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Svolta alla Wal Mart Stores: nuovo Chief Executive per adeguarsi all’era Obama

Mentre a Parigi nella sede Carrefour si consumava la guerra tra Duran ed il suo Cda, e mentre a Chicago, cuore gelido e generoso della nuova politica americana, Barack Obama presentava il team che dal 20 gennaio del 2009 prenderà le redini dell’economia a mille chilometri di distanza, in una cittadina sperduta dell’Arkansas chiamata Bentonville, il consiglio di amministrazione di Wal Mart accettava la richiesta del chief executive Lee Scott, 59 anni, di andare in pensione e nominava al suo posto Mike Duke, di solo un anno più giovane, attuale vicepresidente delle operazioni internazionali del gruppo.
Duke assumerà i pieni poteri del colosso mondiale della distribuzione il primo febbraio del 2009, dieci giorni dopo l’insediamento del primo presidente afroamericano. Sarà Duke a dover reimpostare i rapporti politici con Washington e proseguire l’espansione globale, specie nei mercati emergenti, cui il gruppo di Bentonville affida gran parte dei suoi traguardi di lungo termine.
La WalMart. Fondata nel 1962 dal leggendario Sam Walton a Bentonville, nel nordovest dell’Arkansas, è diventata la più grande azienda commerciale del mondo e il primo datore di lavoro privato in giro per il pianeta (più di 2,1 milioni di dipendenti, anzi di “soci” come vengono chiamati nel linguaggio aziendale). Grazie ai 4100 ipermercati negli Stati Uniti e ad altri 3100 sparsi in tredici paesi ha avuto l’anno scorso un fatturato di 374 miliardi di dollari, destinato a non risentire troppo della crisi economica: nell’ultimo trimestre, ad esempio, gli utili sono aumentati del 9,8 %.
Per via delle sue dimensioni, infatti, e dei rapporti diretti con 56mila fornitori, WalMart riesce a offrire prezzi scontatissimi e ad attrarre i clienti anche in fasi difficili (si calcola che 200milioni di americani fanno almeno un acquisto all’anno nella catena). Risultato: le quotazioni del titolo a Wall Street, che nei nove anni di gestione di Lee Scott non hanno fatto faville, avranno quest’anno la migliore performance tra le 30 aziende che compongono l’indice Dow Jones. E subito dopo l’annuncio della nomina di Duke sono salite del 4,5%.
Alla dinamicità economica della WalMart, però, si contrappone una estrema vulnerabilità politica accentuata dallo spostamento dell’America su posizioni più liberal con l’elezione di Obama e il rafforzamento della maggioranza democratica al Congresso.
Il gruppo di Bentonville era sempre stato molto legato al partito repubblicano. Nelle elezioni del 2000 diede l’85% dei suoi finanziamenti allo schieramento di George W. Bush e solo il 14 a quello democratico (i dati sono del Center for Responsive Politics, una associazione che passa al setaccio tutti i contributi politici). Negli otto anni di Casa Bianca repubblicana la WalMart è sempre stata accusata di posizioni di retroguardia nel campo dell’assicurazione medica per i dipendenti e di condurre battaglie antisindacali, in particolare opponendosi a una proposta di legge, sostenuta anche da Obama quando era senatore, per facilitare la creazione del sindacato nelle strutture di lavoro.
Lee Scott ha dovuto faticare a lungo per scrollarsi di dosso l’immagine di manager conservatore, non aperto alle istanze sociali. E alla vigilia delle ultime elezioni alcune sue dichiarazioni sono state interpretate a dispetto delle smentite ufficiali come una velata critica a Obama e un invito ai “soci” di votare per John McCain. Per evitare ogni equivoco, la multinazionale di Bentonville, in cui la vedova e i figli di Sam Walton rivestono un ruolo di primo piano, ha quindi deciso di presentarsi nella nuova fase della politica americana con un nuovo volto: quello di Mike Duke.
Arrivato nel 1995 a Bentonville, Duke si è occupato prima di questioni logistiche e dal 2005 ha guidato le operazioni internazionali del gruppo, che ora, dopo la quasisaturazione del mercato americano, sono considerate sempre più importanti. Nei prossimi cinque anni, ad esempio, il 53% dei nuovi investimenti sarà fatto in paesi emergenti e solo il resto nelle economie più mature.
Dopo l’apertura nel 1991 del primo ipermercato all’estero, vicino a Città del Messico, la Wal Mart adesso può contare su 3.280 centri commerciali in 13 paesi, con operazioni significative anche in Cina (attraverso una partecipazione del 35% in TrustMart), in Giappone e Brasile. In tutto ha 49 milioni di clienti in giro per il mondo e il suo fatturato al di fuori degli States è stato, nell’ultimo bilancio annuale conclusosi alla fine del gennaio scorso, di 90,6 miliardi di dollari, un quarto del totale, con un aumento del 17,5% rispetto a quello precedente. Il gruppo è ora il primo datore di lavoro anche in Messico e in Canada.
Come responsabile dell’espansione all’estero, Duke si è sempre mostrato molto attivo, molto attento alle implicazioni politiche e di immagine (in particolare dopo il terremoto di maggio in Cina) e non si è tirato indietro di fronte a problemi impegnativi. E’ stato lui a decidere l’uscita nel 2006 dal mercato tedesco e sudcoreano dove gli affari non andavano per niente bene. Sempre lui a spingere l’acceleratore sul Brasile, che ora rappresenta un modello per le operazioni del gruppo nei paesi emergenti, e sull’India, dove la WalMart ha formato una società insieme alla Bharti Enterprises per approfittare del nuovo potere d’acquisto dei ceti medi.
Duke non avrà un compito facile soprattutto a livello politico. Anche lui è stato legato al partito repubblicano, contribuendo a finanziare le campagne di Bush, dell’ex governatore dell’Arkansas Mike Huckabee e di McCain. Ora dovrà reimpostare i rapporti con la Casa Bianca democratica mostrando un impegno diverso nel campo sindacale, del risparmio energetico e soprattutto della sanità.
Finora il gruppo si è sempre opposto sia a misure legislative per imporre al mondo delle imprese di pagare l’assicurazione sanitaria dei dipendenti che all’Employee Free Choice Act, la legge per facilitare la sindacalizzazione delle maestranze. Ma il vento è cambiato. Sarà difficile che nell’era Obama Wal Mart possa continuare a lasciare il sindacato fuori dalle porte dei suoi centri commerciali e sarà Duke a gestire questa complessa fase di transizione.

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Dott. Andrea Meneghini

Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare.E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei format discount e supermercati in Italia ed in Europa. Opera come manager per alcuni gruppi alimentari sullo sviluppo all’estero, soprattutto nord Europa e Medio Oriente. Ha scritto il libro per la catena Lillo Spa “Vent’anni di un successo”.

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