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Le mancate liberalizzazioni 2: I carburanti

Se la ipotetica lobby delle farmacie faceva paura al mercato italiano, quella dei petrolieri ha sempre fatto paura al mondo intero. Nel 2007, sull’onda delle appena avvenute liberalizzazioni dei farmaci di fascia C si iniziò a fare rumore sulla possibilità di aprire un nuovo mercato nell’ambito dei servizi del trade ai consumatori: quello dei carburanti. Ancor di più che per i farmaci, si sa, quello dei carburanti in Francia ed in Spagna sono realtà di business importanti per l’industria della distribuzione alimentare. Nel 2008 la crisi petrolifera aveva acuito questa esigenza, la coincidenza del progressivo ma inesorabile minor potere di acquisto del consumatore contrapposto all’impennata del prezzo del petrolio sino ai 110 dollari al barile, con conseguente impennata dei prezzi del carburante sopra la fatidica soglia di 1,50 euro al litro aveva indotto tutti a trovare sinergie tra Grande Distribuzione e Compagnie Petrolifere in attesa della tanto agognata liberalizzazione. Poi la scorsa estate arriva la legge Regionale 133/2008 che finalmente pone fine ai limiti distanziometrici tra un distributore e l’altro ( che tra l’altro ad oggi non è ancora stata recepita da tutte le regioni). Ma, come per incanto subito dopo la legge tutto si è fermato, ed i progetti di espansione del business si sono fermati. Perché? Si suppone che chi frena al progetto siano proprio quelle compagnie petrolifere che sino a ieri spingevano per fare accordi con la distribuzione. Il perché è facilmente spiegabile: gli accordi di somministrazione prevedevano investimenti importanti ad opera delle compagnie nei terreni delle aree commerciali, oltre agli investimenti derivanti dai contratti con la Gdo. Ovviamente il ritorno per le compagnie era quello del traffico determinato dai milioni di litri erogabili ai consumatori delle aree commerciali oggetto degli accordi. Solo che la legge ha liberalizzato troppo selvaggiamente concedendo la possibilità di costruire distributori praticamente in ogni dove; così può succedere che una compagnia petrolifera investa 1 milione di euro tra costruzione di impianti automatizzati e accordi contrattuali, per poi non rientrare più dell’investimento nel caso in cui un concorrente, il giorno dopo, decida di comprare il terreno di fronte all’area commerciale e costruire un altro distributore. Ecco il motivo del congelamento dello sviluppo degli impianti nei Centri Commerciali ad opera delle Grandi Compagnie Petrolifere. Diverso il discorso per la somministrazione extra rete, ovvero le famose pompe bianche. Oggi la Gdo potrebbe fare accordi con somministratori unbranded di carburante e fare il business in autonomia. A Modena il Gruppo Nordiconad ha aperto un superstore con annessa pompa di carburante con accordi extra rete. Pare che le pompe sviluppino un business che possa avvicinarsi ai 15 milioni di litri all’anno. Se il guadagno fosse anche di 3 o 5 centesimi al litro fate voi i conti di cosa si può guadagnare, in un anno si potrebbe rientrare dell’investimento, superato il primo anno si tratterebbe di incassare solo utile.

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Dott. Alessandro Foroni

Esperto di sociologia, organizza reti vendita e merchandising a livello nazionale, prepara i funzionari alla negoziazione con il trade.

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