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	<title>Commenti a: Attacco di Centromarca alla Grande Distribuzione: straordinaria intervista di MARK UP al Presidente di Centromarca Luigi Bordoni</title>
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	<description>Grande Distribuzione Organizzata Novità Analisi e Dibattiti</description>
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		<title>Di: aldo</title>
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		<dc:creator>aldo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2009 15:08:42 +0000</pubDate>
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		<description>Pensa che la tanto bistratta WalMart fa degli imballagi non necessari ed ecologici uno dei punti di negoziazione con l&#039;industria, o meglio dire di collaborazione per ridurre questi impatti</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Pensa che la tanto bistratta WalMart fa degli imballagi non necessari ed ecologici uno dei punti di negoziazione con l&#8217;industria, o meglio dire di collaborazione per ridurre questi impatti</p>
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		<title>Di: Marco C.</title>
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		<dc:creator>Marco C.</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 19:00:31 +0000</pubDate>
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		<description>Esatto, mi trovi completamente d&#039;accordo... la comunicazione sul punto vendita per i beni non problematici come quelli alimentari può fare la differenza! Credo molto nelle potenzialità della comunicazione below the line dato che ormai il consumatore sta evolvendo: è più informato, è più attento e meno propenso a credere ciecamente alle &quot;promesse&quot; dell&#039;advertising classico che secondo me dovrebbe essere sfruttato di più per le comunicazioni istituzionali! Senza contare l&#039;attenzione sempre crescente dei consumatori verso le responsabilità sociali e ambientali dell&#039;impresa... e questa cosa la dico non solo perché in università mi hanno fatto &quot;una testa così&quot; (giustamente), ma sento sempre più spesso persone che si lamentano per la difficoltà di smaltire alcune confezioni di alcuni prodotti (che hanno per esempio plastica e carta o plastica e alluminio). Anche questo sarebbe un argomento molto interessante da approfondire sia in ottica industria che in ottica trade, ma stiamo andando fuori argomento... riprenderò a commentare sui nuovi articoli appena ho tempo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Esatto, mi trovi completamente d&#8217;accordo&#8230; la comunicazione sul punto vendita per i beni non problematici come quelli alimentari può fare la differenza! Credo molto nelle potenzialità della comunicazione below the line dato che ormai il consumatore sta evolvendo: è più informato, è più attento e meno propenso a credere ciecamente alle &#8220;promesse&#8221; dell&#8217;advertising classico che secondo me dovrebbe essere sfruttato di più per le comunicazioni istituzionali! Senza contare l&#8217;attenzione sempre crescente dei consumatori verso le responsabilità sociali e ambientali dell&#8217;impresa&#8230; e questa cosa la dico non solo perché in università mi hanno fatto &#8220;una testa così&#8221; (giustamente), ma sento sempre più spesso persone che si lamentano per la difficoltà di smaltire alcune confezioni di alcuni prodotti (che hanno per esempio plastica e carta o plastica e alluminio). Anche questo sarebbe un argomento molto interessante da approfondire sia in ottica industria che in ottica trade, ma stiamo andando fuori argomento&#8230; riprenderò a commentare sui nuovi articoli appena ho tempo.</p>
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		<title>Di: aldo</title>
		<link>http://www.gdonews.it/2009/06/attacco-di-centromarca-alla-grande-distribuzione-straordinaria-intervista-di-mark-up-al-presidente-di-centromarca-luigi-bordoni.html#comment-2937</link>
		<dc:creator>aldo</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 06:24:59 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao Marco, l&#039;appostamento lo faccio per scelta personale, quando ho tempo oppure mangiando un panino anzichè andando al ristorante, mi metto davnti alla barriera cassa perchè ho una visione globale della spesa, sennò mi metto sulla corsia che mi intereressa e quando è possibile intervisto, tieni conto che non è un campione statistico per cui non hanno valore scientifico ma ti danno degli spunti, anche perchè studi di questo genere costano decine di migliaia di euro, con però un limite per me ma che vale per qualsiasi ricerca, l&#039;intervistatore non è del settore per cui non ha quello che Totò chiamava l&#039;occhio clinico, mia nonna che era una commerciante pesava le cose con gli occhi, e poi la bilanciava confermava nel 99% dei casi questo perchè lei a furia di pesare aveva appreso un know how, per cui si perde una parte della parte qualitativa di questo lavoro.
Un altro caso di scuola è quello riguardante le date di scadenza, se il prodotto a che non contiene conservanti scade dopo 6 giorni e quello b che li contiene scade dopo 24, se intervisti il consumatore scieglierà con maggioranza schiacciante il secondo.
ora il problema è secondo me spalmato a tre livelli per l&#039;industria, che vene penalizzato un prodotto a più alto valore aggiunto, il trade che dedica spazio con un plus ma che non viene percepito dal consumatore, il consumatore che compra qualcosa che crede migliore perchè dura di più ed in realtà ha meno.
qui industria e trade potrebbero lavorare assieme ad esempio a livello di scafale, creando uno spazio separato, evidenziando i plus dei prodotti, a tutto vantaggio del consumatore ma anche per loro; ma ad oggi non ricordo esempi in tal senso.

nel vino ne hanno fatto un altro di, se non ricordo male il gambero rosso per i vini bianchi in blind test, e il vino arrivato secondo era stato Castellino, e qui ci sarebbe da aprire un altro vaso di pandora su come si valutano i vini, ma lascio perdere perchè andremmo fuori tema.

marketing Genius è un libro, se non ricordo male edito da egea.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Marco, l&#8217;appostamento lo faccio per scelta personale, quando ho tempo oppure mangiando un panino anzichè andando al ristorante, mi metto davnti alla barriera cassa perchè ho una visione globale della spesa, sennò mi metto sulla corsia che mi intereressa e quando è possibile intervisto, tieni conto che non è un campione statistico per cui non hanno valore scientifico ma ti danno degli spunti, anche perchè studi di questo genere costano decine di migliaia di euro, con però un limite per me ma che vale per qualsiasi ricerca, l&#8217;intervistatore non è del settore per cui non ha quello che Totò chiamava l&#8217;occhio clinico, mia nonna che era una commerciante pesava le cose con gli occhi, e poi la bilanciava confermava nel 99% dei casi questo perchè lei a furia di pesare aveva appreso un know how, per cui si perde una parte della parte qualitativa di questo lavoro.<br />
Un altro caso di scuola è quello riguardante le date di scadenza, se il prodotto a che non contiene conservanti scade dopo 6 giorni e quello b che li contiene scade dopo 24, se intervisti il consumatore scieglierà con maggioranza schiacciante il secondo.<br />
ora il problema è secondo me spalmato a tre livelli per l&#8217;industria, che vene penalizzato un prodotto a più alto valore aggiunto, il trade che dedica spazio con un plus ma che non viene percepito dal consumatore, il consumatore che compra qualcosa che crede migliore perchè dura di più ed in realtà ha meno.<br />
qui industria e trade potrebbero lavorare assieme ad esempio a livello di scafale, creando uno spazio separato, evidenziando i plus dei prodotti, a tutto vantaggio del consumatore ma anche per loro; ma ad oggi non ricordo esempi in tal senso.</p>
<p>nel vino ne hanno fatto un altro di, se non ricordo male il gambero rosso per i vini bianchi in blind test, e il vino arrivato secondo era stato Castellino, e qui ci sarebbe da aprire un altro vaso di pandora su come si valutano i vini, ma lascio perdere perchè andremmo fuori tema.</p>
<p>marketing Genius è un libro, se non ricordo male edito da egea.</p>
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		<title>Di: Marco C.</title>
		<link>http://www.gdonews.it/2009/06/attacco-di-centromarca-alla-grande-distribuzione-straordinaria-intervista-di-mark-up-al-presidente-di-centromarca-luigi-bordoni.html#comment-2935</link>
		<dc:creator>Marco C.</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Jun 2009 12:09:15 +0000</pubDate>
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		<description>Per Mario: ciò che scrivi è molto interessante. Per ciò che riguarda il prezzo dei prodotti di marca e PL, anche se sono praticamente identici, devi sapere che la differenza di prezzo del prodotto di marca è giustificata in primis dal fatto che su quel prodotto vengono ribaltati i costi di marketing e comunicazione che non vengono sostenuti per le Private Label, in questo caso infatti sono tutti sostenuti dalla grande distribuzione. Per il prezzo del prodotto di marca poi influiranno certamente altri fattori come le condizioni del mercato specifico del prodotto (tieni presente che all&#039;interno dello stesso mercato agroalimentare ci possono essere moltissime differenze strutturali fra i suoi submercati come ad esempio quello della pasta, dei cereali, delle conserve, ecc ecc) e, &quot;last but not least&quot;, le politiche di prezzo della tua azienda. Ciò che scrivi si ricollega con ciò che dice il presidente di Centromarca nell&#039;articolo, ovvero, riassumendo, che la competizione basata esclusivamente sul prezzo può essere dannosa e che non è detto che il prezzo più alto sia ingiusto, se c&#039;è un mercato dove quel prezzo per quel dato prodotto è accettato come il suo prezzo giusto.

Mario con il tuo intervento metti in luce un&#039;altra cosa molto importante. La ricerca delle informazioni tramite internet o comunque, in generale, l&#039;avere quella curiosità di andare ad indagare cosa c&#039;è dietro un&#039;offerta. In economia si parlerebbe di riduzione dell&#039;asimmetria informativa. Il mio dubbio che coltivo da tempo è che questa curiosità derivi più da fattori socioculturali del soggetto che dal suo livello di istruzione. Me ne sono accorto frequentando per un certo periodo un noto forum di telefonia dove il livello di istruzione degli iscritti è medio-basso e dove l&#039;attenzione al risparmio, l&#039;attenzione all&#039;analisi dei contratti per trovare dei cavilli o per &quot;smascherare&quot; delle offerte all&#039;apparenza vantaggiose è molto alta da parte di tutti i partecipanti al forum. Da questo forum è anche emerso come - tendenzialmente - al centrosud sia più diffuso l&#039;utilizzo di operatori mobili che permettano di risparmiare di più, rispetto ad altri più blasonati e più costosi. Questo sarà dovuto al fatto che nel sud Italia i salari sono più bassi e quindi le condizioni macroeconomiche regionali influiscono sull&#039;attenzione al risparmio, ma questa non è una novità. C&#039;è anche da sottolineare come il mercato della telefonia sia completamente differente dal &quot;nostro&quot;, ma può comunque dare qualche spunto interessante di analisi.

Per Aldo: ti ringrazio per il tuo esempio, mi informerò su questa rivista che non conoscevo (oltre a Mark Up e Largo Consumo non ne conosco altre). Avevo letto un articolo simile un paio d&#039;anni fa sul corriere, dove facevano un esperimento simile, ma non così scientifico: ad un panel di consumatori veniva proposto di assaggiare due bicchieri di vino. All&#039;interno di questi bicchieri era presente lo stesso vino rosso ma ai consumatori veniva detto che essi erano diversi: secondo loro infatti nel bicchiere di sinistra c&#039;era del vino preso da una bottiglia senza etichetta il cui costo era 3 euro, nel bicchiere di destra c&#039;era del vino preso da una bottiglia con una etichetta curata il cui costo era molto più alto (7-8 euro se non sbaglio). Ovviamente il vino in realtà era lo stesso. Ai consumatori fecero poi delle domande su quale dei due vini fosse stato il migliore e una percentuale molto alta (che ora non ricordo di preciso, ma se non erro era attorno al 60%) aveva indicato il vino più costoso come &quot;migliore&quot;. Ora sarebbe interessante effettuare analisi simili con prodotti di marca e prodotti PL, da quello che so io le analisi vengono fatte solo sui prodotti PL da parte della GDO, per ingegnerizzare il loro portafoglio di offerta adatto alla domanda, ma non ho mai sentito di confronti diretti come per l&#039;esempio del vino.

Aldo, durante i miei studi universitari ho lavorato come addetto vendite in un punto vendita della GDO e certe &quot;assurdità&quot; si vedono anche fra gli scaffali. E&#039; anche interessante vedere come un consumatore sceglie un prodotto davanti a X alternative o come ragiona di fronte alla comunicazione: un giorno un signore anziano venne da me con in mano due confezioni di cotechino, sostanzialmente simili, ma di marche differenti, e mi chiese quale fosse la differenza fra i due, perché lui aveva letto gli ingredienti dei due cotechini ed erano identici. Io gli risposi che quindi l&#039;unica differenza era il prezzo e gli consigliai quella che per me era la scelta più razionale, da homo economicus diciamo... gli consigliai di comprare quello che costava meno. Bene, alla fine lui acquistò quello che costava di più. Mi sarebbe piaciuto chiedergli il perché di quella scelta, ma quella mattina c&#039;era troppo lavoro da fare, tuttavia posso immaginare che il prezzo più alto sia stato da lui percepito come giusto, come garanzia di qualità e di genuinità delle materie prime.

Aldo posso chiederti una cosa? &quot;L&#039;appostamento&quot;, scusa il termine, davanti alle casse lo fai per scelta o perché fra le tue mansioni è contemplata anche questa? Ti ringrazio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per Mario: ciò che scrivi è molto interessante. Per ciò che riguarda il prezzo dei prodotti di marca e PL, anche se sono praticamente identici, devi sapere che la differenza di prezzo del prodotto di marca è giustificata in primis dal fatto che su quel prodotto vengono ribaltati i costi di marketing e comunicazione che non vengono sostenuti per le Private Label, in questo caso infatti sono tutti sostenuti dalla grande distribuzione. Per il prezzo del prodotto di marca poi influiranno certamente altri fattori come le condizioni del mercato specifico del prodotto (tieni presente che all&#8217;interno dello stesso mercato agroalimentare ci possono essere moltissime differenze strutturali fra i suoi submercati come ad esempio quello della pasta, dei cereali, delle conserve, ecc ecc) e, &#8220;last but not least&#8221;, le politiche di prezzo della tua azienda. Ciò che scrivi si ricollega con ciò che dice il presidente di Centromarca nell&#8217;articolo, ovvero, riassumendo, che la competizione basata esclusivamente sul prezzo può essere dannosa e che non è detto che il prezzo più alto sia ingiusto, se c&#8217;è un mercato dove quel prezzo per quel dato prodotto è accettato come il suo prezzo giusto.</p>
<p>Mario con il tuo intervento metti in luce un&#8217;altra cosa molto importante. La ricerca delle informazioni tramite internet o comunque, in generale, l&#8217;avere quella curiosità di andare ad indagare cosa c&#8217;è dietro un&#8217;offerta. In economia si parlerebbe di riduzione dell&#8217;asimmetria informativa. Il mio dubbio che coltivo da tempo è che questa curiosità derivi più da fattori socioculturali del soggetto che dal suo livello di istruzione. Me ne sono accorto frequentando per un certo periodo un noto forum di telefonia dove il livello di istruzione degli iscritti è medio-basso e dove l&#8217;attenzione al risparmio, l&#8217;attenzione all&#8217;analisi dei contratti per trovare dei cavilli o per &#8220;smascherare&#8221; delle offerte all&#8217;apparenza vantaggiose è molto alta da parte di tutti i partecipanti al forum. Da questo forum è anche emerso come &#8211; tendenzialmente &#8211; al centrosud sia più diffuso l&#8217;utilizzo di operatori mobili che permettano di risparmiare di più, rispetto ad altri più blasonati e più costosi. Questo sarà dovuto al fatto che nel sud Italia i salari sono più bassi e quindi le condizioni macroeconomiche regionali influiscono sull&#8217;attenzione al risparmio, ma questa non è una novità. C&#8217;è anche da sottolineare come il mercato della telefonia sia completamente differente dal &#8220;nostro&#8221;, ma può comunque dare qualche spunto interessante di analisi.</p>
<p>Per Aldo: ti ringrazio per il tuo esempio, mi informerò su questa rivista che non conoscevo (oltre a Mark Up e Largo Consumo non ne conosco altre). Avevo letto un articolo simile un paio d&#8217;anni fa sul corriere, dove facevano un esperimento simile, ma non così scientifico: ad un panel di consumatori veniva proposto di assaggiare due bicchieri di vino. All&#8217;interno di questi bicchieri era presente lo stesso vino rosso ma ai consumatori veniva detto che essi erano diversi: secondo loro infatti nel bicchiere di sinistra c&#8217;era del vino preso da una bottiglia senza etichetta il cui costo era 3 euro, nel bicchiere di destra c&#8217;era del vino preso da una bottiglia con una etichetta curata il cui costo era molto più alto (7-8 euro se non sbaglio). Ovviamente il vino in realtà era lo stesso. Ai consumatori fecero poi delle domande su quale dei due vini fosse stato il migliore e una percentuale molto alta (che ora non ricordo di preciso, ma se non erro era attorno al 60%) aveva indicato il vino più costoso come &#8220;migliore&#8221;. Ora sarebbe interessante effettuare analisi simili con prodotti di marca e prodotti PL, da quello che so io le analisi vengono fatte solo sui prodotti PL da parte della GDO, per ingegnerizzare il loro portafoglio di offerta adatto alla domanda, ma non ho mai sentito di confronti diretti come per l&#8217;esempio del vino.</p>
<p>Aldo, durante i miei studi universitari ho lavorato come addetto vendite in un punto vendita della GDO e certe &#8220;assurdità&#8221; si vedono anche fra gli scaffali. E&#8217; anche interessante vedere come un consumatore sceglie un prodotto davanti a X alternative o come ragiona di fronte alla comunicazione: un giorno un signore anziano venne da me con in mano due confezioni di cotechino, sostanzialmente simili, ma di marche differenti, e mi chiese quale fosse la differenza fra i due, perché lui aveva letto gli ingredienti dei due cotechini ed erano identici. Io gli risposi che quindi l&#8217;unica differenza era il prezzo e gli consigliai quella che per me era la scelta più razionale, da homo economicus diciamo&#8230; gli consigliai di comprare quello che costava meno. Bene, alla fine lui acquistò quello che costava di più. Mi sarebbe piaciuto chiedergli il perché di quella scelta, ma quella mattina c&#8217;era troppo lavoro da fare, tuttavia posso immaginare che il prezzo più alto sia stato da lui percepito come giusto, come garanzia di qualità e di genuinità delle materie prime.</p>
<p>Aldo posso chiederti una cosa? &#8220;L&#8217;appostamento&#8221;, scusa il termine, davanti alle casse lo fai per scelta o perché fra le tue mansioni è contemplata anche questa? Ti ringrazio.</p>
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		<title>Di: aldo</title>
		<link>http://www.gdonews.it/2009/06/attacco-di-centromarca-alla-grande-distribuzione-straordinaria-intervista-di-mark-up-al-presidente-di-centromarca-luigi-bordoni.html#comment-2934</link>
		<dc:creator>aldo</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Jun 2009 09:19:18 +0000</pubDate>
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		<description>Mario grazie per la risposta, e sicuramente la tua esperienza è interessante, però è, perdonami la parola, personale, ti chiedevo se avevi uno studio che sostenesse queei dati, che oggi mi dici è un tuo ragionamento che è razionale, perchè nello studio dei comportamenti d&#039;acquisto intervengono altri elementi tra cui dove e come la merce è esposta, il prezzo, l&#039;immagine che ho di me stesso, quali sono i valori che mi guidaano.
ogni tanto per lavoro mi siedo davanti alle casse di qualche ipermercato, ed è un esercizio che suggerisco di fare, e si vedono le cose più incredibili, oltre a tante normali, tipo la sognora che compra i primi prezzi per l&#039;alimentazione umana ed i prodotti premium per il gatto.
per me,te e tanti altri è un comportamento irrazionale per la sig.ra no, bisognerebbe intervistarla per comprendere quali sono le logiche che guidano i suoi comportamenti.
Grazie ancora Mario</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mario grazie per la risposta, e sicuramente la tua esperienza è interessante, però è, perdonami la parola, personale, ti chiedevo se avevi uno studio che sostenesse queei dati, che oggi mi dici è un tuo ragionamento che è razionale, perchè nello studio dei comportamenti d&#8217;acquisto intervengono altri elementi tra cui dove e come la merce è esposta, il prezzo, l&#8217;immagine che ho di me stesso, quali sono i valori che mi guidaano.<br />
ogni tanto per lavoro mi siedo davanti alle casse di qualche ipermercato, ed è un esercizio che suggerisco di fare, e si vedono le cose più incredibili, oltre a tante normali, tipo la sognora che compra i primi prezzi per l&#8217;alimentazione umana ed i prodotti premium per il gatto.<br />
per me,te e tanti altri è un comportamento irrazionale per la sig.ra no, bisognerebbe intervistarla per comprendere quali sono le logiche che guidano i suoi comportamenti.<br />
Grazie ancora Mario</p>
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		<title>Di: mario</title>
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		<dc:creator>mario</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 14:33:35 +0000</pubDate>
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		<description>io sono soltanto un operaio che lavora in una azienda alimentare da circa trenta anni ho visto cambiare i prodotti in base al mutamento del mercato fino al 1983 non facevamo prodotti per gdo oggi rappresentano i oltre il 70% del totale dal 2000 produciamo per pl oggi produciamo per pl il 30%del fatturato stesse materie prime prezzo marca 2,95 prezzo pl 1,58 cambia soltanto il contenitore di forma  come mai tale differenza rispetto al livello di istruzione e il rapporto pl  marca primo prezzo consumatori di porto un esmpio non puo essere  risolutivo ma e un indicazione io per fare le ferie negli ultimi 5 anni mi servo di internet ho smesso di andare dalle agenzie sono andato in spagna in italia  non ho mai avuto problemi un mio collega va a santeodoro da tre anni e ogni volta va a scegliere la casa in un agenzia della nostra ciita per dice di non volere sorprese lui internet non lo pratica ede e lontano dal suo modo di vivere quindi un istruzione e una Vvoglia di conoscere tifa informare e ti permette di lasciare la marca per altri orizzonti</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>io sono soltanto un operaio che lavora in una azienda alimentare da circa trenta anni ho visto cambiare i prodotti in base al mutamento del mercato fino al 1983 non facevamo prodotti per gdo oggi rappresentano i oltre il 70% del totale dal 2000 produciamo per pl oggi produciamo per pl il 30%del fatturato stesse materie prime prezzo marca 2,95 prezzo pl 1,58 cambia soltanto il contenitore di forma  come mai tale differenza rispetto al livello di istruzione e il rapporto pl  marca primo prezzo consumatori di porto un esmpio non puo essere  risolutivo ma e un indicazione io per fare le ferie negli ultimi 5 anni mi servo di internet ho smesso di andare dalle agenzie sono andato in spagna in italia  non ho mai avuto problemi un mio collega va a santeodoro da tre anni e ogni volta va a scegliere la casa in un agenzia della nostra ciita per dice di non volere sorprese lui internet non lo pratica ede e lontano dal suo modo di vivere quindi un istruzione e una Vvoglia di conoscere tifa informare e ti permette di lasciare la marca per altri orizzonti</p>
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		<title>Di: aldo</title>
		<link>http://www.gdonews.it/2009/06/attacco-di-centromarca-alla-grande-distribuzione-straordinaria-intervista-di-mark-up-al-presidente-di-centromarca-luigi-bordoni.html#comment-2930</link>
		<dc:creator>aldo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 06:33:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.gdonews.it/?p=962#comment-2930</guid>
		<description>Ciao Marco, il mio riferimento all&#039; edlp non era riferito all&#039;intero mondo coop ma solo a unicoop fi, e forse più in generale ma con molti se e ma all&#039;intero distretto tirreno.

Il link non l&#039;ho visto ma ti consiglio di leggerti marketing genius, in cui si racconta il seguente caso:
pepsi organizza un assaggio comparativo con la coca cola, però l&#039;assaggio avviene al buio, cioè senza luce,  in modo che le papille gustative lavorino al massimo, e con delle sonde, scusate l&#039;espressione che medicalmente non deve essere molto correta, che registrano quali parte del cervello sono sollecitate, pepsi ne esce vincente e la maggior parte dichiara comprerebbe pepsi, perchè viene sollecitata una parte del cervello, anche qui perdonatemi l&#039;espressione, più profonda meno razionale, l&#039;esperimento viene ripetuto con le marche ben evidenziate, senza dire cosa avevano scelto precedentemente, ma con sempre con le sonde, qui i consumatori scelgono coca cola, e il cervello lavora ad un livello più alto, &quot;più razionale&quot; per cui gli studiosi presumono che nella scelta intervengano altri aspetti che legano una scelta all&#039;immagine del se, di come rapresentarci .... etc. 
Questo forse spiega il perchè anche se spiegando al consumatore che razionalmente la pl conviene, alcuni - molti rifiutano questa spiegazione e preferiscono la marca.
Tieni anche conto che questo spiega il diverso comportamenti dei consumatori nei vari paesi, nei confronti dei vari prodotti, un francese o un tedesco ha un comportamento negli acquisti diverso da un italiano, quello che colpisce un francese ad esempio è l&#039;affezione degli italiani verso l&#039;auto, per i francesi è solo un mezzo per spostarsi, in Italia anche una rapresentazione di se, questo senza dare valori positivi o negativi all&#039;uno o all&#039;altro ma se non ne tieni conto poi non comprendi certi dati. 

Infine c&#039;è anche una spiegazione di cattiva gestione della pl dal trade, all&#039;inizio il messaggio era stato quello di prodotto a basso costo, messaggio inconscio di qualità inferiore rispetto alla marca, resisi conto dell&#039;errore hanno provato a riposizionare l&#039;immagine, ma come sempre vale il detto che hai una sola opportunità per fare una buona prima impressione.
A questo in molti casi soggiaceva la scelta poi dimostratasi errata di far produrre la pl, a chi faceva un offerta al prezzo più basso, spesso vincevano la gara piccoli produttori che nel corso della fornitura non rispettavano i capitolati o all&#039;improvviso cessavano la fornitura perchè era per loro una fornitura in perdita.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Marco, il mio riferimento all&#8217; edlp non era riferito all&#8217;intero mondo coop ma solo a unicoop fi, e forse più in generale ma con molti se e ma all&#8217;intero distretto tirreno.</p>
<p>Il link non l&#8217;ho visto ma ti consiglio di leggerti marketing genius, in cui si racconta il seguente caso:<br />
pepsi organizza un assaggio comparativo con la coca cola, però l&#8217;assaggio avviene al buio, cioè senza luce,  in modo che le papille gustative lavorino al massimo, e con delle sonde, scusate l&#8217;espressione che medicalmente non deve essere molto correta, che registrano quali parte del cervello sono sollecitate, pepsi ne esce vincente e la maggior parte dichiara comprerebbe pepsi, perchè viene sollecitata una parte del cervello, anche qui perdonatemi l&#8217;espressione, più profonda meno razionale, l&#8217;esperimento viene ripetuto con le marche ben evidenziate, senza dire cosa avevano scelto precedentemente, ma con sempre con le sonde, qui i consumatori scelgono coca cola, e il cervello lavora ad un livello più alto, &#8220;più razionale&#8221; per cui gli studiosi presumono che nella scelta intervengano altri aspetti che legano una scelta all&#8217;immagine del se, di come rapresentarci &#8230;. etc.<br />
Questo forse spiega il perchè anche se spiegando al consumatore che razionalmente la pl conviene, alcuni &#8211; molti rifiutano questa spiegazione e preferiscono la marca.<br />
Tieni anche conto che questo spiega il diverso comportamenti dei consumatori nei vari paesi, nei confronti dei vari prodotti, un francese o un tedesco ha un comportamento negli acquisti diverso da un italiano, quello che colpisce un francese ad esempio è l&#8217;affezione degli italiani verso l&#8217;auto, per i francesi è solo un mezzo per spostarsi, in Italia anche una rapresentazione di se, questo senza dare valori positivi o negativi all&#8217;uno o all&#8217;altro ma se non ne tieni conto poi non comprendi certi dati. </p>
<p>Infine c&#8217;è anche una spiegazione di cattiva gestione della pl dal trade, all&#8217;inizio il messaggio era stato quello di prodotto a basso costo, messaggio inconscio di qualità inferiore rispetto alla marca, resisi conto dell&#8217;errore hanno provato a riposizionare l&#8217;immagine, ma come sempre vale il detto che hai una sola opportunità per fare una buona prima impressione.<br />
A questo in molti casi soggiaceva la scelta poi dimostratasi errata di far produrre la pl, a chi faceva un offerta al prezzo più basso, spesso vincevano la gara piccoli produttori che nel corso della fornitura non rispettavano i capitolati o all&#8217;improvviso cessavano la fornitura perchè era per loro una fornitura in perdita.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Marco C.</title>
		<link>http://www.gdonews.it/2009/06/attacco-di-centromarca-alla-grande-distribuzione-straordinaria-intervista-di-mark-up-al-presidente-di-centromarca-luigi-bordoni.html#comment-2928</link>
		<dc:creator>Marco C.</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 18:29:27 +0000</pubDate>
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		<description>Beh però le vendite di PL hanno anche avuto una bella accellerata grazie alla crisi ed è indubbio che le famiglie con reddito più basso non possano che giovarne per &quot;respirare&quot; un po&#039;! Non so però come si possano legare con il livello di istruzione... su internet ho trovato degli articoli che parlano solo della sensibilità al prezzo, che già di per sé rappresenta un elemento di analisi fondamentale, soprattutto quando si parla di &quot;guerra di prezzi&quot;... poi sta nell&#039;intelligenza del singolo consumatore scegliere un prodotto piuttosto che un altro, con un certo spirito di curiosità... ma può essere veramente collegato al livello di istruzione? Non saprei... però comunque è vero, sarebbe interessante vedere come questo elemento, assieme ad altri, influisca sul comportamento d&#039;acquisto delle PL e delle marche nazionali, per avere un metro di paragone e effettuare analisi. Mi capita spesso però di sentire molte persone che si rifiutano di acquistare private label perché dalle marche nazionali ricevono una sorta di &quot;rassicurazione&quot; (e dopotutto questo è uno dei compiti che deve assolvere la marca!) e quando ho fatto presente a queste persone che alcune PL sono prodotte negli stessi stabilimenti delle marche nazionali (vedi il caso del riso scotti che ho citato più su), si sono comunque rifiutate di acquistare il nuovo prodotto. Cosa vuol dire questo? E&#039; il consumatore ad essere miope? O è semplicemente più sensibile a certi messaggi veicolati dalle attività di comunicazione? La marca per riuscire ad avere una relazione così forte ha bisogno di tempo e investimenti e così vale per le marche commerciali (dopotutto sono sempre marche)... vi sono tuttavia delle situazioni che non cambieranno, almeno nel breve periodo...

Aldo comunque quando hai parlato di coop e di &quot;everyday low price&quot; ho storto il naso... recentemente ho letto un articolo di Tassinari (vecchiotto) che tra l&#039;altro insegna dove studio io, dove condannava questa politica, lasciando sottointendere che Coop Italia fosse più propensa a seguire una logica orientata al &quot;everyday fair price&quot; che per definizione non dovrebbe concludersi con una guerra di prezzi o con un affossamento delle marche nazionali... l&#039;articolo in questione se vi interessa l&#039;ho linkato come Sito Web (si deve cliccare sul mio nome).

Un ultimo appunto anche se è un po&#039; fuori argomento... vorrei ringraziare tutti, da quando ho scoperto questo sito e ho iniziato a commentare mi sono reso conto di quanto il mondo accademico sia così distante dalla realtà imprenditoriale e quanto quest&#039;ultima sia impossibile da stereotipare... ho imparato molte più cose leggendo e confrontandomi qui che studiando libri standardizzati in 4 mesi di corso di marketing... non me ne voglia il mio prof. comunque che rimane una persona eccellente e molto preparata...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Beh però le vendite di PL hanno anche avuto una bella accellerata grazie alla crisi ed è indubbio che le famiglie con reddito più basso non possano che giovarne per &#8220;respirare&#8221; un po&#8217;! Non so però come si possano legare con il livello di istruzione&#8230; su internet ho trovato degli articoli che parlano solo della sensibilità al prezzo, che già di per sé rappresenta un elemento di analisi fondamentale, soprattutto quando si parla di &#8220;guerra di prezzi&#8221;&#8230; poi sta nell&#8217;intelligenza del singolo consumatore scegliere un prodotto piuttosto che un altro, con un certo spirito di curiosità&#8230; ma può essere veramente collegato al livello di istruzione? Non saprei&#8230; però comunque è vero, sarebbe interessante vedere come questo elemento, assieme ad altri, influisca sul comportamento d&#8217;acquisto delle PL e delle marche nazionali, per avere un metro di paragone e effettuare analisi. Mi capita spesso però di sentire molte persone che si rifiutano di acquistare private label perché dalle marche nazionali ricevono una sorta di &#8220;rassicurazione&#8221; (e dopotutto questo è uno dei compiti che deve assolvere la marca!) e quando ho fatto presente a queste persone che alcune PL sono prodotte negli stessi stabilimenti delle marche nazionali (vedi il caso del riso scotti che ho citato più su), si sono comunque rifiutate di acquistare il nuovo prodotto. Cosa vuol dire questo? E&#8217; il consumatore ad essere miope? O è semplicemente più sensibile a certi messaggi veicolati dalle attività di comunicazione? La marca per riuscire ad avere una relazione così forte ha bisogno di tempo e investimenti e così vale per le marche commerciali (dopotutto sono sempre marche)&#8230; vi sono tuttavia delle situazioni che non cambieranno, almeno nel breve periodo&#8230;</p>
<p>Aldo comunque quando hai parlato di coop e di &#8220;everyday low price&#8221; ho storto il naso&#8230; recentemente ho letto un articolo di Tassinari (vecchiotto) che tra l&#8217;altro insegna dove studio io, dove condannava questa politica, lasciando sottointendere che Coop Italia fosse più propensa a seguire una logica orientata al &#8220;everyday fair price&#8221; che per definizione non dovrebbe concludersi con una guerra di prezzi o con un affossamento delle marche nazionali&#8230; l&#8217;articolo in questione se vi interessa l&#8217;ho linkato come Sito Web (si deve cliccare sul mio nome).</p>
<p>Un ultimo appunto anche se è un po&#8217; fuori argomento&#8230; vorrei ringraziare tutti, da quando ho scoperto questo sito e ho iniziato a commentare mi sono reso conto di quanto il mondo accademico sia così distante dalla realtà imprenditoriale e quanto quest&#8217;ultima sia impossibile da stereotipare&#8230; ho imparato molte più cose leggendo e confrontandomi qui che studiando libri standardizzati in 4 mesi di corso di marketing&#8230; non me ne voglia il mio prof. comunque che rimane una persona eccellente e molto preparata&#8230;</p>
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	<item>
		<title>Di: aldo</title>
		<link>http://www.gdonews.it/2009/06/attacco-di-centromarca-alla-grande-distribuzione-straordinaria-intervista-di-mark-up-al-presidente-di-centromarca-luigi-bordoni.html#comment-2927</link>
		<dc:creator>aldo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 06:30:24 +0000</pubDate>
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		<description>Mario, mi piacerebbe condividere i tuoi dati con i miei, perchè trovo molto interessante il fenomeno che lega il livello d&#039;istruzione all&#039;acquisto della pl, perchè non ho mai trovato uno studio sui comportamenti dei consumatori che legasse le due cose.

Quello che tu dici riguardo a unicoop fi è così vero che oramai in toscana, si è ad una situazione di every day low price, con una marcatura molto stretta tra le varie insegne, soprattuto sui prodotti di marca che generano traffico, per questa ragione, e perchè la politica edlp non prevede promozioni, per cui in molti casi nelle promozioni i distributori utilizzano la pl per le promozioni, anche perchè lavorando con margini molto bassi per sostenere la guerra dei prezzi, fare ancora tagli prezzi su quei prodotti sarebbe un bagno di sangue.
Ho avuto la fortuna di conoscere il presidente di quella coop, persona umanamente e professionalmente straordinaria, che mi disse se oggi la mia coop fa 10 milioni di profitto, una parte la reinvesto per sviluppare la mia rete, sviluppo in senso lato, il resto lo giro sul prezzo che è il modo migliore per remunerare i miei soci.
questo però apre il famoso vaso di pandora se una coop con certi fatturati debba godere di tutta una serie di facilitazioni, ma visto che andremmo fuori tema teniamo il vaso di pandora chiuso.
Mario sei hai piacere mi fai un grande regalo a condividere i dati in tuo possesso.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mario, mi piacerebbe condividere i tuoi dati con i miei, perchè trovo molto interessante il fenomeno che lega il livello d&#8217;istruzione all&#8217;acquisto della pl, perchè non ho mai trovato uno studio sui comportamenti dei consumatori che legasse le due cose.</p>
<p>Quello che tu dici riguardo a unicoop fi è così vero che oramai in toscana, si è ad una situazione di every day low price, con una marcatura molto stretta tra le varie insegne, soprattuto sui prodotti di marca che generano traffico, per questa ragione, e perchè la politica edlp non prevede promozioni, per cui in molti casi nelle promozioni i distributori utilizzano la pl per le promozioni, anche perchè lavorando con margini molto bassi per sostenere la guerra dei prezzi, fare ancora tagli prezzi su quei prodotti sarebbe un bagno di sangue.<br />
Ho avuto la fortuna di conoscere il presidente di quella coop, persona umanamente e professionalmente straordinaria, che mi disse se oggi la mia coop fa 10 milioni di profitto, una parte la reinvesto per sviluppare la mia rete, sviluppo in senso lato, il resto lo giro sul prezzo che è il modo migliore per remunerare i miei soci.<br />
questo però apre il famoso vaso di pandora se una coop con certi fatturati debba godere di tutta una serie di facilitazioni, ma visto che andremmo fuori tema teniamo il vaso di pandora chiuso.<br />
Mario sei hai piacere mi fai un grande regalo a condividere i dati in tuo possesso.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: mario</title>
		<link>http://www.gdonews.it/2009/06/attacco-di-centromarca-alla-grande-distribuzione-straordinaria-intervista-di-mark-up-al-presidente-di-centromarca-luigi-bordoni.html#comment-2925</link>
		<dc:creator>mario</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2009 18:42:43 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.gdonews.it/?p=962#comment-2925</guid>
		<description>un presidente di una delle9 coop piu grandi ha detto che la missione della medesima e di far risparmiare i soci consumatori che sono anche gli azionisti della coop c e differenza fra una coop e un gdo tradizionale una ha una missione l altra fa un bisness quindi una coop quando pottiene gli sconti dall industria le riversa in buona parte verso i suoi soci la medesima unicoop fi ha aumentato le vendite di pl da marzo a maggio del33%sull anno passato i consumatori non arrivano alla fine del mese e se ne fregano della marca piu sono istruiti e piu si allontanano dalle marche alimentari</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>un presidente di una delle9 coop piu grandi ha detto che la missione della medesima e di far risparmiare i soci consumatori che sono anche gli azionisti della coop c e differenza fra una coop e un gdo tradizionale una ha una missione l altra fa un bisness quindi una coop quando pottiene gli sconti dall industria le riversa in buona parte verso i suoi soci la medesima unicoop fi ha aumentato le vendite di pl da marzo a maggio del33%sull anno passato i consumatori non arrivano alla fine del mese e se ne fregano della marca piu sono istruiti e piu si allontanano dalle marche alimentari</p>
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