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Gli stili di consumo delle famiglie italiane (1° parte)

A partire dall’anno 2000 si è registrato un costante e perenne calo dei consumi. Il calo è legato a una serie estremamente complessa di cause, micro (il sistema Italia, la questione lavorativa e salariale, le abitudini di consumo degli italiani) e macro (la grande crisi finanziaria, l’aumento del prezzo delle materie prime…). È possibile capire quanto, e come, le famiglie impiegano i loro soldi utilizzando dati relativi all’anno 2007 raccolti e ampiamente elaborati dall’Istat. La spesa media mensile delle famiglie italiane indica quanto, mediamente, spendono per soddisfare i loro bisogni ed è calcolata dividendo la spesa totale per il numero di famiglie residenti in Italia. Due sono le macrovoci che la compongono:
- spese per alimentari e bevande, inclusi gli alcolici;
- spese non alimentari, che comprendono tutti gli altri tipi di spese: tabacchi, abbigliamento e calzature, abitazione, combustibili ed energia elettrica, arredamenti e oggetti per la casa, servizi sanitari, trasporti, comunicazioni, istruzione, tempo libero e cultura, altri beni e servizi (tecnologie, consulenze professionali eccetera).

Questa distinzione serve soprattutto ad evidenziare che se risulta maggiore la spesa alimentare la famiglia risulta più povera in quanto impossibilitata a spese voluttuarie riferibili a tempo libero, viaggi, etc. L’indagine sulla base dei dati ISTAT evidenzia che nel 2007 le famiglie italiane hanno speso in media 2.480 euro al mese, 19 euro in più dell’anno precedente, con un aumento dello 0,8%. Se consideriamo però che l’inflazione nel 2007 ha registrato un aumento medio dell’1,8%, con differenze non trascurabili tra i diversi capitoli di spesa, possiamo concludere che, a fronte di un lieve aumento della spesa mensile, in realtà i consumi sono effettivamente calati. Pur spendendo leggermente di più, cioè, le famiglie italiane hanno acquistato in realtà meno prodotti dell’anno prima. La capacità di spesa delle famiglie italiane, così come il reddito, registra un ampio divario tra le famiglie che vivono nelle zone settentrionali e quelle che invece abitano le zone meridionali del Paese: al Nord una famiglia spende mediamente 2.800 euro, al Centro 2.500 euro, al Sud 1.900, con una differenza significativa di quasi 1.000 euro tra Nord e Sud. Mentre la spesa alimentare risulta distribuita in modo sostanzialmente uniforme, esiste un profondo divario tra Nord e Mezzogiorno riguardo alle spese non alimentari, quasi 1.000 euro di differenza (in realtà si registra anche un divario superiore a tale cifra tra la Sicilia, la regione che spende meno in beni non alimentari, e il Veneto, la regione che spende di più: 1.317 euro contro 2.591 euro). A pesare, in questa differenza, sono le spese per l’abitazione, per il tempo libero e la cultura, per i trasporti e per altri beni tecnologici e servizi.

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