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Ok dei sindacati: la domenica non sarà più tabù lavorare. Interessante ricerca della Cermes-Bocconi

Alla fine hanno vinto le saracinesche aperte. Sempre, sette giorni su sette. La battaglia è stata lunga ma ora la domenica, giorno di riposo, è un fortino crollato sotto i colpi dello shopping. I negozi saranno aperti, quella che, finora, era solo un’abitudine sempre più diffusa, adesso è una firma in calce al contratto dei lavoratori del commercio. Ufficiale, dopo diciotto mesi di trattative, retromarce, scioperi. Il tabù domenicale è crollato per oltre due milioni di lavoratori, che ottengono un aumento del trenta per cento dello stipendio per il giorno festivo, in media 150 euro. Se comuni e regioni consentono di aprire le serrande, chi lavora anche il settimo giorno sarà pagato di più. E, per garantire la rotazione fra il personale, nel corso dell’anno andrà assicurata la presenza al massimo per un terzo delle domeniche di apertura programmate. È previsto anche un aumento di ore per il part time, da sedici a diciotto, per le aziende con più di trenta dipendenti.
Il rito della festa è diventato quello dello shopping: lo dicono i numeri, delle entrate e dei desideri. Alla domenica gli incassi dei supermercati sono da record, secondi solo agli introiti del sabato; una ricerca realizzata da Cermes-Bocconi ha calcolato che quasi l’80 per cento degli italiani vorrebbe negozi sempre aperti. L’oblio della domenica è stato quantificato anche dal Censis: meno di un italiano su due la considera un giorno di riposo, quasi la metà (il 46 per cento) preferisce dedicare le ore domenicali al turismo. E la gita, molto spesso, è quella al centro commerciale, festa tutto incluso, tempo libero in offerta.

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Dott. Alessandro Foroni

Esperto di sociologia, organizza reti vendita e merchandising a livello nazionale, prepara i funzionari alla negoziazione con il trade.

51 COMMENTI
  1. Fab

    Che vergogna, ecco perchè questo Paese va al disastro: la domenica deve essere riservata agli affetti e agli amici, alla cultura e alla natura NON ad andare nei centri commerciali.Guardatevi intorno, sono tutti degli alienati sovrappeso che la domenica alle 14 vanno in giro con un cestino pieno di cibi precotti e bevande gassate, non vedono un prato da anni!!!chew tristezza

    1. milchele

      E una Vergogna che in liguria tutte le Domeniche si debba per forza lavorare….poi ci lamentiamo sulla vera importanza della Famiglia della vita in Famiglia,quali sono i veri valori da trasmettere?Voi siete per il Dio Denaro per il Consumismo sfrenato più i Centri commerciali guadagnano più i comuni i sindaci si arricchiscono con gli Appalti e le cementificazioni del territori va avanti…e allora le famiglie si sfasciano e Loro si arricchiscono!!Vergognatevi Sindacati,non avete capito Nulla sul Vero Valore della Vita!!!

  2. Massimo

    Mai titolo fu più sbagliato ed ingannatore. E’ grave omettere da questa notizia che solo due sigle sindacali hanno accettato l’impostazione di Confcommercio sulle aperture domenicali (CISL e UIL), mentre la CGIL ha chiesto e sta chiedendo che sia possibile fare una consultazione certificata e vincolante presso i lavoratori.

    Segnalo un’iniziativa della FILCAMS CGIL di Modena a seguito dell’accordo separato del commercio. E’ stato realizzato un sito specifico sull’accordo separato. L’indirizzo è:
    http://www.contrattoseparato.com

    Segnalo anche la petizione on line per richiedere la consultazione dei lavoratori del settore sull’accordo raggiunto da Fisascat ed Uiltucs, all’indirizzo:
    http://firmiamo.it/consultazione-unitaria-lavoratori-commercio

    Per concludere mi pare poco corretto omettere da questa notizia che l’accordo è separato e che evidentemente non è corretto dire che “c’è l’OK dei sindacati”. A meno che non si ritenga la CGIL il sindacato largamente più rappresentativo del settore del commercio… cosa che evidentemente non può essere contestata.

  3. marzio

    L’indagine del 2006 cui credo facciate riferimento è stata finanziata ufficialmente da Federdistribuzione, a sostegno della propria richiesta di ampliamento delle domeniche/festivi di apertura.
    Si tratta chiaramente una indagine orientata, in quanto non è possibile porre ai consumatori una domanda secca come “lei è favorevole all’apertura domenicale dei negozi”, senza considerarne le implicazioni sociali, economiche, sui prezzi ecc. ecc.
    Se qualcuno facesse una indagine chiedendo se i prezzi nei negozisono troppo elevati credo che il 100% dei consumatori direbbe di sì. E se si chiedesse se sono giustificati gli aumenti il 100% direbbe di no. Senza scomodare la Bocconi, peraltro…..

  4. Marco

    Non penso di poter dar ragione a Fap.
    Se l’italiano medio tende ad avere problemi di sovrappeso, usare quarta gamma, e privilegiare dei luoghi “non luoghi” ad un bel parco, non peso possa essere dipeso dalla liberalizzazione all’apertura domenicale.
    Cerchiamo di analizzare il tutto in maniera obiettiva, e cioè privilegiando gli interessi collettivi (rispetto a quelli della commessa ovvero dell’impiegato). A tal proposito penso che in questo momento (congiuntura e depressione) necessiti una spinta per far girare di più l’economia. Altresì, non pensiamo alla liberalizzazione come assioma domenica=centro commerciale aperto. Pensiamo anche al centro città che vive grazie ai centri commerciali naturali.

  5. Massimo

    Ragionando obiettivamente, ad oggi non c’è evidenza del fatto che aprire la domenica consenta fatturati maggiori. Appare invece evidente il fatto che aprire alla domenica fa sì che si spostino parte dei fatturati della settimana su quella giornata. La somma algebrica di questo operazione è così assai vicino allo 0!!!
    Io credo che per rilanciare i consumi si debba garantire il recupero del potere di acquisto dei salari, più che aumentare l’offerta di apertura delle attività commerciali. E’ del tutto evidente che se gli italiani non hanno soldi da spendere non li spendono nemmeno alla domenica. In questo il rinnovo separato del CCNL non dà grandi risposte e peraltro dimentica di garantire un recupero, anche parziale, del potere di acquisto sul 2007.

  6. aldo

    Provo a ragionare obiettivamente, seguendo il suggerimento di Massimo, se aumento i giorni di apertura ed il fatturato non aumenta, mi trovo con un costo maggiore (tutti i costi che comporta tenere aperto) senza alcuna riduzione dei costi fissi. Se fosse vero l’imprenditore, sia esso centro commerciale o negozio della signora Maria non avrebbe interesse a tenere aperto alla domenica, lo stesso vale per l’apertura notturna.
    Per cui il permettere o vietare a priori l’apertura domenicale mi sembra una scelta ideologica, legittima o meno, ma non una scelta “obiettiva” pragmatica e reale.
    Per altro ci sono delle situazioni territoriali, zone turistiche che già la permettano, ma i negozi in tali zone, ed anche gli orari di apertura sono particolari, non sono aperti perchè si può tenere aperto ma perchè c’è un interesse o profitto, sennò i negozianti di Rimini o Sanremo se ne andrebbero anche loro al mare.
    Infine se le cose stanno come nella mia premessa, imprenditori decideranno se e come aprire ed i dipendenti in applicazione del CCNL o aziendale o di una trattativa ad hoc troveranno il relativo aumento di remunerazione.

  7. Massimo

    La parte iniziale del ragionamento di Aldo è dimostrata dai fatti: aumentano le aperture, ma non aumenta il fatturato. Tanto è vero che alcuni centri commerciali, per catturare consumatori alla domenica, stanno veicolando sconti ed offerte solo in quella giornata. Questo comportamento è l’ovvia conseguenza del mio ragionamento iniziale.
    Ma allora perché tutti aprono alla domenica? Il motivo è “marcare” la concorrenza! In effetti le attività commerciali non hanno un beneficio sul fatturato complessivo, ma con la presenza alla domenica sono in grado di evitare flussi di clienti che si recano dalla concorrenza.
    Altro discorso invece meritano le città d’arte o a prevalenza turistica (vedi gli esempi di Rimini e Sanremo). In questi casi sono naturali flussi commerciali anche domenicali, ma che a ben guardare sono legati alla stagionalità e non alla necessità prevalente degli abitanti del luogo di avere un’offerta commerciale domenicale. Inoltre un discorso è consentire l’apertura di un negozio di alimentari per le “emergenze”, un altro discorso è consentire l’apertura di un negozio di abbigliamento o di elettrodomestici per i quali non ravvedo emergenze.
    Infine non sempre la monetizzazione della prestazione lavorativa può essere praticata. Se hai una famiglia e tuo marito/tua moglie lavora tutte le domeniche, quale mai sarà il momento in cui questa famiglia potrà essere unita? Si parla tanto di disgregazione delle famiglie, certamente il lavoro domenicale non necessario può essere un motivo. Per queste famiglie la gita “fuori porta” è preclusa a priori!

  8. Fab

    Concordo con massimo, nella GDO se uno apre la domenica, tutti gli vanno dietro in marcatura e poi il lunedi c’e’ il vuoto…ma tanto a loro non interessa granchè l’aumento dei costi di apertura: la domenica pagano i poveri interinali due soldi e del servizio al cliente chissenefrega; purtroppo stavolta ci hanno fregato: impnendo la domenica obbligatoria e pagata quasi come l’ordinario riescono a salvare capra e cavoli…rispondendo a marco dico: se vendi la stessa quantità di merce con o senza apertura domenicale, quest’ultima non serve alla ripresa economica, se poi parli dell’interesse collettivo alla aperturadomenicale, per favore spiegami dov’è, visto che con orari continuati 9-22, tutti possono comprare tutto (forse sono esclusi solo i dipendenti GDO…)

  9. aldo

    Caro Massimo, io parlavo dell’apertura domenicale da un punto di vista meramente economico, non credo che nessun imprenditore apra per stare in perdita, e nemmeno la gdo, e un pò di esperienza al riguardo l’ho anche io.

    Tu, però sollevi altre questioni, che però ci portano ancora più lontano dal tema e aumentano le distanze tra le mie e le tue opinioni, è il bello della vita.

    Caro Fab, io non ho parlato, sempre che ti riferisci a me, di interesse collettivo, io penso che permettere le aperture domenicali non vuol dire avere negozi aperti la domenica, a meno che ci sia l’interesse economico a farlo, in certe zone d’Italia i negozi fanno ancora lo spezzato, parlo di supermercati, perchè? non ci sono clienti in quegli orari, a Milano un delle ore di picco degli acquisti va dalle 6 alle 8,30 della sera.

    come avrete capito a me piace che ci siano opportunità (non obblighi) e non divieti.

  10. Massimo

    Caro Aldo,
    il problema è che ciò che per te è un’opportunità (andare a fare spesa alla domenica) diventa immediatamente un obbligo per il lavoratore a prestare servizio in quella stessa giornata.

  11. aldo

    Massimo,
    Io non vedo un legame diretto tra l’opportunità di aprire con il fatto che poi si apra effettivamente, la conditio sine qua non è l’effettiva utilità economica della stessa.
    Se come tu pensi questa non c’è nessuno terra aperto dopo aver visto che non c’è la convenienza economica per farlo, per cui tutte le problematiche che tu evochi non ci saranno, sennò si gestiranno così come le gestiscono chi fa i turni in fabbrica, o lavora negli ospedali, in aeroporto, nei call center, nei ristoranti negli alberghi.

  12. Massimo

    Il paragone non tiene… che nesso esiste tra l’utilità di poter andare in ospedale e dover comprare un paio di calzini alla domenica? Che nesso c’è tra ricevere un servizio di teleassistenza e comprare un maglione alla domenica?
    Come cercavo di scrivere in precedenza i negozi non tengono aperto perché è economicamente rilevante, ma lo fanno per non perdere “fascino” tra i loro clienti che potrebbero decidere di andare dal concorrente che apre alla domenica.
    I fatturati fatti alla domenica erodono il fatturato della settimana, non aumentando il fatturato complessivo. Se esiste l’opportunità di aprire, tutti i negozi aprono, non per un beneficio diretto, ma perché “così fan tutti” e “se io non apro mi perdo la mia fetta di mercato”. Nel ragionamento che fai questo aspetto viene trascurato, ma è forse il più rilevante.

  13. aldo

    Massimo io non dico che c’è un utilità e non l’ho nemmeno scritto per cui non capisco il tuo appunto.
    Io dico, rispondendo ad una tua affermazione, che se un lavoratore di un ristorante riesce ad avere una vita famigliare pur lavorando alla domenica non vedo come questo non possa succedere per uno che lavora nella distribuzione, ed il paragone qui ci sta tutto.

    venendo alla seconda tua osservazione, io non lo considero perchè è fuori da ogni logica economica e nel medio periodo è un gioco a somma negativa per cui destinata ad essere fermata.
    poi nella vita ci sono quelli che per fare un dispetto alla moglie si tagliano le palle ma diciamo che sono l’ecezzione e non la regola o almeno spero che sia così :)

  14. Massimo

    Se le aziende non fossero obnubilate dal sacro fuoco dell’apertura domenicale e se realmente alla domenica le vendite avessero buoni andamenti, mi spieghi perché le aziende stesse dovrebbero attivare promozioni solo nella giornata di domenica allo scopo di accalappiare i clienti? Ma se l’apertura domenicale fosse economicamente vantaggiosa a prescindere perché cercare di accalappiare i clienti con promozioni così smaccatamente orientate ad invitare il cliente solo in quella giornata? E torniamo alla domanda iniziale: se non c’è guadagno all’apertura domenicale, perché tenere aperto? La risposta è perché la concorrenza apre e quindi devono marcare la concorrenza. Fine delle trasmissioni.

    Mi pareva evidente che citare il lavoro ospedaliero fosse un espediente per identificare lavoratori che per la natura del loro lavoro e della loro pubblica utilità sono obbligati al lavoro domenicale. Azzardando un paragone forte mi viene da dire che anche i lavoratori del turismo (ristoranti, alberghi, …) sono lavoratori di pubblica utilità in un paese che basa gran parte del suo PIL sul turismo.
    Detto questo i lavoratori del commercio non hanno certo le caratteristiche né degli uni, né degli altri e quindi resto della mia idea che il paragone è forzato.

    Infine un lavoratore del commercio mi ha posto un’obbiezione interessante: perché se io lavoro alla domenica non devono lavorare alla domenica anche le banche, gli enti pubblici, le fabbriche, …? La mia risposta è che non si migliora la condizione dei lavoratori del commercio peggiorando la condizione di altri lavoratori. Il discorso fila anche ribaltato ed ampliato: non si migliora la condizione dei cittadini consentendogli di comprare calzini alla domenica e quindi non si spiega questa necessità all’apertura domenicale.

    Per concludere le teorie economiche, come tutte le teorie, sono costruite e poi superate. Fino agli anni ’70 il concetto di inflazione in presenza di stagnazione era impensabile. Ora è una cosa che tocchiamo con mano. Penso che quindi sia nell’ordine delle regole economiche che una cosa apparentemente assurda si possa verificare e che quindi nella situazione data le aziende puntino sulle aperture domenicali anche se queste al momento non sono immediatamente remunerative… alla faccia del marito che vuole fare un dispetto alla moglie :)

  15. aldo

    Beh gli puoi anche rispondere che molti nelle fabbriche ci lavorano alla domenica. Così come in banca al sabato.
    In generale ci sono due visioni, la tua applicata ad esempio in svizzera in cui i negozi chiudono il sabato alle 16 e 17 ed altre per cui i negozi sono sempre aperti, al di la delle visioni politico-sociali, in senso alto, credo che la risposta non sia univoca nel senso che un sistema ed un altro sono figli dei valori anche qui in senso alto che guidano una società, o sarebbe meglio dire l’ordine di alcuni valori che vengono ad assumere all’interno di una società, mi sa che per te ne prevalgono certi per me altri, e credo che le posizioni siano difficilmente concigliabili.
    In genere questi diritti o valori, pur in astratto pesando tutti alla stessa maniera, vengono perà ponderati ne è tipico esempio il diritto di sciopero e quello dei servizi pubblici, per cui pur garantendo il primo si garantisce anche il secondo attraverso l’individuazione di un numero minimo di servizi che devono essere comunque garantiti.
    Tornando a questioni più banali, che in realtà non lo sono, il danno alla condizione dei lavoratori del lavoro domenicale o notturno prevale con l’interesse generale delll’economia due diritti costituzionale, la risposta che il diritto (leggi e contratti nazionali) ha dato (anche con sentenze della corte costituzionale) è stato quello che prevale il secondo, risarcendo il danno (non solo economico ma anche affettivo e relazionale) arrecato al lavoratore con una diversa retribuzione rispetto alla paga ordinaria ed ad altri benefici, come il riposo obbligatorio etc.

    Infine il punto delle teorie economiche, mi sembra corretto ma centrare poco rispetto al mio punto, io sostengo che se è come tu dici, io non contesto il tuo assunto di partenza ma arrivo ad un altra conclusione, tutti sarebbero in perdita, tale condizione è sostenibile per brevi – medio periodi, poi i più deboli dei concorrenti sono destinati ad uscire dal mercato perchè le risorse finanziarie sono finite e non infinite, alla fine chi rimane non ha interesse a marcare la concorrenza per cui se l’apertura domenicale è in perdita nessuno terrà aperto e il problema cesserà di esistere.

  16. giò

    i rappresentanti sindacali fisascat di lucca
    i contenuti dell’ipotesi di accordo x il rinnovo del ccnl commercio sottoscritto da due sole sigle sindacali non sono che un indebolimento in un settore già di per se frammentato, a fronte di una contro parte sempre più forte e esigente rispetto alle proprie necessità.
    nel merito dell’accordo sulla partita del lavoro domenicale abbiamo assistito ad un completo rovesciamento delle posizioni sempre sostenute a salvaguardia della volontarietà rispetto a quanto sottoscritto, questo è ritenuto penalizzante e giunto fra l’altro in modo inaspettato, senza un confronto preventivo su eventuali disponibilità, che comunque potevano essere attuate con modalità diverse e con maggiore tutela. riteniamo, al di là delle motivazioni che hanno portato alla firma dell’accordo, si debba a questo punto necessariamente tenere conto dell’opinione dei lavoratori, è impensabile e intollerabile che quanto sottoscritto nn venga sottoposto al vaglio di coloro che ne saranno i destinatari, affinchè possano democraticamente esprimere la loro opinione nel merito, come sempre si è fatto nel passato, anche se oggi, anche se oggi con una buona dose di ipocrisia, vengono sollevati dubbi sulla rappresentatività di tali meccanismi.
    rivendichiamo con forza il rispetto di un percorso democratico che consenta di capire se il testo di accordo incontra o meno il favore dei lavoratori, quanto meno dei nostri inscritti.
    invitiamo tutti i nostri inscritti e rappresentanti sindacali fisascat a aderire e sostenere tale richiesta per dare voce al proprio pensiero anche dentro questa organizzazione.
    x contatti scrivete alla mail rogagi@virgilio.it

    (8 settembre 2008)
    giò

  17. Massimo

    Caro Aldo,
    al di là dell’arzigogolato ragionamento dell’ultimo posto ribadisco che ad oggi non c’è giustificazione economica a consentire la vendita di calzini alla domenica, indipendentemente dal “risarcimento” che deve essere riconosciuto al lavoratore, perché non c’è un prevalente interesse economico generale all’apertura domenicale.

    Infine, come ho scritto anche in altri post, il fatturato domenicale ruba fatturati alle altre giornate, ovvero i negozi non vanno i perdita, ma semplicemente fatturano la stessa cifra che di solito fatturano nel periodo da lunedì a sabato, nel periodo da lunedì a domenica. Di conseguenza dal punto di vista economico non hanno beneficio, ma l’unico beneficio lo traggono dal rendersi visibili alla clientela come operatori che aprono alla domenica, come tutti i concorrenti. Ancora si segnala come l’apertura domenicale serve per marcare la concorrenza e non per aumentare i fatturati.

  18. gianluca

    12 Luglio 2006
    Fantozzi è vivo e lotta con noi

    Ricevo questa lettera da uno dei tanti schiavi moderni. Lavorava 56 giorni (di otto ore) al mese, belin. Ma questa è fantascienza, fantalavoro, fantacapitalismo. Quando ho letto la mail non ci volevo credere, pensavo a uno scherzo di Paolo Villaggio. Ho telefonato al ragazzo che ha confermato tutto e mi ha detto di mettere per esteso il suo nome. Se la Lidl vuole scrivere una replica la pubblicherò.

    “Mi presento:mi chiamo Emanuele D., sono pugliese, ho 32 anni, laureato in Economia e Commercio e vivo a Bologna da quando ho un anno. Adesso ho un problema: hai mai sentito parlare della Lidl? E’ una società tedesca che si occupa della grande distribuzione di prodotti quasi esclusivamente alimentari, in Italia è famosa per i suoi discount ma non solo.. A dicembre 2005 vengo contattato dai dirigenti della società per fare un colloquio “di sicuro interesse”, così comincia tutto:mi offrono 29000 euro l’anno, automobile aziendale, buoni pasto e tutti i benefits del caso per diventare quello che chiamano il Capo Settore, ossia, un quadro intermedio con le stesse mansioni di un capo area ma responsabile di una area provinciale non regionale. Il 15 dicembre lascio il mio vecchio lavoro “responsabile di reparto” in una catena di distribuzione di elettronica, a tempo indeterminato, ed il 2 gennaio approdo da questi tedeschi! Da quel giorno la mia vita viene stravolta! Tutte le mattine in piedi alle 5.00, la mia giornata inizia con lo scarico di camion pieni di merce, naturalmente da solo e con la forza delle braccia, poi sistemo il banco della frutta, del pane e le vasche della carne ed anche qui sollevo chili e chili di merce. Alle 9 apre il negozio al pubblico e solo allora iniziano ad arrivare i primi dipendenti (naturalmente tutti in formazione, con mille dubbi e domande alle quali devo rispondere io)e fino alle 21 il mio impegno è rivolto ad ogni singola mansione presente all’interno di un supermercato. Ovviamente se ho un po’ di tempo mi offrono di andare a pulire il parcheggio scoperto del negozio, perchè d’inverno con la neve è difficile per i clienti parcheggiare. Se rimane del tempo posso anche mangiare qualcosa, chiaramente dopo le 15.30 perchè a pranzo arriva un altro camion da scaricare.
    Dopo la chiusura mi occupo di risistemare tutto il negozio (1286 mq) affinché sia perfetto per l’apertura del giorno successivo. Il negozio che mi viene affidato ha anche la fortuna di essere sotto personale a causa del forte turnover e così dopo le 21 sono sempre da solo a lavorare. Se tutto va bene, finisco per le 22.30, se tutto non va bene alle 22.30, quando credo di aver finito la mia giornata, arriva il controllo notturno, ossia un collega che ha il compito di valutare il tuo operato, che non è mai soddisfacente e così te ne rimani fino a notte inoltrata nel tentativo di fare qualcosa di soddisfacente, ricordandoti che il motivo della tua permanenza è solo la tua negligenza.

    Ci sono anche le giornate di inventario notturno in cui dalle 5 della mattina si va letto alle 3.30 per ricominciare tutto dopo 1 ora e mezza.
    Il giorno di riposo che mi spetta in realtà è bene non utilizzarlo per risparmiare qualche nottata lavorativa, la domenica non è il giorno di Dio, ma il giorno di chiusura della filiale e non si va a messa ma si approfitta dell’assenza dei clienti per fare altri inventari o rifacimenti.
    In questo frangente mi capita un lutto in famiglia, per il quale mi spettano 5 giorni visto il viaggio a Brindisi che devo fare, ma i miei superiori hanno pensato che 3 giorni potessero essere più che sufficienti e al mio ritorno mi accusano di aver abbandonato il posto di lavoro senza essermi assicurato che tutto fosse programmato e “a posto” per i 3 giorni successivi.
    Mi capita anche un infortunio, e devo chiedere il permesso di assentarmi dal negozio per andare al pronto soccorso a mettere qualche punto alla mia mano, permesso che mi viene accordato dopo 2 ore e, al mio ritorno dall’infortunio, vengo accusato di aver abbandonato il posto di lavoro senza essermi assicurato che tutto fosse programmato e “a posto” per tutto il periodo di degenza.
    Questa non è solo la mia esperienza, infatti abbiamo iniziato la formazione in 83 in tutta Italia (13 in Emilia Romagna) ed a oggi ci sono solo 24 persone (3, me compreso in Emilia Romagna)che continuano ad aver la forza di fare tutto questo ogni mattina.
    I costi dei prodotti riescono ad essere contenuti perchè l’azienda non è disposta a pagare straordinari (perchè se lavori di più è solo per colpa tua), festività non godute(perchè sei in formazione e più lavori più impari)..
    La loro politica è quella del terrore, i dipendenti devono essere impauriti in modo da evitare ogni genere di rivendicazione o richiesta, infatti i sindacati non riescono ad avere una rappresentanza all’interno dei punti vendita.
    Cercando in internet ho scoperto decine di testimonianze vicine alle mie, ed addirittura è stato pubblicato un libro “nero” lo Schwarzbuch, del quale è possibile trovare notizia anche su WIKIPEDIA, che racconta gli innumerevoli soprusi della Lidl nei confronti dei propri dipendenti.
    Io all’ennesimo insulto ingiustificato, stanco di ricevere chiamate ad ogni ora del giorno, di non avere nemmeno il tempo per recuperare le mie energie, a quattro giorni dal termine del fatidico periodo di prova, ho provato a contestare i loro comportamenti e così sono stato obbligato a presentare la lettera di dimissioni, cosa che sono riuscito a non fare solo grazie all’aiuto di chi ha vissuto con me questi orribili mesi, e che mi ha permesso di non cadere sotto i loro colpi.
    Sono in malattia da quel giorno, ho bisogno di ritrovare l’equilibrio che loro mi hanno tolto, e sto affrontando la situazione con l’appoggio di un sindacato, che mi aiuta anche a contestare qualcosa che non mi aspettavo, il licenziamento arrivatomi via telegramma durante la malattia.
    La loro politica va al di fuori di ogni logica di mercato,sfruttano le persone fino all’esaurimento e poi le buttano via, tanto per contratti così appetitosi trovano qualche altro ragazzo che pensa finalmente di poter costruire qualcosa per il suo futuro.
    Quello che ora sto cercando è sicuramente di riprendermi da questa esperienza, ma vorrei far conoscere alla gente, ovviamente contenta di aver trovato il risparmio sotto casa, da dove questo risparmio viene; non cuciamo i palloni e siamo tutti maggiorenni, ma sopportiamo soprusi e condizioni di lavoro non certo degni di un paese che ha la pretesa di far parte dell’unione europea (il monte ore mensile, 16 ore al giorno per 28 giorni, è di 448 per una base oraria di 3,48 euro, con un contratto da 42 ore settimanali elastiche e l’inquadramento da quadro).
    Vorrei scrivere un milione di altre cose, far parlare insieme con me decine di colleghi costretti alle situazioni più impensabili, ma spero almeno di aver aperto una strada per riuscire a far conoscere tutto questo, in modo che nessuno più si trovi nelle condizioni di dover sposare la società per cui lavora e doverLe riconoscere anche i “doveri coniugali”.. passivi chiaramente..
    Grazie per l’impegno che metti in quello che fai, per tutti.
    Emanuele.

    lavoriamo anche di notte messi a 90 come chi ha firmato questo contratto…..

  19. Marco

    ieri per la prima volta in televisione hanno parlato del nostro contratto; peccato che fosse a porta a porta e si
    stava parlando dell’Alitalia…..il grande Bonanni e compagnia ci hanno svenduto.

  20. marco

    è terribile quello che (forse) succede in lidl…però nessuno obbliga ad andare a lavorarci.al colloquio illustrano molto bene: più soldi vs più tempo e più produttività. tra l’altro mi piacerebbe sapere come hanno fatto i dirigenti lidl ad arrivare dove sono: sono alieni o semplicemente si sono dati da fare facendo un po’ di gavetta-lidl? mah

  21. sabina

    Non credo ci sia niente di cui meravigliarsi, in fin dei conti. Almeno dal mio personale punto di vista.Lavoro da vari anni in un grande centro commerciale, che apre alcune domeniche in prossimità delle feste principali. E’ vero: la gente viene al centro commerciale, la domenica. E’ vero, la gente compra di tutto. Ma non credete che sia effetto di una psicosi collettiva? Mi spiego meglio: un tempo si faceva la spesa pensando: oggi cucino le lasagne e mi bevo un bel bicchiere di vino, coca cola… e si comprava per quel fine:adesso invece si ha PAURA che manchi qualcosa in casa. Ci dev’essere tutto, e tutto dev’essere in perfetto ordine:riso, pasta,lasagne,maccheroni,tortellini etc. Se manca uno dei componenti della perfetta dispensa, andiamo in tilt e corriamo ai ripari subito. Io vedo spese continue, anche giornaliere di alimentari che devono colmare un vuoto esistenziale invece che riempire lo stomaco. Fintanto che questa psicosi durerà, perchè no alle domeniche aperte? Salvano tutti dalla psicosi. Bleah.
    sabina

  22. Supermanu

    E’ una vergogna!!!!nessuno pensa a chi lavora nei centri commerciali!!sono gli schiavi dell’era moderna, pagati pochissimo e sfruttati all’inverosimile, tutto per arricchire le tasche degli imprenditori!!!
    Nell’antica Roma le persone erano trattate meglio!!!

  23. Francesca P.

    Il c.c. Le Torbiere di Corte Franca (BS) e altri hanno fatto ricorso al T.A.R. regionale per poter aggirare tale provvedimento, ottenendo agevolazioni e revoche temporanee del limite imposto fino a sentenza definitiva (che dovrebbe essere a maggio).
    La sospensiva ottenuta ha deluso parecchie persone, residenti e non, che avevano visto come una “liberazione” l’avvenuta chiusura periodica di queste strutture.
    Momenti passati con la famiglia, con gli amici, feste paesane, sagre locali, escursioni o anche semplicemente un pomeriggio a casa con le persone care stanno sparendo.
    Il contatto dell’uomo con la natura (ad esempio visite a parchi faunistici e riserve naturali, come le Torbiere) e il vero relax stanno diventando sempre più a rischio.
    Penso che sei giorni su sette (e un paio di aperture domenicali extra) possano abbondantemente bastare per fare acquisti per la famiglia, danneggiando anche in minor modo la piccola impresa oppressa da questa concorrenza sproporzionata.
    Le amministrazioni locali si ripropongono di promuovere le attività comunali e la ripopolazione del paese nei giorni festivi. E’ un palese controsenso distrarre l’attenzione popolare dai borghi medievali, da prestigiose cantine, da riserve naturali e da paesaggi invidiati da tutta Italia.
    Nel periodo in cui il c.c. è stato aperto due domeniche al mese, ho notato diversi vantaggi:
    - le vendite non sono diminuite, infatti l’affluenza domenicale è stata divisa nei vari giorni settimanali, favorendo un’attività lavorativa più continuativa ed omogenea;
    - il personale è risultato più produttivo in quanto meno sotto pressione, potendo finalmente godere di un giorno di riposo comune agli altri lavoratori;
    - delinquenza locale ed extracomunitaria (furti, spaccio e borseggio) diminuita in maniera vertiginosa;
    - meno congestionamento del traffico, quindi meno inquinamento ambientale.

    Penso, come cittadina, di aver focalizzato la situazione al meglio delle mie possibilità.

  24. Fabio Manenti

    In Italia,o meglio,in alcune zone,ormai la gente lavora di più delle bestie da soma.
    Io sono un commesso,da anni (6 esattamente),non faccio una domenica libera.
    VI sembra giusto questo ,x 1000 euro al mese??
    by fabio manenti

  25. Fabio Manenti

    In Italia,continuiamo a parlare di crisi.
    penso che la vera crisi,sia non quella economica,ma crisi
    di : valori,amicizia,divertimento,cattolica,educazione,
    esasperazione dei soldi.
    tutti e tutte che vogliono e vogliono ancora.
    Mi è stato insegnato che l erba voglio non esiste neanche nel giardino del RE

  26. Fabio Manenti

    viene detto:la via giusta sta nel mezzo.lavorare tutti i fine settimana,dico tutti,mi sembra troppo.noi commessi,non abbiamo più una vita sociale.nel futuro imminente,potremo leggere sul vocabolario dei sinonimi:schiavo=commesso.

  27. Fabio Manenti

    Ma il 7 giorno,cioè la domenica,anche il nostro dio ha riposato o sbaglio??

  28. Fabio

    Proviamo a metterci nei panni,di chi segue sempre il cliente
    proviamo a pensare ad un umile commesso.costretto a lavorare tutte le festività.
    proviamo a a pensare più con il cuore che con il portafoflio.
    Amo il mio lavoro,(commesso d elettronica)ma l eccesso mi sta distruggendo in tanti sensi.

  29. Maldi

    Voglio vedere il direttore del mio centro commerciale stare in direzione le festività compresa pasquetta 25 aprile 1 maggio e 15 agosto invece è solo in grado di firmare e far richieste inutile e poco costruttive.
    Questo è rivolto anche a proprietari di negozi che firmano a favore delle aperture domenicali poi però chiudono il lunedi’ mattina esponendo un falso cartello “problemi tecnici”.
    Siamo umani e non è giusto passare tutte le domeniche in un negozio sopportando la gente isterica per l’arrivo del lunedi’…
    Voglio i componenti del tar al lavoro con me… per un mese…

  30. giovanni

    continuate con queste domeniche.vedremo mangiare le persone,senza piu soldi.complimenti!!!!!

  31. giovanni

    lavorare tutte le domeniche,significa non creare piu negozi piccoli di paese.obbligare la gente a scegliere tra famiglia esoldi,rovinare turismo verso veri luoghi di turismo.dare da mangiare sempre di piu ai veri ricchi.
    rendere le persone schiave di una societa governata dal dio soldo.

  32. giovanni

    proviamo a ribellarci tutti,da questa societa consumistica,altrimenti saremo sempre piu schiavi e macchine da lavoro.diciamo di nooooooo,NooooOOO,alle aperture di tuttee le domeniche ,prima che sia tardi,.vi pregoo.

  33. giovanni

    NOOOOO ALLE DOMENICHE NEI CENTRI COMMERCIALI,SII A NUOVI PARCO GIOCHI,CENTRI CULTURALI,CENTRI RICREATIVI ED EDUCATIVI,SI A MUSEI,SI A CHIESE LIBERE.NO A SCHIAVITU DEL DIO SOLDO.

  34. ALEX

    è UNA SKIFO LE DOMENICHE SOPRATTUTTO QUELLE FESTIVE DEVONO ESSERE TASSATIVAMENTE LIBERE…… IL MONDO STA ANDANDO DAVVERO ALLA ROVESCIA NN SIAMO DEGLI SKIAVI…. ANKE NOI ABBIAMO UNA VITA SOCIALE. STOP ALLE DOMENICHE LAVORATIVE

  35. Luca

    Leggo per la prima volta del dottor Foroni riguardo i centri commerciali.. Non posso far altro che indignarmi di fronte all’indifferenza manifestata nei confronti dei lavoratori. Io in qualità di titolare( officina ),mi interrogo sulle prospettive sociali che vengono poste dinanzi alla categoria dei commessi. Visti i loro salari e l’obbligo di offrire la loro disponibilità tutte le domeniche e le festività..io ritengo che la disponibilità professionale vada richiesta adeguatamente parlandone coi lavoratori e non imposta dalla classe dirigente. Gradirei chiarimenti da parte del dott.Foroni su questo blog. Grazie.

  36. Dott. A. Foroni

    Gentilissimo Luca
    l’accordo di cui si parla nell’articolo è frutto di una lunga trattativa tra sindacati e commercianti, e non è stato imposto proprio da nessuno. Se lei non riconosce il ruolo dei sindacati nella definizione dei contratti collettivi non può certo indignarsi con questa rivista che riporta solo le notizie. La rappresentanza è un principio cardine della democrazia contemporanea.
    Inoltre, come scritto nell’articolo, un lavoratore potrà lavorare massimo un terzo delle domeniche in un anno: massimo 17 domeniche e non “tutte le domeniche e le festività” come afferma lei.
    Questa rivista offre ospitalità a chiunque voglia dire la sua, come lei, su tutti gli argomenti che trattiamo. Non capisco come possa accusarci di indifferenza nei confronti dei lavoratori quando contribuiamo quotidianamente a dar loro voce attraverso i loro commenti.

  37. Massimo

    Mi permetto di fare alcune precisazioni rispetto all’ultimo post del dott. Foroni:
    1) l’impianto dell’accordo sottoscritto da Confcommercio, Confesercenti, Fisascat CISL e Uiltucs UIL a Lulgio 2008 prevedeva che le aperture domenicali obbligatorie per i lavoratori fossero 26 e non 17 perché nel meccanismo da lei descritto sommariamente si devono aggiungere le 8 domeniche che già prevede la legge Bersani.
    2) l’accordo risultava imposto per mancanza di democrazia. Infatti avete colpevolmente omesso di specificare che una sigla sindacale, la Filcams CGIL, non aveva sottoscritto tale accordo, anche per la questione relativa alle domeniche, ed aveva chiesto che fosse possibile effettuare una consultazione unitaria di tutti lavoratori per chiedere un loro giudizio. Ricordo per inciso che nelle realtà a prevalenza turistica o riconosciute come città d’arte la legge consente già l’apertura di tutte le domeniche.
    3) a conclusione di questa vicenda il 23 Giugno 2009 è stato sottoscritto il “Patto per il lavoro” tra Confcommercio, Confesercenti, Filcams CGIL, Fisascat CISL e Uiltucs UIL che supera alcune criticità contenute nel testo originario del CCNL firmato il 18 Luglio 2009. Purtroppo su questo blog non ho trovato traccia di questa notizia che mi pare fosse importante riportare vista l’enfasi con cui si era erroneamente titolato “Ok dei sindacati: la domenica non sarà più tabù lavorare.”

    Per approfondimenti è possibile leggere

    http://www.contrattoseparato.com/2009/06/24/raggiunta-il-23-giugno-2009-l-intesa-denominata-patto-per-il-lavoro-tra-filcams-cgil-fisascat-cisl-uiltucs-uil-e-confcommercio/

    http://www.contrattoseparato.com/news/intervista-a-franco-martini-i-perch%C3%A9-della-firma-del-patto-per-il-lavoro/

    http://www.contrattoseparato.com/2009/07/23/patto-per-il-lavoro-lavoratrici-e-lavoratori-approvano-l-intesa-siglata/

  38. Alessandro Foroni

    Grazie Massimo per le precisazioni. Noi parliamo di grande distribuzione e questa notizia era stata riportata in quanto inerente alle attività dei supermercati, senza pretesa di trattare l’argomento in maniera approfondita e continuativa come fatto dai siti e le riviste specializzate in temetiche del lavoro.
    Nel merito degli accordi ciascuno di noi è libero di pensare che siano democratici o meno, utili alla collettività o socialmente penalizzanti, ecc.. Il titolo semplicemente rispecchiava la notizia nel momento in cui è stata data.

  39. Massimo

    Mi permetta: la frase “Il titolo semplicemente rispecchiava la notizia nel momento in cui è stata data” è quanto meno imprecisa. Infatti, proprio nella fase in cui è stata pubblicata questa notizia, il titolo “Ok dei sindacati: la domenica non sarà più tabù lavorare” non rispecchiava nella maniera più assoluta quello che si voleva rappresentare della realtà. Infatti la vostra nota ometteva completamente che in realtà non c’era l’ok dei sindacati al lavoro domenicale. Non è una questione di lana caprina…

  40. roberto

    chiunque faccia leggi e regolamenti che regolarizzano le domeniche, sindacati compresi, non hanno mai lavorato in GDO non hanno mai avuto a che fare con propietà che vedono solo il lucro in Sicilia si lavora tutte le domeniche senza essere pagati e senza recupero o cosi o vai a casa, nessuno compreso i sindacati controllano figuriamoci un governo “liberale” come quello italiano.
    Io direi lavoriamo le domeniche tu ci paghi il giusto e in piu mi dai il recupero che mi spetta allora sarei curioso di vedere quanti negozi aprono
    Commessi= gente senza famiglia e senza diritti.
    Chiediamo le stesse cose per il servizio publico e allora vedremo le vere rivoluzioni

  41. MAX

    BE OGGI LE FINTE ESIGENZE DI MOLTI E IL POTERE DEI SOLDI
    GIUSTIFICANO LA DISTRUZIONE DELLA VITA DI CHI “DEVE” LAVORARE
    DOMENICA E FESTIVI QUESTO SUCCEDE A ME CHE “DEVO” E A MOLTI
    CHE “DEVONO” LA REALTà è CHE ORMAI ABBIAMO PERSO IL DIRITTO
    DI ESSERE “PERSONE”
    SCUSATE LO SFOGO MA è QUELLO CHE STà SUCCEDENDO DAVVERO

  42. Dante

    Le trattative fra sindacati e commercianti ? ma per favore, le trattative le devono fare con i diretti interessati, ovvero con chi nei negozi ci lavora, non decidere del loro futuro, parlando fra sindacati e proprietari, che solitamente sono amministratori delegati che i negozi nemmeno li vedono. E poi leggo che al massimo un dipendente puo’ lavorare 17 domeniche all’anno? Beh perche’, vi sembrano anche poche ? fatevele voi le domeniche, il piu’ delle volte senza recuperi infrasettimanali perche’ “c’e’ la crisi, pero’ si lavora molto e sempre sotto personale e quindi , ferie e riposi ciao..”. Fatele voi le domeniche, pagate in modo RIDICOLO, come del resto sono ridicole le paghe ed i contratti che vengono proposti nel terziario e servizi in Italia (spesso e volentieri si va avanti anni a tempo determinato 6+6 con paghe sotto i 900 euro al mese per full-time).
    Si parla tanto di Europa, andate in UK, Olanda, Germania , Francia, a vedere orari, turni e paghe: invece si guarda solo al fatto che in alcuni paesi si sta gia’ aperti anche di notte, omettendo pero’ che in un supermercato medio di circa 1000 mq c’e’ il quadruplo del personale che da noi invece e’ sempre piu’ ridotto. Lavorare nei festivi?? Ho un’amica svedese che studiando faceva solo i weekend come commessa in Svezia: morale? Per 12-14 ore in 2 giorni portava a casa 350-400 euro a weekend!!! Proponetelo qua, vedrete che a qualcuno interessa, invece di cavillare con sindacati e contratti, e far lavorare la gente di domenica per 5 euro all’ora !!! Le cose diciamole come stanno, non nascondiamoci dietro ai titoloni su !!!!!!!

  43. Erni

    Una volta non c’era questa esigenza di stare aperti la domenica… la gente faceva la spesa il sabato e si accontentava di quello che c’era nel frigorifero.

  44. silvio gnocca

    sicuramente il commercio e il modo di andare a fare la spesa sono cambiati. purtroppo la crisi economica e la mancanza di posti di lavoro obbligano a scelte non condivise. le amministrazione pubbliche e i sindacati sono spesso manipolati col denaro e coi ricatti . in conclusione i dipendenti sono le vittime di turno: nessuno li tutela. sono costretti a lavorare un esagerazione di domeniche per una miseria….e per di piu’ senza nessuna altra possibilità! (se no te ne vai….)a ms siamo aperti 52 domeniche all anno piu’ tutti i festivi….mai nessuno si è mosso per dire: sono troppe! anzi ci hanno pure messo un anno in cassa integrazione!!!!e solo per errori gestionali…..nessun dirigente ha mai pagato, sono tutti al loro posto!!siamo una squadra che va in campo con un calciatore e 10 allenatori….come faremo mai a vincere?? anzi ora per tamponare una cassa integraz adottata da carrefour ci imporranno di cambiare tutti gli orari di lavoro!! eh gia’…se vai via un ora prima rimane un buco che dovrà coprire un tuo collega cambiando il suo orario…ma che modo è?? secondo me non sanno in cosa si stanno infilando e faremo una brutta fine!

  45. Deborah

    Poveri noi….praticamente non vedrò più la mia famiglia…perchè?perchè nel week end anziché essere con loro…sarò al lavoro anzi saremo…parlo a nome di tutti i miei colleghi…ora mai reclusi di un Centro Commerciale che resta aperto per dare solo un posto per passare il tempo alla gente….perchè di soldi ormai non ce ne più…e non si spende come prima…risultato?Ore passate a guardare la gente che gira e che non spende anziché stare all’aria aperta almeno un giorno a settimana.
    Grazie Caro Governo…perchè non ci fate lavorare gratis tanto poco ci manca.

    1. tiziana

      Cara deborah , chi scrive e’ una commessa come te…molto arrabbiata… grazie a questo nuovo decreto sono cinque domeniche consecutive che lavoro, e , nel chiedere in ginocchio il risparmio della prossima, mi sono vista rispondere negativamente dal mio capo perche’… perche’ non sa come fare.. tutte queste aperture di certo non invogliano un titolare ad assumere, gli incassi che vengono fatti in negozio dentro un centro commerciale alla fine sono quelli tolti dagli altri giorni feriali. la cliente e’ quella che non e’ venuta il giorno prima perche’ tanto pensa” ma si, vado un attimino domani… e io?
      innanzitutto non mi permette piu’ di stare con la mia famiglia, con mio marito, e con mio figlio. lui in settimana va a scuola e questo mese sono stata con lui quanto? neanche un giorno… ma dove stiamo finendo? il valore della famiglia dov’e’?
      il diritto al riposo dov’e’?
      questo per cosa scusate?per fare rigirare l’economia?ma se la gente non ha soldi non liha neanche la domenica, di certo non spende di piu’, ma rimane solo una comodita’!!
      e la mia comodita’ chi la ripaga? perche’ io allora devo impazzire a guardare gli orari quando devo andare in banca, dal medico, dalla pediatra
      e a lasciare il bambino a scuola???perche’ non liberalizzate anche questi servizi?
      che tristezza!!!! che amarezza!!!
      vogli solo stare un po di piu’ con il mio cucciolo, con mio marito….

  46. tiziana

    giusto deborah….. io sto lavorando tutte le domeniche, perche’ siamo in due colleghe, altre il titolare non le assumera’,perche’ non puo’ permetterselo, quindi mi ritrovo a sentirmi sola, a non poter passare una domenica, una volta alla settimana, insieme a mio marito e a mio figlio. coloro che invece lavorano dal lunedi al venerdi si lamentano( tre clienti su quattro quando vengono in negozio lo fanno………), che non hanno tempo, che hanno i figli … e noi?
    allora anch’ io pretendo certi servizi di domenica… le poste, le banche, il pediatra,
    che tristezza…..
    grazie a te governo, grazie a voi comuni, grazie avoi direttori dei centri commerciali!!!!!!!!!!

  47. Salvatore

    E la Chiesa dove la mettiamo???Parlano tanto di famiglia,di prossimo,di amore e poi che fa?? niente…anzi sono i primi a venire a fare la spesa nei centri commerciali!!!La cosa è preoccupante,si è persa di vista la realtà e tutto ciò che conta sono solo i soldi…Anche io vorrei ritagliarmi un piccolo spazio con i miei figli e mia moglie ma è impossibile!Ieri ho lavorato l’ennesima domenica incazzato come una bestia…non si è venduto niente,c’era solo gente che invece di andare al mare o in gita fuori ha preferito passeggiare nel centro commerciale…che poi non ho capito cosa c’era da vedere qui se non un folto gruppo di lavoratori indignati per questa situazione…l’unica cosa che mi ha dato soddisfazione è che mi hanno pagato per non fare niente…contenti loro!A parte la battuta non si può più andare avanti cosi è diventato uno schifo…dovremmo fare qualcosa!!!

  48. Felix

    Scusate, non ho letto tutti i post ma vorrei farvi notare un piccolo particolare.
    Verificate quante vetture di dipendenti occupano il parcheggio riservato ad essi il sabato e poi la domenica, credo capirete tante cose sulla gestione del negozio.
    Io ci lavoro in una di quelle scatole.Salutoni

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