GDO News
Nessun commento

Consumi: cosa cambia e cosa e cosa non tornerà più

Uno degli aspetti della crisi più pressanti per la GDO è sicuramente quello di capire come il proprio consumatore sta affrontando la crisi in atto e soprattutto che consumatore si troverà davanti tra qualche mese per poter definire le proprie strategie.
Gli andamenti dei consumi nell’ultimo hanno ormai li conosciamo tutti: -0,9% nel 2008 e con una prospettiva 2009 non certo più rosea; beni durevoli al -7%, beni non durevoli al -1% e alimentari -2,3%.
L’onda della crisi ha iniziato a toccare pesantemente il mondo retail all’inizio dell’anno e a Marzo le vendite al dettaglio hanno registrato un preoccupante -5%, segnando nel non alimentare un -5%, nell’abbigliamento e calzature un -6%, negli elettrodomestici un -4% e nella cura persona e detergenza un -5%.
Occorre quindi chiederci quando ne usciremo, tra sei mesi, tra un anno, che tipo di consumatore ci troveremo davanti alla fine della crisi?

La spesa degli italiani non sta cambiando da settembre 2008 ma da alcuni anni, precisamente si nota una ricerca del risparmio a partire dal 2004. E’ un precorso che ha portato i consumatori ad essere molto più attenti al prezzo ed alle offerte promozionali. La crisi attuale ha acuito questo processo ed ha portato, per esempio, il 60% dei consumatori a rifare la lista della spesa in modo da evitare gli acquisti di impulso che inevitabilmente facevano lievitare il conto alla cassa. Altro comportamento nuovo dei consumatori è quello di fare scorta dei suoi prodotti preferiti quando sono in promozione, fino ad arrivare al recupero di tradizioni come farsi il pane e dolci in casa: e si parla di un 30% dei consumatori, non una quota irrisoria. Questo sta portando alla crescita in percentuali a due cifre categorie come farine, uova e paste semilavorate.
Altro fronte è quello della quantità: si cerca di evitare lo spreco cercando di acquistare confezioni più piccole, si prediligono le confezioni a peso imposto al peso variabile per ridurre le grammature, e vi è una certa attenzione alle confezioni famiglia nei prodotti a lunga scadenza che portano un buon risparmio.
Un altro esempio che la dice lunga sulle nuove abitudini è il raddoppio della vendita di candeline per torte di compleanno.
Alcuni di queste nuove abitudini resteranno legate alla crisi e scompariranno con essa, i cosiddetti “consumi consolatori”: sono consumi, per assurdo, di prodotti di alto prezzo (e qualità, come cioccolata e vino) che compensano la sensazione di aver risparmiato sulla quantità (e sulla qualità) del resto della spesa. C’è quindi una polarizzazione: da una parte si acquistano prodotti a basso prezzo, in promozione e di PL e dall’altra parte si acquistano pochi prodotti di fascia alta. La cosa più incredibile è che questo atteggiamento attraversa tutte le fasce di reddito indistintamente.
Altri tipi di consumi al contrario stanno trovando una loro solidificazione nel tempo, e sopravviveranno alla crisi. Alcune azioni di risparmio come quelle sui beni durevoli, sull’abbigliamento (il 72% degli italiani sta risparmiando su questa voce), sui consumi alimentari fuori casa, sui servizi (il 46% sta risparmiando sulle bollette con comportamenti nuovi) non scemeranno con lo scemare della crisi economica.
Più che un abbassamento di volumi d’acquisto è un cambio radicale nel mix dei prodotti, con una forte attenzione al rapporto qualità/prezzo. In questo panorama la PL è arrivata ad una quota del 14% assorbendo più dell’80% della crescita degli ultimi 12 mesi, pur restando, come si sa, una quota molto bassa se comparata con gli altri paesi europei, e quindi con un ampio margine di crescita.

Il punto di vista sociologico ci può aiutare a comprendere le ragioni di questi cambiamenti e soprattutto ci può aiutare a prevedere quali comportamenti e abitudini sono destinati a diventare stabili.
Il consumatore si è abituato moderarsi negli acquisti dettati dalle mode (abbigliamento, beni durevoli, vacanze), slegandosi da comportamenti consumistici oggi riconosciuti come inutili e superflui.
Dal punto di vista sociologico alcuni comportamenti si stanno rivelando virtuosi, come la quasi completa cancellazione degli sprechi alimentari delle famiglie che pesava tra il 18 e il 22 percento degli acquisti totali.
Altri settori che crescono nonostante la crisi sono quelli legati al benessere della persona, come gli alimenti biologici, i consumi legati allo sport ed alla cura della salute. Come non cambia la priorità che hanno le vacanze per gli italiani, pur essendo cambiato radicalmente il tipo di uso che se ne fa (vacanze brevi, spesso legate al benessere e alla natura).
Si ravvisano quindi aspetti sociologicamente positivi negli effetti della crisi sul comportamento dei consumatori: l’arte di arrangiarsi ha fatto scoprire agli italiani un modo alternativo di consumare e all’uscita della crisi questa nuova consapevolezza non sparirà. Avremo un consumatore più selettivo, più esigente, più competente, più nomade negli acquisti, in ultima analisi più difficile da soddisfare. Si è accorto che pur disinvestendo in alcuni settori degli acquisti la sua qualità della vita non ha subito peggioramenti significativi. Il consumismo compulsivo degli anni 80-90 è al tramonto sostituito da un consumismo più consapevole e competente.

La sfida della distribuzione e dell’industria ora diventa quella di capire ed interpretare questo nuovo consumatore, adattando il proprio lavoro ai nuovi profili di consumo che stanno cambiando profondamente le abitudini degli italiani.

[dati IlSole24Ore/Nielsen]

Dati dell'autore:
Ha scritto 516 articoli
Dott. Alessandro Foroni

Esperto di sociologia, organizza reti vendita e merchandising a livello nazionale, prepara i funzionari alla negoziazione con il trade.

COMMENTA

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi contrassegnati sono obbligatori *

ARTICOLI CORRELATI

Torna su