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CRAI: il format Eco-Point ha grande successo: comprare sfuso piace

Gli “Eco Point” sono nati nel 2005 con un solido obbiettivo: ridurre l’impatto ambientale delle confezioni dei prodotti in vendita sugli scaffali dei supermercati. Si parla di tutti i prodotti di quelle categorie che vanno dal caffé, cereali, pasta, riso, caramelle, legumi, spezie, frutta secca al detersivo al vino e latte fresco venduti rigorosamente alla spina attraverso grandi macchinari in policarbonato inalterabile dotato di varie leve, mentre per quelli liquidi c’è il sistema eco-goccia. Complessivamente, gli eco-point Crai consentiranno un risparmio di 750.000 confezioni a perdere in un anno. Ma soprattutto trovano una soluzione a quei consumatori che hanno l’esigenza di acquistare prodotti in quantità inferiore rispetto a quella solitamente contenuta nelle confezioni (vedi articolo sulla spesa dei single). In effetti il risparmio a vantaggio del consumatore, tra l’esclusione della confezione e la possibilità di acquistare quantitativi scelti in totale autonomia sulla base delle proprie reali esigenze, permette un risparmio che va dal 20% al 70%.

La domanda è: tutto ciò determina un calo del fatturato dal 20% al 70% per il distributore? La risposta è no. L’esperienza Crai è nata nel 2005, si è sviluppata nel 2006 e 2007 sino a portare il management a decidere di puntare sempre di più su questo format perché l’idea è giusta e tempestiva. Il consumatore vede in tale soluzione un vantaggio per risparmiare di più, per acquistare il necessario e non di più, per non buttare via soldi a vantaggio delle confezioni e della annessa pubblicità. Questo è il periodo della moda del “latte crudo”, quelle macchinette che si trovano in molte città (attualmente in 58 province del Paese) e permettono di acquistare ad 1 € al litro il latte munto di giornata dalla mucca di una cascina limitrofa, più eventuali 20 centesimi per la confezione che viene poi riutilizzata.

Insomma una maniera per tornare alle vecchie abitudini, alla tradizione, e per non intasare la nostra immondizia quotidiana risparmiando, come spiega il Prof. Codeluppi, sociologo dei Consumi dell’Università di Modena: “Nella vendita dei prodotti sfusi la spinta economica è sicuramente il motivo più forte anche se forse c’è il fascino della nostalgia, di quando si comprava con i vuoti a rendere, quel tanto che si voleva” e prosegue spiegando che la pubblicità dei prodotti punti spesso al “buon tempo andato” tra detersivi alla cenere e spuma di campagna. Con gli anni il consumatore italiano si è fatto furbo, racconta il professore, non si fa più sedurre, come una volta, solo dalle marche. “Per questo credo che funzionino i prodotti sfusi; anche perché le grandi catene distributive diventano garanti della merce anche se non è del brand famoso o pubblicizzato”. Anche altre catene stanno dirigendosi in questa direzione (es. Auchan)

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Dott. Andrea Meneghini

Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare.E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei format discount e supermercati in Italia ed in Europa. Opera come manager per alcuni gruppi alimentari sullo sviluppo all’estero, soprattutto nord Europa e Medio Oriente. Ha scritto il libro per la catena Lillo Spa “Vent’anni di un successo”.

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  1. Lucia Spurio

    Salve,
    è passato quasi un anno da quando ha scritto questo articolo,sarei molto interessata a conoscere i risultati di questa sperimentazione.Sono una studentessa dell’Università di Modena e Reggio Emilia e ho deciso di dedicare la mia tesi di laurea a questo argomento.La ringrazio.
    A presto
    Lucia Spurio

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