Le tematiche portate a galla nell’intervista di Mark up sono attuali da almeno 15 anni. I premi fuori fattura, ovvero i famosi Premi Fine Anno, sono richieste che il Trade da sempre pone su tavolo della contrattazione ad ogni rinnovo contrattuale. Non è l’attuale crisi dei consumi che porta l’accento sul tema, da sempre si discute sull’opportunità o meno, dell’efficacia o meno ad elargire un contributo di fine anno sempre crescente. Semmai la crisi dovrebbe mettere in dubbio questo criterio, dovrebbe bloccarlo. Il premio di fine anno è spesso un contributo che dai 3-5 punti può arrivare a 50 punti su alcune categorie del comparto non alimentare (una assurdità). Premesso che l’unico attore che ci rimette è il consumatore perché vede applicare un prezzo al pubblico il cui margine è riferito ad un listino che non considera lo sconto di fine anno, bisogna poi distinguere di quale format si sta parlando: nel discount, proprio per il motivo appena accennato, non ha senso parlare di premi di fine anno, se non in forma simbolica. Il discounter deve scaricare in fattura tutti gli sconti, deve essere molto competitivo sul prezzo al pubblico e non ammette serbatoi di fine anno. Sarebbe assurdo identificare un discounter che viva di importanti premi fuori fattura. I canali Supermercati ed Ipermercati, invece, hanno premi di notevole rilievo ed infatti la poca competitività, nei confronti del discount, imputabile anche a questo concetto. Esselunga, in passato, non pretendeva sconti fuori fattura di rilievo, sino a quando non approdò alla Supercentrale Esd. Qui si rese conto che i premi di fine anno che provenivano dalle altre centrali associate erano spesso più rilevanti rispetto ai propri in fattura e guadagnò competitività nell’appartenere alla Supercentrale. Ma accettare le logiche di Esd voleva dire non poter essere competitivi sui prezzi nel tempo, avendo garantito premi fuori fattura di rilievo, a discapito dei prezzi di listino. Fu anche questa una delle ragioni dell’uscita del Gruppo dalla Supercentrale. Questa citazione non è casuale e vuole aprire un tema: quale deve essere la funzione della Supercentrale in un periodo dove la competitività va ricercata solo sul prezzo? Stereotipare diverse strategie commerciali è molto difficile, e quando il vento di crisi si fa rilevante, come si può concepire un attività di raccolta premi propria della Supercentrale? Inoltre viene da domandarsi: chi trae più vantaggio dalla devoluzione dei premi di fine anno? Siamo sicuri che tutte le aziende hanno un beneficio nel girare in fattura i premi fuori fattura? Io credo di no, ho perfetta conoscenza di aziende che trattenendo denaro che appartiene ad altri, sfrutta, come se fosse una banca, proventi che non le appartengono. Inoltre la richiesta dei premi fuori fattura, ma anche in fattura, sono una buona ragione per aumentare i listini, in assenza di incrementi importanti della materia prima. E se il Trade, un determinato anno, si domandasse se è meglio non fare richieste e non aumentare i listini? Accetterebbe l’Impresa? Non è così facile cambiare un sistema; perché di sistema si tratta, cioè di una serie di comportamenti e strategie su cui oggi si basa tutto il mercato della distribuzione e dell’industria che ruota attorno ad essa per fare investimenti e sviluppo. Non solo: i prezzi al pubblico spesso e volentieri vengono imposti proprio dall’industria, il trasferimento dei premi in fattura porterebbe ad un inevitabile abbassamento delle politiche di pricing; siamo sicuri che le industrie produttrici di prodotti branded accetterebbero queste discrezionalità ad opera del Retail? Detto questo non c’è dubbio che la Grande Distribuzione grazie ai premi fine anno dell’industria costruisce il suo sviluppo, e questo ha pochissimo senso, soprattutto in termini strategici, in un periodo così delicato.

Bordoni, nella sua intervista, ha anche analizzato un altro tema attualissimo: quello dei ritardi dei pagamenti. Non vorrei essere ripetitivo, ma da almeno 15 anni sento parlare di comportamento scorretto da parte del Retail nell’allungare i pagamenti, e sempre ci si è lamentati (ed adeguati). Cosa è cambiato? Che la situazione è peggiorata? Un poco si, senza dubbio, nella sostanza ci si trova di fronte ad una prepotenza superiore dei francesi, ad alcuni rischi di catene in odore di fallimento, soprattutto a sud, ma la maggior parte della distribuzione non ha modificato sostanzialmente i suoi atteggiamenti. Allora, ripeto, cosa è cambiato? L’atteggiamento delle banche; infatti, adesso, la tolleranza degli istituti bancari relativamente allo sconto delle fatture dell’industria emesse alla distribuzione si fa rarefatta laddove il trade allunga i pagamenti rispetto agli accordi contrattuali, e questo spesso mette in difficoltà la piccola e media industria. Questo è il vero cambiamento rispetto al passato. Bisognerebbe quindi pensare che proprio in virtù di tale situazione il trade decidesse di assumere atteggiamenti più responsabili a vantaggio dell’industria, soprattutto a vantaggio della piccola e media industria (magari mettendo uno sconto per la puntualità). Invece il Retail, che ripeto, sempre si è approfittato della situazione, adesso prosegue nel suo atteggiamento e talvolta non considera i deboli bilanci delle piccole aziende sempre molto disponibili dall’altra parte del tavolo. Ma se si parla dell’equilibrio tra Multinazionali e Grande Distribuzione, e del loro rapporto, non credo proprio che l’atteggiamento delle banche sia differente rispetto al passato. Bordoni lancia il sasso nello stagno, ma lo stagno è già pieno nel suo fondale.


Autore Autore:
Dott. Andrea Meneghini