettare centri commerciali e stadi, pensando di doversi confrontare solo con i Comuni e i tifosi di calcio – conclude Cocchi – ma non è così. La programmazione commerciale spetta alla Regione ed è a questo Ente che si devono rivolgere se vogliono costruire un grande insediamento».

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