GDONews ha ricevuto con grande piacere questa lettera del dott. Roberto Masu, ex direttore commerciale di Conad Nazionale, poi fondatore di TMS – Trade Marketing Studio, società che si occupa di formazione per aziende industriali e della Grande Distribuzione Organizzata. Pubblichiamo interamente il suo intervento, sperando che il dibattito si alimenti di nuovi pensieri altrettanto eccellenti che noi saremo felici di pubblicare.

Egregio Direttore buongiorno,
sono Roberto Masu, e mi occupo di formazione e consulenza nel mercato della GDO da oltre 12 anni. La negoziazione tra industria e grande distribuzione è sempre stata una delle mie più grandi passioni professionali ritenendola una delle attività più difficili e importanti di un sistema economico evoluto. L’ho praticata direttamente per circa trent’anni e ora tento, modestamente, di trasmetterne metodi e comportamenti virtuosi in corsi di formazione e attività di consulenza.
Non è mia abitudine intervenire in dibattiti, scrivere articoli, inviare lettere a redazioni di testate anche autorevoli come la sua, ma oggi voglio fare uno strappo alla regola (forse sto invecchiando!) perché sia l’autore dell’intervista che l’intervistato sono persone del mondo distributivo che conosco e stimo, ed il cui contributo intellettuale ha certamente contribuito a migliorare questa disciplina.
Ho colto questa domanda e questa risposta:

Come se ne esce?

Semplicemente rispettando gli impegni presi. E questo deve avvenire subito.

La risposta di Bordoni (GDONews scorso numero ndr.) è fatta di poche parole, semplici, e attuabili subito senza leggi e regolamenti (o almeno bastano quelli che ci sono), ma in un contesto di “gente per bene”, che si stima reciprocamente e che è ormai consapevole che non esiste Distribuzione eccellente senza Produttori capaci di produrre beni altrettanto eccellenti. Questo concetto banale, ma efficace, non è (purtroppo) molto diffuso e bisognerebbe tentare di farlo accettare a tutti: voglio dare il mio piccolo contributo in questo senso.

In generale bisognerebbe che:

1) L’Industria di Marca accettasse (prendesse atto) che:

a) Il trade moderno ha ormai un forte potere negoziale e intende servirsene per ottenere maggiori risorse economiche che l’Industria di Marca dovrà ricercare migliorando l’efficienza e sopratutto riducendo i costi di marketing. Ma mai aumentando i listini!
b) Gli “investimenti a pioggia” (tutti i distributori sono uguali) non sono, e sempre di più non saranno possibili, bisognerà quindi fare investimenti selettivi su alcune Insegne e su altre no (dire sempre di si non è più possibile).
c) Gli aumenti contrattuali non dovranno più tendere esclusivamente a obbiettivi di contenimento (spendiamo il meno possibile!) ma soprattutto a obiettivi qualitativi orientati al sell-out (investiamo il giusto per vendere di più).

2) I distributori accettassero che :

a) Per ottenere maggiori risorse si deve “vendere” all’Industria una rete moderna ed efficiente (in Italia ahimè non ne esiste molta) da misurare non solo in base al fatturato o la quota di mercato (spesso ottenuta con sommatorie a dir poco forzate), ma attraverso parametri nuovi come le vendite a metro quadro, il numero di scontrini giornalieri, la qualità della propria clientela (rilevabile delle carte fedeltà) , etc.
b) Per ottenere maggiori vantaggi deve “vendere” al Fornitore la “quota” all’interno della category più che i volumi o i trend. Sono le “scelte” assortimentali che devono spostare quote significative, non è infatti più possibile prendere soldi da tutti con prestazioni banali e addirittura per non-prestazioni. Spesso leggendo contratti mi imbatto in amenità del tipo “premio sviluppo category” oppure “premio sviluppo assortimenti”, ma anche “contributo mkt”, etc: sono tutte prestazioni di fatto incondizionate in quanto non misurabili, per ottenere maggiori risorse deve “vendere” prestazioni promozionali e di merchandising performanti al sell out, e controllabili nell’esecuzione.

In merito poi ai tre argomenti specifici da lei citati per i quali sollecita un dibattito, le posso segnalare il mio pensiero.

I termini di pagamento

E’ vergognoso che pattuiti dei termini uno dei contraenti non li rispetti se non in conseguenza di disservizi tempestivamente segnalati (merce non conforme, ritardi etc). Ci sono Aziende della Distribuzione Eccellenti che pagano puntualmente (ottenendo anche sconti considerevoli) che valutano la “tolleranza” di certa Industria come un’indebita ingerenza nella competizione orizzontale di Insegne. Hanno sacrosanta ragione!
Ci sono Aziende eccellenti dell’Industria di Marca che dopo un breve periodo di “cortesia” interrompono le forniture. Fanno bene!
Chi non ha sufficienti risorse economiche e finanziarie per far bene il suo mestiere (Distributore) ne faccia un altro. Chi non ha il coraggio di bloccare le forniture (Industria) vuol dire che vende prodotti “non essenziali” e “sostituibili” e anche lui non fa bene il suo mestiere.

I premi fuori fattura

Ci sono premi e premi. Da che mondo e mondo l’industria ha sempre “incentivato” il commerciante per influenzare le vendite dei suoi prodotti e sviluppare la sua quota nella categoria. Sopprimerli sarebbe sbagliato appiattendo le possibili prestazioni e non remunerando i clienti migliori.

Il trasferimento dei premi fuori fattura in fattura

Non è vero che i distributori sono cosi stupidi da preferire premi differiti nel tempo rispetto a sconti immediati (solo alcune aziende della D.O. hanno ancora bisogno di questa fonte per alimentare sistemi premianti verso i propri soci di vario tipo) ma i fornitori non devono fare i “furbetti”. Trasferendo premi fuori fattura direttamente in fattura si abbassa il “monte fatturato” sul quale si calcolano tutti i premi compresi quelli “prestazionali”. Questa “perdita” va ovviamente recuperata senza porre condizioni. La ringrazio dell’attenzione dimostratami nel leggere queste mie note: mi piacerebbe conoscere se sono condivise o meno dal questo mondo meraviglioso di “addetti ai lavori” che mi affascina da quarant’anni.

Dott. Roberto Masu


Autore Autore:
Dott. Andrea Meneghini