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	<title>Commenti a: Rapporto Industria e Trade: il pensiero del dott. Marrari, direttore Comunicazione e Marketing del Gruppo Sisa Calabria</title>
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	<description>Grande Distribuzione Organizzata Novità Analisi e Dibattiti</description>
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		<title>Di: Raul</title>
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		<dc:creator>Raul</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 May 2010 14:49:12 +0000</pubDate>
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		<description>La risoluzione nr 36 dell&#039;Agenzia delle Entrate, pur non essendo legge, ha cercato di mettere ordine in una &quot; giungla comportamentale&quot; dove nessuno si era mai inoltrato o comunque dove esistono poche altre disposizioni e il più delle volte molto contrastanti tra loro. Lo spirito contenuto nella risoluzione, può essere cosi riassunto: &quot; se noi, agenzia delle entrate, dovessimo effettuare un controllo documentale in ambito contrattuale, intrerpreteremo e agiremo con questa direzione&quot;. A suo tempo si diceva&quot; in mancanza di chiare disposizioni di legge forse conviene operare tenendo conto di quanto stabilito nella disposizione nr 36&quot;. 
Il vero problema è stato ed è tutt&#039;ora che ne il mondo della distribuzuione ne il mondo dell&#039;industria hanno mai pensato seriamente di mettere chiarezza sui nomi e cognomi da assegnare alle singole poste contrattuali o agli extrabudget elargiti in fase di contrattazione periferica. Nel pratico, la vaghezza delle indicazioni, è l&#039;unico indice che viene usato sia da una che dall&#039;altra parte. Il fornitore non vuol far sapere di aver dovuto investire ulteriori risorse su un contratto di centrale che in teoria viene pomposamente definito &quot; mononegoziale&quot;, dall&#039;altra il distributore, pur di portare dentro risorse, accetta qualsiasi descrizione e/o condizione per emettere o ricevere quanto ricevuto dal fornitore. Il problema subentra quando gli amministrativi di entrambe le parti, devono tradurre in documento quanto pattuito in fase negoziale. E qui scaturisce l&#039;eterno dilemma di un commerciale che prevale su una amministrazione che a sua volta dovrebbe dettare le regole per una regolarità fiscale che , credo, importi poco a nessuno. L&#039;importante e fare cassa. Al di la delle buone intenzioni dichiarate da una a dall&#039;altra parte, personalmente penso che passeranno anni prima che possa maturare un linguaggio che accomuni veramente, nei fatti e nelle intenzioni, industria e distribuzione, come anche commerciali con amministrativi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La risoluzione nr 36 dell&#8217;Agenzia delle Entrate, pur non essendo legge, ha cercato di mettere ordine in una &#8221; giungla comportamentale&#8221; dove nessuno si era mai inoltrato o comunque dove esistono poche altre disposizioni e il più delle volte molto contrastanti tra loro. Lo spirito contenuto nella risoluzione, può essere cosi riassunto: &#8221; se noi, agenzia delle entrate, dovessimo effettuare un controllo documentale in ambito contrattuale, intrerpreteremo e agiremo con questa direzione&#8221;. A suo tempo si diceva&#8221; in mancanza di chiare disposizioni di legge forse conviene operare tenendo conto di quanto stabilito nella disposizione nr 36&#8243;.<br />
Il vero problema è stato ed è tutt&#8217;ora che ne il mondo della distribuzuione ne il mondo dell&#8217;industria hanno mai pensato seriamente di mettere chiarezza sui nomi e cognomi da assegnare alle singole poste contrattuali o agli extrabudget elargiti in fase di contrattazione periferica. Nel pratico, la vaghezza delle indicazioni, è l&#8217;unico indice che viene usato sia da una che dall&#8217;altra parte. Il fornitore non vuol far sapere di aver dovuto investire ulteriori risorse su un contratto di centrale che in teoria viene pomposamente definito &#8221; mononegoziale&#8221;, dall&#8217;altra il distributore, pur di portare dentro risorse, accetta qualsiasi descrizione e/o condizione per emettere o ricevere quanto ricevuto dal fornitore. Il problema subentra quando gli amministrativi di entrambe le parti, devono tradurre in documento quanto pattuito in fase negoziale. E qui scaturisce l&#8217;eterno dilemma di un commerciale che prevale su una amministrazione che a sua volta dovrebbe dettare le regole per una regolarità fiscale che , credo, importi poco a nessuno. L&#8217;importante e fare cassa. Al di la delle buone intenzioni dichiarate da una a dall&#8217;altra parte, personalmente penso che passeranno anni prima che possa maturare un linguaggio che accomuni veramente, nei fatti e nelle intenzioni, industria e distribuzione, come anche commerciali con amministrativi.</p>
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		<title>Di: aldo</title>
		<link>http://www.gdonews.it/2009/07/rapporto-industria-e-trade-il-pensiero-del-dott-marrari-direttore-comunicazione-e-marketing-del-gruppo-sisa-calabri.html#comment-3042</link>
		<dc:creator>aldo</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2009 16:52:35 +0000</pubDate>
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		<description>Oggi mi è venuta in mente anche un altro aspetto, il fisco, l&#039;ufficio delle entrate con una sua risoluzione ha messo nero su bianco come devono essere gestiti da un punto di vista fiscale i contratti di somministrazione e quando una prestazionepuò essere liquidata in fattura, con nota di credito o fattura.
So anche che le risoluzioni sono il parere dell&#039;amministrazione e non la legge per cui si può anche fare diversamente e poi trovarsi a discuterne nelle commissioni tributarie, ma il punto vero è che a oggi se la distribuzione e l&#039;industria vogliono mettersi intorno a discutere di nuovi modelli contrattuali e forse il caso che prendano in considerazione cosa vuole anche il nostro stato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi mi è venuta in mente anche un altro aspetto, il fisco, l&#8217;ufficio delle entrate con una sua risoluzione ha messo nero su bianco come devono essere gestiti da un punto di vista fiscale i contratti di somministrazione e quando una prestazionepuò essere liquidata in fattura, con nota di credito o fattura.<br />
So anche che le risoluzioni sono il parere dell&#8217;amministrazione e non la legge per cui si può anche fare diversamente e poi trovarsi a discuterne nelle commissioni tributarie, ma il punto vero è che a oggi se la distribuzione e l&#8217;industria vogliono mettersi intorno a discutere di nuovi modelli contrattuali e forse il caso che prendano in considerazione cosa vuole anche il nostro stato.</p>
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		<title>Di: aldo</title>
		<link>http://www.gdonews.it/2009/07/rapporto-industria-e-trade-il-pensiero-del-dott-marrari-direttore-comunicazione-e-marketing-del-gruppo-sisa-calabri.html#comment-3035</link>
		<dc:creator>aldo</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jul 2009 09:23:41 +0000</pubDate>
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		<description>Una volta, tanti anni fa si partiva dal tradizionale, e per alcuni prodotto (ferrero docet) qualcuno lo continua a fare e poi si andava nella gdo.
Cioè prima si creava una distribuzione numerica, si faceva provare e trovare il prodotto e poi si andava in gdo, con il vantaggio non indifferente di avere dei dati su rotazioni, vendite e poter stimare il vero e accettabile valore del listing.
Poi si è puntato a raggiungere per prima la ponderata per poter fare anche pubblicità prima.
entrambe le strade hanno vantaggi e svantaggi, negli ultimi anni un macinio importante sulla prima strada è stato posto da quello del problema dei pagamenti, il secondo è la fretta sempre maggiore che le aziende hanno di avere risultati immediati, per cui la seconda è diventata la strada meastra.
forse la crisi porterà a rivalutare le cose, resta un problema molto grosso sul canale tradizionale il problema dei pagamenti.
Oggi la DO è in crisi perchè molti affiliati non pagano con regolarità, ed anzì sfruttando partite iva doppie acquistano sui due canali.

Marco ti scrivo in privato</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Una volta, tanti anni fa si partiva dal tradizionale, e per alcuni prodotto (ferrero docet) qualcuno lo continua a fare e poi si andava nella gdo.<br />
Cioè prima si creava una distribuzione numerica, si faceva provare e trovare il prodotto e poi si andava in gdo, con il vantaggio non indifferente di avere dei dati su rotazioni, vendite e poter stimare il vero e accettabile valore del listing.<br />
Poi si è puntato a raggiungere per prima la ponderata per poter fare anche pubblicità prima.<br />
entrambe le strade hanno vantaggi e svantaggi, negli ultimi anni un macinio importante sulla prima strada è stato posto da quello del problema dei pagamenti, il secondo è la fretta sempre maggiore che le aziende hanno di avere risultati immediati, per cui la seconda è diventata la strada meastra.<br />
forse la crisi porterà a rivalutare le cose, resta un problema molto grosso sul canale tradizionale il problema dei pagamenti.<br />
Oggi la DO è in crisi perchè molti affiliati non pagano con regolarità, ed anzì sfruttando partite iva doppie acquistano sui due canali.</p>
<p>Marco ti scrivo in privato</p>
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	<item>
		<title>Di: Marco C.</title>
		<link>http://www.gdonews.it/2009/07/rapporto-industria-e-trade-il-pensiero-del-dott-marrari-direttore-comunicazione-e-marketing-del-gruppo-sisa-calabri.html#comment-3032</link>
		<dc:creator>Marco C.</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2009 11:35:12 +0000</pubDate>
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		<description>Leggendo la risposta del dott. Marrari mi pare positivo notare il fatto che la disponibilità a sedersi un tavolo anche ai piani alti ci sia; allora forse la &quot;coopetition&quot; con l&#039;ottica di stabilire delle partnership nel lungo periodo non rimane confinata nei testi universitari!

Come già avevo detto l&#039;industria di marca dovrebbe continuare a muoversi nella direzione di dover sviluppare comunicazione, innovazione, ecc con gli strumenti che gli sono propri per acquisire massa critica per poter stare sul mercato. Ciò è possibile solo con grandi investimenti - e se n&#039;è ampiamente discusso. Un&#039;altra strada che dovrebbe intraprendere la piccola e media industria potrebbe essere quella della diversificazione e dello sviluppo di canali di distribuzione alternativi (Ho.Re.Ca., Food Service, ecc), soggetti a pressioni minori, ma non per questo meno profittevoli, anzi, forse sarebbe pure possibile spuntare margini migliori. Senza contare che potrebbero essere un valido supporto per costruire una brand image forte e più &quot;preparata&quot; per sbarcare successivamente nella GDO.

Aldo, ho chiesto più volte il tuo indirizzo email ma non mi ha risposto nessuno, ti do io il mio: marco.ciccone[AT]gmail.com. Ovviamente ci vuole la chiocciola al posto dell&#039;[AT].

Un saluto a tutti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Leggendo la risposta del dott. Marrari mi pare positivo notare il fatto che la disponibilità a sedersi un tavolo anche ai piani alti ci sia; allora forse la &#8220;coopetition&#8221; con l&#8217;ottica di stabilire delle partnership nel lungo periodo non rimane confinata nei testi universitari!</p>
<p>Come già avevo detto l&#8217;industria di marca dovrebbe continuare a muoversi nella direzione di dover sviluppare comunicazione, innovazione, ecc con gli strumenti che gli sono propri per acquisire massa critica per poter stare sul mercato. Ciò è possibile solo con grandi investimenti &#8211; e se n&#8217;è ampiamente discusso. Un&#8217;altra strada che dovrebbe intraprendere la piccola e media industria potrebbe essere quella della diversificazione e dello sviluppo di canali di distribuzione alternativi (Ho.Re.Ca., Food Service, ecc), soggetti a pressioni minori, ma non per questo meno profittevoli, anzi, forse sarebbe pure possibile spuntare margini migliori. Senza contare che potrebbero essere un valido supporto per costruire una brand image forte e più &#8220;preparata&#8221; per sbarcare successivamente nella GDO.</p>
<p>Aldo, ho chiesto più volte il tuo indirizzo email ma non mi ha risposto nessuno, ti do io il mio: marco.ciccone[AT]gmail.com. Ovviamente ci vuole la chiocciola al posto dell&#8217;[AT].</p>
<p>Un saluto a tutti.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Diego</title>
		<link>http://www.gdonews.it/2009/07/rapporto-industria-e-trade-il-pensiero-del-dott-marrari-direttore-comunicazione-e-marketing-del-gruppo-sisa-calabri.html#comment-3029</link>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 16:07:50 +0000</pubDate>
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		<description>Una piccola divagazione che riguarda comunque puntualità dei pagamenti e rischio insolvenza, qualcuno sta seguendo la vicenda Italiana alimentare, Italiana Food, Dierre Market ed Europa supermercati? Principale Franchisee delle Standa che usando un eufemismo si può definire in crisi? 
Il gruppo è cresciuto molto negli ultimi anni e aveva concluso due bei colpi acquisendo i supermercati della Tigros in provincia di Varese e poi Agostini Cedis ma poi è esplosa la crisi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Una piccola divagazione che riguarda comunque puntualità dei pagamenti e rischio insolvenza, qualcuno sta seguendo la vicenda Italiana alimentare, Italiana Food, Dierre Market ed Europa supermercati? Principale Franchisee delle Standa che usando un eufemismo si può definire in crisi?<br />
Il gruppo è cresciuto molto negli ultimi anni e aveva concluso due bei colpi acquisendo i supermercati della Tigros in provincia di Varese e poi Agostini Cedis ma poi è esplosa la crisi.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Alessandro Foroni</title>
		<link>http://www.gdonews.it/2009/07/rapporto-industria-e-trade-il-pensiero-del-dott-marrari-direttore-comunicazione-e-marketing-del-gruppo-sisa-calabri.html#comment-3028</link>
		<dc:creator>Alessandro Foroni</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 14:03:06 +0000</pubDate>
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		<description>...corretto</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;corretto</p>
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		<title>Di: aldo</title>
		<link>http://www.gdonews.it/2009/07/rapporto-industria-e-trade-il-pensiero-del-dott-marrari-direttore-comunicazione-e-marketing-del-gruppo-sisa-calabri.html#comment-3023</link>
		<dc:creator>aldo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 16:24:00 +0000</pubDate>
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		<description>mario il link non funziona</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>mario il link non funziona</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: mario</title>
		<link>http://www.gdonews.it/2009/07/rapporto-industria-e-trade-il-pensiero-del-dott-marrari-direttore-comunicazione-e-marketing-del-gruppo-sisa-calabri.html#comment-3021</link>
		<dc:creator>mario</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 20:18:47 +0000</pubDate>
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		<description>&lt;ul&gt;
Consumatore sempre più attento ai risparmi ai risparmi
Indagine Nielsen sugli effetti della crisi sulle spese degli italiani
Gino Pagliuca 

14 Luglio 2009
&lt;a href=&quot;http://www.b2b24.ilsole24ore.com/articoli/0,1254,24_ART_1809_cmsGDOWEEK,00.html?lw=24;7&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;Link&lt;/a&gt;
 
Il quadro non è tragico e forse il peggio è davvero alle spalle; i numeri arrivati oggi sul deficit pubblico e sul calo delle entrate fiscali potrebbero essere i peggiori dell&#039;anno o, al massimo, calare ancora un po&#039; solo nel terzo trimestre per poi riprendere, non fosse altro perché il confronto verrà poi fatto con numeri a loro volta già depressi. Ma i motivi di preoccupazione non sono venuti meno e lo dimostrano,  per passare dal macro al micro, le indagini sul consumatore. Molto interessante il survey rilasciato oggi da Nielsen sul tema “La crisi condiziona veramente il carrello della spesa”? La risposta all&#039;interrogativo è che certamente il condizionamento è ancora in atto e rischia di durare a lungo. 

L&#039;analisi
Il primo dato da segnalare è che il 45% degli italiani ritiene la propria situazione finanziaria peggiorata nell&#039;ultimo anno. Il dato smentisce le analisi un po&#039; semplicistiche effettuate da alcuni istituti di ricerca dopo il crollo delle Borse; secondo queste previsioni il problema avrebbe toccato solo la piccola minoranza di famiglie che investono in azioni. Il problema è che i rendimenti obbligazionari sono scesi ai minimi ed è impossibile convincere un investitore comune di fronte a interessi annui dell&#039;1% che il suo capitale si sta difendendo dall&#039;inflazione. 
Il sentiment sulla durata ulteriore della crisi è poi molto pessimistico: solo il 15% dei consumatori ritiene che gli effetti negativi si esauriranno entro un anno; per il 50% serviranno ancora tra un anno e due e per il 35% occorreranno addirittura altri 24 mesi almeno. 
Tutto questo comporta scelte sostanziali di risparmio: il 61% degli italiani ha tagliato le spese per i regali, il 57% ha ridotto lo shopping per abbigliamento, il 44% ha cambiato la composizione del carrello della spesa. Il dato più sorprendente è però un altro: la voce su cui gli italiani hanno dichiarato di aver meno ridotto le spese (solo il 12%) sono le sigarette. Un dato che collima con i recenti allarmi sulla ripresa del vizio del fumo.
&lt;/ul&gt;


 ... il germe del risparmio e dell eliminazione del superfluo rimmarra anche nel futuro perche come negli anni 50 l italiano ha patito la fame e negli anni70 2007 no ha badato a soese gli ultimi 12 mesi lasceranno nei consumatoriun ricordo che gli spingera a ponderare i loro acquisti secondo certi specialisti dele aziende e gdo sembrano come certi economisti dopo il default della lemhan brothers che non si capitavano di quello che era successo perche voleva dire abbandonare le prebende a cui erno abituati negli anni felici fino all inizio 2008 secondo me le aziende e lagdo devono aprire gli occhi e capireil futuro no guardare indietro mperche quel mondo passato e finito</description>
		<content:encoded><![CDATA[<ul>
Consumatore sempre più attento ai risparmi ai risparmi<br />
Indagine Nielsen sugli effetti della crisi sulle spese degli italiani<br />
Gino Pagliuca </p>
<p>14 Luglio 2009<br />
<a href="http://www.b2b24.ilsole24ore.com/articoli/0,1254,24_ART_1809_cmsGDOWEEK,00.html?lw=24;7" rel="nofollow">Link</a></p>
<p>Il quadro non è tragico e forse il peggio è davvero alle spalle; i numeri arrivati oggi sul deficit pubblico e sul calo delle entrate fiscali potrebbero essere i peggiori dell&#8217;anno o, al massimo, calare ancora un po&#8217; solo nel terzo trimestre per poi riprendere, non fosse altro perché il confronto verrà poi fatto con numeri a loro volta già depressi. Ma i motivi di preoccupazione non sono venuti meno e lo dimostrano,  per passare dal macro al micro, le indagini sul consumatore. Molto interessante il survey rilasciato oggi da Nielsen sul tema “La crisi condiziona veramente il carrello della spesa”? La risposta all&#8217;interrogativo è che certamente il condizionamento è ancora in atto e rischia di durare a lungo. </p>
<p>L&#8217;analisi<br />
Il primo dato da segnalare è che il 45% degli italiani ritiene la propria situazione finanziaria peggiorata nell&#8217;ultimo anno. Il dato smentisce le analisi un po&#8217; semplicistiche effettuate da alcuni istituti di ricerca dopo il crollo delle Borse; secondo queste previsioni il problema avrebbe toccato solo la piccola minoranza di famiglie che investono in azioni. Il problema è che i rendimenti obbligazionari sono scesi ai minimi ed è impossibile convincere un investitore comune di fronte a interessi annui dell&#8217;1% che il suo capitale si sta difendendo dall&#8217;inflazione.<br />
Il sentiment sulla durata ulteriore della crisi è poi molto pessimistico: solo il 15% dei consumatori ritiene che gli effetti negativi si esauriranno entro un anno; per il 50% serviranno ancora tra un anno e due e per il 35% occorreranno addirittura altri 24 mesi almeno.<br />
Tutto questo comporta scelte sostanziali di risparmio: il 61% degli italiani ha tagliato le spese per i regali, il 57% ha ridotto lo shopping per abbigliamento, il 44% ha cambiato la composizione del carrello della spesa. Il dato più sorprendente è però un altro: la voce su cui gli italiani hanno dichiarato di aver meno ridotto le spese (solo il 12%) sono le sigarette. Un dato che collima con i recenti allarmi sulla ripresa del vizio del fumo.
</ul>
<p> &#8230; il germe del risparmio e dell eliminazione del superfluo rimmarra anche nel futuro perche come negli anni 50 l italiano ha patito la fame e negli anni70 2007 no ha badato a soese gli ultimi 12 mesi lasceranno nei consumatoriun ricordo che gli spingera a ponderare i loro acquisti secondo certi specialisti dele aziende e gdo sembrano come certi economisti dopo il default della lemhan brothers che non si capitavano di quello che era successo perche voleva dire abbandonare le prebende a cui erno abituati negli anni felici fino all inizio 2008 secondo me le aziende e lagdo devono aprire gli occhi e capireil futuro no guardare indietro mperche quel mondo passato e finito</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: aldo</title>
		<link>http://www.gdonews.it/2009/07/rapporto-industria-e-trade-il-pensiero-del-dott-marrari-direttore-comunicazione-e-marketing-del-gruppo-sisa-calabri.html#comment-3016</link>
		<dc:creator>aldo</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 09:03:12 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.gdonews.it/?p=1108#comment-3016</guid>
		<description>La parte più interessante del dr. Marrari è la disponibilitàa a dialogare con l&#039;industria, sugli altri punti ho già espresso le mie idee e non vorrei essere ripetitivo ma l&#039;analisi su ciò che deve fare la IDM e la piccola e media è la mia.
Ma questa può essere una strategia di successo solo se il trade si apre effettivamente all&#039;innovazione, iniziando a considerare quei parametri che anche il dr. Massu aveva indicato e non solo il listing e i contributi fuori fattura.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La parte più interessante del dr. Marrari è la disponibilitàa a dialogare con l&#8217;industria, sugli altri punti ho già espresso le mie idee e non vorrei essere ripetitivo ma l&#8217;analisi su ciò che deve fare la IDM e la piccola e media è la mia.<br />
Ma questa può essere una strategia di successo solo se il trade si apre effettivamente all&#8217;innovazione, iniziando a considerare quei parametri che anche il dr. Massu aveva indicato e non solo il listing e i contributi fuori fattura.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Diego</title>
		<link>http://www.gdonews.it/2009/07/rapporto-industria-e-trade-il-pensiero-del-dott-marrari-direttore-comunicazione-e-marketing-del-gruppo-sisa-calabri.html#comment-3014</link>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 07:02:49 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.gdonews.it/?p=1108#comment-3014</guid>
		<description>Dopo il dibattito emerso dall&#039;intervista al dott. Masu, è con piacere che si leggono le parole piene di buon senso del dott. Marrari. 
Riporto ancora una volta la mia esperienza professionale di commerciale nell&#039;industria dei salumi che si sta orientando con difficoltà nel nuovo contesto del mercato, le PL da un lato erodono quote di mercato, i contratti dall&#039;altro erodono i margini. L&#039;investimento in comunicazione dà risultati di difficile interpretazione mentre creare delle nicchie di mercato sembra dare ottimi frutti come dimostrano i risultati delle vendite di prodotti artigianali o attenti ai valori nutrizionali (ex prodotti &quot;light&quot;) o etici (ex confezioni bio).  
Spero vivamente che i contratti spostino sempre più i contributi da un fuori fattura a uno sconto in fattura poichè più facilmente gestibili, la gestione di sconti e contratti fuori fattura è spesso onerosa in termini di tempo e soggetti impiegati nel controllo del rispetto del contratto stesso.
Il problema dei pagamenti è un problema concorrenziale all&#039;interno del mondo distributivo poichè i termini di pagamento sono, per il comparto food, già determinati ai sensi della legge.
Spero che questi dibattiti sfocino in un tavolo comune di riflessione tra industria di marca e la distribuzione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il dibattito emerso dall&#8217;intervista al dott. Masu, è con piacere che si leggono le parole piene di buon senso del dott. Marrari.<br />
Riporto ancora una volta la mia esperienza professionale di commerciale nell&#8217;industria dei salumi che si sta orientando con difficoltà nel nuovo contesto del mercato, le PL da un lato erodono quote di mercato, i contratti dall&#8217;altro erodono i margini. L&#8217;investimento in comunicazione dà risultati di difficile interpretazione mentre creare delle nicchie di mercato sembra dare ottimi frutti come dimostrano i risultati delle vendite di prodotti artigianali o attenti ai valori nutrizionali (ex prodotti &#8220;light&#8221;) o etici (ex confezioni bio).<br />
Spero vivamente che i contratti spostino sempre più i contributi da un fuori fattura a uno sconto in fattura poichè più facilmente gestibili, la gestione di sconti e contratti fuori fattura è spesso onerosa in termini di tempo e soggetti impiegati nel controllo del rispetto del contratto stesso.<br />
Il problema dei pagamenti è un problema concorrenziale all&#8217;interno del mondo distributivo poichè i termini di pagamento sono, per il comparto food, già determinati ai sensi della legge.<br />
Spero che questi dibattiti sfocino in un tavolo comune di riflessione tra industria di marca e la distribuzione.</p>
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