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In Italia ogni gruppo ritira 500 prodotti all’anno dagli scaffali per problemi sanitari

Anche se I ritiri quotidiani nel 15-20% dei casi scattano per errori relativi alla scadenza, quanto emerge da uno studio che incrocia i dati forniti dal ministero della Salute con quelli del controllo qualità di Coop ed Esselunga è molto interessante. A far scattare il ritiro di uno o più prodotti dai banchi è spesso la presenza di residui di fitofarmaci e la migrazione di sostanze nocive dalla confezione all’alimento. Va anche detto che bastano 3-4 reclami per togliere il prodotto dagli scaffali.
Il tema è all’ordine del giorno anche in Europa, visto che l’anno scorso l’Italia ha inviato alla DG Sanco di Bruxelles (organismo che coordina il sistema di allerta alimentare europeo Rasff) ben 468 segnalazioni (su un totale di 3.040), collocandosi al primo posto dopo la Germania e la Gran Bretagna.
Per quanto riguarda le esportazioni, i prodotti made in Italy esportati all’estero e ritirati dal commercio in un anno sono stati 99 (80 segnalati dal nostro ministero e altri 19 da altri Paesi). Al conteggio si sommano 234 casi di allerta arrivati delle Asl su alimenti destinati esclusivamente al mercato italiano. Per fare fronte alle emergenze, gli uffici controllo qualità di Coop e Esselunga dispongono di una struttura pronta a intervenire in poche ore. La questione è abbastanza semplice quando l’allerta indica un solo articolo. Risulta più complicata quando la segnalazione interessa un ingrediente utilizzato in centinaia di preparazioni, come è avvenuto qualche anno fa per il peperoncino colorato con una sostanza cancerogena (Sudan 1), e più di recente con la carne di maiale irlandese alla diossina. In questi casi il ritiro si estende a diversi prodotti e la gestione si complica.
Spesso il ritiro è richiesto dalla stessa azienda produttrice in seguito a un problema riscontrato in fase di produzione (latte con elevata carica microbica, snack troppo salati, chiusura della confezione non perfetta, diciture errate).
Gli stessi supermercati intervengono regolarmente sui prodotti difettosi che recano il loro marchio. Alcune segnalazioni arrivano dai dipendenti quando sistemano gli scaffali e notano involucri troppo fragili, pasta con farfalline, confezioni di latticini bombati, buste di prosciutto saldate male, conserve in scatola ammaccate.

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Dott. Andrea Meneghini

Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare.E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei format discount e supermercati in Italia ed in Europa. Opera come manager per alcuni gruppi alimentari sullo sviluppo all’estero, soprattutto nord Europa e Medio Oriente. Ha scritto il libro per la catena Lillo Spa “Vent’anni di un successo”.

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  1. carlo flamini

    Molto interessante, dove è possibile reperire lo studio integrale?
    Grazie, saluti e complimenti

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