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Private Label Vs Industria di Marca: le creme solari sono un terreno difficile per la PL

Le Private Label trovano talvolta un terreno di scontro anche su prodotti estremamente stagionali e di altissima rotazione, ciò comporta che nel breve periodo di permanenza sui lay out trovano come insidia anche le pressioni promozionali dei Brand. Le creme solari ed in generale tutta l’offerta che era rivolta alla protezione del corpo, sono sempre stati considerati prodotti dove l’affidamento al Brand era sinonimo di sicurezza. In verità, con l’evoluzione delle attitudini d’acquisto, anche terreni più “delicati” per prodotti unbranded o a marchio d’insegna sono diventati interessanti ambiti di business. E bisogna dire che il consumatore nell’affidarsi a questi prodotti, in realtà, non rischia molto. Infatti Altroconsumo, da noi spesso presa come riferimento per le valutazioni del prodotto intrinseco, e sempre dalla parte esclusiva del consumatore, ha analizzato con test specifici la bontà delle caratteristiche di un pacchetto di prodotti di protezione solari più conosciuti, ed anche qui ne sono uscite di sorprese.

In primo luogo una precisazione tecnica, la protezione dei prodotti solari è essenzialmente rivolta a due obbiettivi: da un lato proteggere la pelle dalle scottature del sole, quindi dalla sofferenza fisica immediata provocata dai raggi solari. Dall’altro proteggere dalle malattie della pelle, soprattutto quelle cancerogene, oltre all’invecchiamento della pelle. I raggi solari pericolosi, filtrati dalla atmosfera terrestre, sono i raggi Uv-A e UV-B. I primi, che penetrano molto più in profondità nella pelle, sono i principali artefici dell’invecchiamento della pelle anche se meno dannosi a livello di scottature, i secondi sono invece quelli che scottano e pericolosi per i melanomi. Recenti studi hanno dimostrato che i filtri (creme) solari proteggono bene contro i raggi UV-B, ma poco contro i raggi UV-A, i maggiori responsabili dell’invecchiamento solare. Altroconsumo ha fatto il suo test ed ha spiegato che il miglior acquisto è la crema solare della Garnier Ambre Solaire. I principali Brand, conosciuti come leader nel settore, sono in effetti considerati da Altroconsumo i più affidabili per la protezione, ma la Crema Coop è giudicato dalla rivista come il miglior acquisto. Certo, nella protezione dai raggi Uv-B non raggiungono le prestazioni della Garnier, Biotherm, L’Oreal e Lancome , ma è preferito a “istituzioni” del settore come Clinians, Piz Buin e Lancaster e Collistar. La crema solare della Lidl CIEN SUN, in assoluto la meno costosa, non raggiunge in effetti gli standard qualitativi per garantire la giusta protezione. Nemmeno la crema Auchan, secondo Altroconsumo, raggiunge standard di protezione sufficienti. Inoltre il test verifica la qualità della foto stabilità, cioè con la capacità del prodotto di non alterarsi al cambiamento della luce e del calore. Successivamente il test verifica la resistenza all’acqua dove il prodotto a marchio Auchan , qui sì, si comporta in maniera eccellente. Relativamente alla qualità dell’utilizzo il test verifica, poi, la capacità di idratazione, ovvero il potere idratante a distanza di 2,4 e 6 ore dall’applicazione. Infine viene giudicata la perdita di prodotto, ovvero in mancato utilizzo del prodotto che giunto al fondo non riesce ad essere utilizzato, provocando una perdita anche economica: è curioso sapere che mediamente circa l’11% del prodotto non viene utilizzato perché difficile estrarre, laddove i virtuosi perdono comunque il 5-7%. Eclatante il caso del prodotto Collistar che perde circa il 21% di prodotto, pari a circa 5 euro di costo.

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Dott. Andrea Meneghini

Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare.E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei format discount e supermercati in Italia ed in Europa. Opera come manager per alcuni gruppi alimentari sullo sviluppo all’estero, soprattutto nord Europa e Medio Oriente. Ha scritto il libro per la catena Lillo Spa “Vent’anni di un successo”.

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