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	<title>Commenti a: la DO alle prese con la PL: la Convention del Gruppo Selex</title>
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	<description>Grande Distribuzione Organizzata Novità Analisi e Dibattiti</description>
	<lastBuildDate>Fri, 10 Feb 2012 10:01:00 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Di: aldo</title>
		<link>http://www.gdonews.it/2009/06/la-do-alle-prese-con-la-pl-la-convention-del-gruppo-selex.html#comment-2858</link>
		<dc:creator>aldo</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2009 19:06:54 +0000</pubDate>
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		<description>Marco ti posso raccontare che non solo la do ha problemi di standardizzazione dei sistemi informativi etc, ma anche la Gd con esclusione indovinate di chi?. esselunga, bennet
questo è figlio in parte delle acquisizioni di aziende diverse negli anni, vedi le francesi, in parte per cultura, ed altre come le coop perchè ognuno è partito per conto suo e dopo si è pensati a unirsi, ancora poco tempo fa in coop avevano un sistema per ogni grande coop + uno nazionale, così il category o buyer di distretto per monitorare le vendite vendite doveva chiamare i colleghi a livello locale.
una risposta a tutto questo potrebbe venire dall&#039;industria che in molti casi ha una conoscenza dei pv e delle logiche della categoria, ma l&#039;approcio della distribuzione è quello di pretendere e non di cooperare per cui anche l&#039;industria si guarda bene di condividere informazioni per non trovarsi in difficoltà quando deve negoziare.
Insomma la somma delle miopie butta via una win win situation in cui i vantaggi sarebbero per tutti distribuzione, industria e non ultimo consumatore.
Il lato più incredibile è quello dei distributori stranieri che nei loro paesi hanno questo approccio ma che in Italia hanno saputo ben adattarsi all&#039;andazzo locale.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Marco ti posso raccontare che non solo la do ha problemi di standardizzazione dei sistemi informativi etc, ma anche la Gd con esclusione indovinate di chi?. esselunga, bennet<br />
questo è figlio in parte delle acquisizioni di aziende diverse negli anni, vedi le francesi, in parte per cultura, ed altre come le coop perchè ognuno è partito per conto suo e dopo si è pensati a unirsi, ancora poco tempo fa in coop avevano un sistema per ogni grande coop + uno nazionale, così il category o buyer di distretto per monitorare le vendite vendite doveva chiamare i colleghi a livello locale.<br />
una risposta a tutto questo potrebbe venire dall&#8217;industria che in molti casi ha una conoscenza dei pv e delle logiche della categoria, ma l&#8217;approcio della distribuzione è quello di pretendere e non di cooperare per cui anche l&#8217;industria si guarda bene di condividere informazioni per non trovarsi in difficoltà quando deve negoziare.<br />
Insomma la somma delle miopie butta via una win win situation in cui i vantaggi sarebbero per tutti distribuzione, industria e non ultimo consumatore.<br />
Il lato più incredibile è quello dei distributori stranieri che nei loro paesi hanno questo approccio ma che in Italia hanno saputo ben adattarsi all&#8217;andazzo locale.</p>
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		<title>Di: Andrea Meneghini</title>
		<link>http://www.gdonews.it/2009/06/la-do-alle-prese-con-la-pl-la-convention-del-gruppo-selex.html#comment-2852</link>
		<dc:creator>Andrea Meneghini</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2009 18:02:20 +0000</pubDate>
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		<description>Salve Marco,
ho letto con interesse il suo intervento e concordo con Lei relativamente all&#039;associazionismo ed i suoi limiti. Tuttavia la standardizzazione delle culture aziendali e dei sistemi informativi sono da un lato un obbiettivo da raggiungere, dall&#039;altro, nell&#039;attualità, una pia illusione. E&#039; vero, infine, il suo giudizio sull&#039;erosione dei margini e sul suo spostamento, io nel mio articolo dovevo dare una doppia ipotesi, una imputabile all&#039;industria ed una alla distribuzione, ma avevo preferito rimanere lontano dall&#039;espressione della mia opinione personale..sino a quando non sono stato sollecitato.
Un caro saluto</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Salve Marco,<br />
ho letto con interesse il suo intervento e concordo con Lei relativamente all&#8217;associazionismo ed i suoi limiti. Tuttavia la standardizzazione delle culture aziendali e dei sistemi informativi sono da un lato un obbiettivo da raggiungere, dall&#8217;altro, nell&#8217;attualità, una pia illusione. E&#8217; vero, infine, il suo giudizio sull&#8217;erosione dei margini e sul suo spostamento, io nel mio articolo dovevo dare una doppia ipotesi, una imputabile all&#8217;industria ed una alla distribuzione, ma avevo preferito rimanere lontano dall&#8217;espressione della mia opinione personale..sino a quando non sono stato sollecitato.<br />
Un caro saluto</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Marco</title>
		<link>http://www.gdonews.it/2009/06/la-do-alle-prese-con-la-pl-la-convention-del-gruppo-selex.html#comment-2812</link>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2009 22:12:26 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.gdonews.it/?p=922#comment-2812</guid>
		<description>Premetto una cosa: le mie considerazioni sono ancora da studente, ma tutto ciò che sta dietro ai rapporti fra industria e distribuzione mi ha sempre affascinato e spero un giorno di poterci lavorare.

Non conosco ovviamente la realtà organizzativa di Selex, ma posso immaginare dove sia il problema: la frammentazione porta in seno dei problemi che alla fine della catena si riversano sui risultati operativi; è una banalità, ma ciò vale e per la distribuzione e per l&#039;industria (parlando - in questo caso - di industria in senso aggregato). L&#039;associazionismo visto come soluzione di tutti i problemi sta evidentemente mostrando tutti i suoi lati più deboli... e se da una parte può essere una soluzione accettabile per certe industrie (che magari hanno una produzione frammentata di beni scarsamente differenziabili, mi viene in mente ora, ad esempio, il consorzio Melinda), per realtà più complesse dove la coordinazione e le politiche time-based impattano direttamente sulle performance aziendali è una soluzione che sta mostrando i suoi limiti strutturali. Caro Dott. Meneghini, il problema forse non è solo nei buyer, ma è nella struttura in sè (ripeto, però: non conosco la realtà organizzativa e parlo in base alle mie conoscenze teoriche) e forse la standardizzazione non dovrebbe essere applicata solo alla gestione della marca insegna e alle relative politiche commerciali, ma anche a procedure, sistemi informativi e - cosa che forse potrebbe rivelarsi più difficile fra tutte - standardizzazione delle culture aziendali.

Su una cosa, però, non mi trova d&#039;accordo: l&#039;ingordigia di profitti dell&#039;industria; Fra industria e distribuzione il conflitto ha come oggetto del contendere il profitto, per entrambi. E&#039; noto che lo squilibrio delle forze pende a favore della distribuzione (intendo la distribuzione in generale, non parlo di GD o DO) e il risultato di ciò è stata una costante erosione dei margini dei produttori a favore dei distributori. E&#039; come un lupo affamato che accusa un altro lupo di essere troppo affamato, non le pare?

Saluti.




MC</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Premetto una cosa: le mie considerazioni sono ancora da studente, ma tutto ciò che sta dietro ai rapporti fra industria e distribuzione mi ha sempre affascinato e spero un giorno di poterci lavorare.</p>
<p>Non conosco ovviamente la realtà organizzativa di Selex, ma posso immaginare dove sia il problema: la frammentazione porta in seno dei problemi che alla fine della catena si riversano sui risultati operativi; è una banalità, ma ciò vale e per la distribuzione e per l&#8217;industria (parlando &#8211; in questo caso &#8211; di industria in senso aggregato). L&#8217;associazionismo visto come soluzione di tutti i problemi sta evidentemente mostrando tutti i suoi lati più deboli&#8230; e se da una parte può essere una soluzione accettabile per certe industrie (che magari hanno una produzione frammentata di beni scarsamente differenziabili, mi viene in mente ora, ad esempio, il consorzio Melinda), per realtà più complesse dove la coordinazione e le politiche time-based impattano direttamente sulle performance aziendali è una soluzione che sta mostrando i suoi limiti strutturali. Caro Dott. Meneghini, il problema forse non è solo nei buyer, ma è nella struttura in sè (ripeto, però: non conosco la realtà organizzativa e parlo in base alle mie conoscenze teoriche) e forse la standardizzazione non dovrebbe essere applicata solo alla gestione della marca insegna e alle relative politiche commerciali, ma anche a procedure, sistemi informativi e &#8211; cosa che forse potrebbe rivelarsi più difficile fra tutte &#8211; standardizzazione delle culture aziendali.</p>
<p>Su una cosa, però, non mi trova d&#8217;accordo: l&#8217;ingordigia di profitti dell&#8217;industria; Fra industria e distribuzione il conflitto ha come oggetto del contendere il profitto, per entrambi. E&#8217; noto che lo squilibrio delle forze pende a favore della distribuzione (intendo la distribuzione in generale, non parlo di GD o DO) e il risultato di ciò è stata una costante erosione dei margini dei produttori a favore dei distributori. E&#8217; come un lupo affamato che accusa un altro lupo di essere troppo affamato, non le pare?</p>
<p>Saluti.</p>
<p>MC</p>
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