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L’Analisi: a chi giova questa situazione?

Ho letto con interesse il libro del Cav. Caprotti e senza entrare nel merito della vicenda perché mi ritengo persona non a conoscenza diretta dei fatti enunciati nel libro, credo che su alcuni temi è assolutamente necessario riflettere. Innanzitutto l’oggettività dei fatti: in Emilia Romagna il sistema cooperativo ha una quota di mercato altissima rispetto a tutto il resto del Paese. Si può aggiungere che in nessun altro territorio d’Italia esiste una tale concentrazione. In Toscana la Coop è sicuramente leader in termini di numerica Punti Vendita, ma Esselunga ha potuto (e probabilmente voluto) vivere più serenamente la competizione con il leader (Coop). Questo fa pensare che Esselunga in ogni caso ha voluto imprimere strategie molto precise alla sua politica commerciale concentrando il suo field operativo solo in alcune zone per meglio esprimere la sua forza davanti al consumatore. Coop negli ultimi anni ha penetrato mercati molto più difficili come quello del Sud Italia (Campania e Puglia su tutti) con risultati meno confortanti rispetto a quelli riportati nei territori considerati roccaforti. Aggiungo anche che Coop Nord Est da diversi anni opera all’Estero, per la precisione in Croazia, dove, se vogliamo, i risultati sono ancora meno confortanti che nel Sud appena citato. Poi possiamo fare tutte le considerazioni possibili, che al Sud la Coop è gestita spesso in maniera anarchica dalla periferia, che le determinazioni assortimentali e di marketing operate sono state in principio fallimentari, poi col tempo marginalmente corrette, ma sempre con difficoltà, che in Croazia si è vissuto il mercato affrontandolo senza conoscere minimamente il consumatore del luogo e con difficoltà attuali difficilmente risolvibili almeno nel breve periodo, però Coop ci ha provato. Esselunga ha invece fatto una politica molto accorta, si è solidificata sul territorio “intorno a casa”, per poi affrontare il mercato Toscano con pari eccellenza, quello Emiliano in modo più sporadico (forse davvero con oggettive difficoltà) sino ad arrivare ad aprire un ponte in Liguria aprendo un PdV a La Spezia, città confinante con la Toscana. Si prevedono solo adesso aperture nel Lazio, e precisamente nella Capitale e probabilmente la prudenza del management porterà anche qui i successi raccolti altrove. Sono strategie differenti, ma non per questo contrastanti e nemmeno giuste o sbagliate. Ma le scaramucce (chiamiamole così volendo contribuire ad abbassare i toni) dell’ultimo anno hanno portato il nostro mondo (quello della GDO) di fronte ad una guerra più o meno fredda dove sembra che ognuno si debba schierare, o sia attratto dalla volontà di farlo. E’ giusto credere che nel mercato italiano siano necessari entrambi, con le loro differenti caratteristiche e concorrenti fra loro nella maniera più corretta possibile: laddove la concorrenza è agguerrita (Toscana e La Spezia) e probabilmente più limpida, chi ne beneficia sono i consumatori; infatti dai dati pubblicati come ogni anno dalla rivista Altroconsumo emerge che il consumatore più “fortunato” è quello di Pisa a pari merito con quello fiorentino e spezzino, ovvero dove i due leader si danno battaglia a suon di strategie. Prendiamo l’ultimo esempio in ordine temporale, la città di La Spezia: dopo l’entrata di Esselunga come competitor, il livello dei prezzi si è notevolmente abbassato, infatti l’anno scorso nel punto vendita meno caro (Ipercoop Sarzana) si spendeva l’8% in meno rispetto alla media nazionale. Quest’anno nel punto vendita Esselunga i cittadini del capoluogo Ligure possono risparmiare quasi il 20% rispetto alla media nazionale, mentre ora presso Ipercoop i prezzi sono più bassi di quasi il 14%. Altra cosa è però disquisire sulla situazione fiscale che differenzia in modo sostanziale i due competitor, anzi che differenzia la Coop davanti a moltissimi concorrenti (ma non tutti): il sistema cooperativo ha indubbi vantaggi rispetto a tutto il resto della concorrenza, lo sa meglio di tutti, paradossalmente, Sviluppo Discount Spa, ovvero i Discount della Coop, che vive un regime fiscale diverso rispetto alle imprese proprietarie del gruppo. Ma non ci si può nemmeno scordare che oggi il gruppo Legacoop sviluppa oltre 50 miliardi di euro di fatturato, il 3% del Pil, ed è la terza impresa italiana, dopo Eni e Fiat, se non fosse stato così il governo Berlusconi avrebbe portato sostanziali correttivi a tale situazione tributaria; ma non sarebbe stato plausibile ed economicamente sostenibile, bisogna infatti sempre tenere presente che si parla di una parte importante dell’Italia produttiva. Quindi merita comunque rispetto. Chi scrive ha apprezzato molto l’intervento dell’On. Lanfranco Turci, modenese di Campogalliano, ex presidente della Lega delle Cooperative (sino alla metà degli anni ’90), parlamentare militante da sempre a sinistra e persona per bene che interpellato dal quotidiano QN sulla querelle ha risposto: «[..] Ma dai responsabili della Coop mi attendo ora una risposta precisa su un punto che valuto importantissimo». E quando il giornalista gli domanda quale, lui risponde: «Quello sui prezzi dei prodotti, mi aspetto cioè che la Coop dimostri con estrema chiarezza che non è vero che vende a prezzi più alti. In caso contrario sarebbe uno smacco». Non mi è piaciuto invece vedere sbattuti sui giornali nazionali i nomi e cognomi di tre funzionari del gruppo Esd, rei di aver fatto spionaggio industriale a danno della Coop. I contratti nazionali sono di pubblico dominio, sono il segreto di Pulcinella, i gruppi migrano in continuazione da una Supercentrale all’altra portandosi dietro puntualmente tutti i contratti precedenti, così come migrano i buyer portandosi a loro volta tutti i contratti del loro passato professionale (talvolta vengono assunti solo o prevalentemente per questo), così come esistono rapporti di amicizia tra buyer dei diversi gruppi del mondo della GDO; e allora perché umiliare professionisti come è successo ai tre funzionari del gruppo Esd (di cui non citiamo – almeno noi – volutamente i nomi) quando è tutto un sistema che andrebbe rivisto? Mi domando: gli addetti ai lavori credono davvero che la diminuzione dei prezzi di Esselunga ha potuto essere determinata dai tre contratti “svelati” a danno della Coop (in ponderata di cosa si parla ?) nella tornata contrattuale del 2004?

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Dott. Andrea Meneghini

Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare.E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei format discount e supermercati in Italia ed in Europa. Opera come manager per alcuni gruppi alimentari sullo sviluppo all’estero, soprattutto nord Europa e Medio Oriente. Ha scritto il libro per la catena Lillo Spa “Vent’anni di un successo”.

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