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Esselunga, tramite il suo mensile distribuito negli omonimi centri commerciali, attacca duramente il ministro Bersani, il suo decreto… e le Coop

Ecco l’articolo integrale.

L’enorme propaganda fatta al Decreto Bersani del luglio 2006, che consentirebbe la vendita di tutti i medicinali da banco fuori dalle farmacie, ha generato una forte domanda nella clientela (Esselunga), alla quale dobbiamo dare una risposta.
Queste disposizioni, definite ”liberalizzazioni” del mercato dei farmaci, in realtà PRESENTANO VINCOLI STRUTTURALI E ORGANIZZATIVI che consentono di liberalizzare il mercato e, soprattutto, che impediscono una diffusione capillare del servizio.

Una serie di vincoli
La normativa prevede che la vendita dei farmaci debba essere effettuata NELL’AMBITO DI UN APPOSITO REPARTO E ALLA PRESENZA E CON L’ASSISTENZA DI ALMENO UN FARMACISTA iscritto all’ordine dei farmacisti.

Apposito reparto
E’ obbligatoria la predisposizione di un apposito spazio, dedicato esclusivamente ai medicinali di banco, che devono essere chiaramente separati così da escludere la commistione con altri tipi di prodotti ed essere inaccessibili quando il farmacista è assente.
Questo obbligo rende possibile la realizzazione di questo reparto di vendita SOLTANTO IN ESERCIZI DI GRANDI DIMENSIONI QUALI GLI IPERMERCATI, IL CHE ESCLUDE PRESSOCHE’ TUTTI I NEGOZI DELLA CATENA ESSELUNGA.
Questo PRIVILEGIO che di fatto la legge riserva alle grandi superfici di vendita costituisce pertanto UN OGGETTIVO OSTACOLO ALLA LIBERA CONCORRENZA, poichè impedisce alle catene con negozi medi e piccoli di vendere medicinali da banco.

Presenza del farmacista
LA PRESENZA DEL FARMACISTA E’ OBBLIGATORIA. I punti della Grande Distribuzione sono generalmente aperti per 13 ore giornaliere (6 giorni alla settimana, spesso anche la domenica).
La presenza continua del farmacista comporta dunque la presenza a rotazione di 3 o 4 farmacisti, tenuto conto anche delle aperture festive e delle ferie.

Di che cosa stiamo parlando?
I farmaci da banco più venduti in Italia riguardano le malattie da raffrendamento, i disturbi gastroinestinali e gli analgesici. Seguono dermatologici, le vitamine, gli integratori e le medicine per l’apparato circolatorio.
Gli articoli liberalizzati dal Decreto Bersani sono oltre 2.300, che comprendono però, per esempio: 16 tipi di talco mentolato, 77 di glicerlo, 11 di cebion, 21 di paracetamolo, 88 di sodio cloruro… eccetera.
Nella realtà, gli articoli che si possono ragionevolmente mettere in vendita e che coprono i più importanti principi attivi sono circa 200, suddivisi in:

*GASTRO-INTESTINALI (imodium, guttalax, citrosodina)
*ANALGESICI-ANTIREUMATICI (aspirina, moment, lasonil)
*INTEGRATORI (betotal, cebion, polase)
*SISTEMA RESPIRATORIO (fluimucil, benagol, vicks sinex)
*DERMATOLOGICI (polaramin, cicatrene)
*CALMANTI E DISASSUEFANTI (valeriana dispert, nicorette)
*OFTALMICI (imidazyl, stilla)
*GINECOLOGICI (tantum rosa)
*SISTEMA CIRCOLATORIO (essaqven gel, preparazione H)

Si stima che ogno giorno questo ‘reparto parafarmacia’ possa vendere al massimo 250 pezzi, con uno SPAZIO DEDICATO CHE, NEI NEGOZI DI MEDIO-PICCOLE DIMENSIONI, ANDREBBE A SCAPITO DI INTERI REPARTI ALIMENTARI.
Tutti questi motivi CI METTONO NELL’IMPOSSIBILITA’ DI FRUIRE DI QUESTA ‘liberalizzazione’ E DI SODDISFARE LE LIGITTIME ASPETTATIVE DEI NOSTRI CLIENTI.

Le origini del decreto
L’autorità antitrust, dal 1998, ritenne ingiustificata l’esclusiva delle farmacie per la vendita dei farmaci da banco, e nel 2005 reputò improrogabile la liberalizzazione della vendita di questi farmaci presso la distribuzione moderna.
Nell’orientamento dell’antitrust il diritto dei consumatori di accedere liberamente e direttamente ai farmaci di automedicazione non deve essere condizionato dall’intermediazione del farmacista, e auspica addirittura la vendita tramite distributori sel-service o via internet.
La proposta che invano è stata portata avanti nel corso degli ultimi mesi anche da FEDERDISTRIBUZIONE (la federazione che rappresenta gran parte della distribuzione moderna) è la seguente: i farmaci da banco, essendo medicinali che per la loro composizione e il loro obiettivo terapeutico sono concepiti per essere utilizzati senza l’intervento del medico, potrebbero essere venduti liberamente, senza la presenza liberatoria del farmacista.
La posizione di FEDERFARMA, la federazione nazionale che rappresenta le farmacie private, in una lettera aperta al ministro Bersani datata luglio 2006, propone che i medicinali da banco possano essere venduti in tutti gli esercizi commerciali anche senza la presenza obbligatoria del farmacista.
Nonostante questi orientamenti e le raccomandazioni dell’Autorità Antitrust, IL DECRETO BERSANI E’ SOSTANZIALMENTE IDENTICO AL PROGETTO DI LEGGE REDATTO NEL 2005 DA COOP!
l’OBBLIGO DELLA PRESENZA DEL FARMACISTA ISCRITTO ALL’ORDINE E LA NECESSITA’ DI UN APPOSITO REPARTO NASCONO CON TALE PROGETTO DI LEGGE.
QUINDI UNA LEGGE PENSATA AD HOC PER GLI IPERMERCATI, CHE NEL CASO DI COOP SONO 75!

I farmaci da banco all’estero
I medicinali da banco sono venduti fuori dalle farmacie in Inghilterra, Irlanda, Olanda, Norvegia, Danimarca, Germania. Negli Stati Uniti i farmaci da banco sono acquistabili nei drustore e nei supermercati ormai da decenni. E senza la presenza del farmacista.

Il futuro
IL FATTO CHE LA LEGGE SIA REDATTA IN TAL MODO, CHE COOP ABBIA SUBITO PREDISPOSTO I REPARTI PRESCRITTI IN MOLTI IPERMERCATI assumendo un numero adeguato di farmacisti e che COOP GIA’ GESTISCA MOLTE VERE E PROPRIE FARMACIE, LASCIA PENSARE CHE A QUESTE ‘PARAFARMACIE’ SARA’ CONSENTITA LA VENDITA DI TUTTI I FARMACI.
Rimangono dunque poche speranze che si giunca a una vera liberalizzazione dei farmaci da banco.

Spiacenti, non potremo dunque, per ora offrirvi questo servizio.

Dati dell'autore:
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Di formazione giornalistica, esperta in comunicazioni di massa.

10 COMMENTI
  1. SALVATORE TONDO

    FARMACISTI NELLA GDO:
    ESSELUNGA NON HA CAPITO CHE PUO’ DOTARE I REPARTI DEI FARMACI DI SERRANDE OD ALTRO , IN MODO CHE SE MANCA IL FARMACISTA VIENE IMPEDITO AL CLIENTE DI PRELEVARE GLI OTC.
    POI C’E’ DA CONSIDERARE I S.O.P. CHE SONO SU CONSIGLIO DEL FARMACISTA.
    LA GDO NON E’ OBBLIGATA AD APRIRE IL CORNER FARMACEUTICO SEMPRE CO TRE O PIU’ FARMACISTI, MA QUANDO PIU’ GLI FA COMODO SECONDO IL CALCOLO DEI MAGGIORI FLUSSI DI CLIENTI.
    INFINE BISOGNA INVITARE IL MINISTERO DELLA SALUTE AD ESTENDERE LA DISPENSAZIONE DEI FARMACI CON RICETTA ALLE PARAFARMACIE ED AUMENTARE LA CLASSE DEGLI OTC E SOP.
    IN CONCLUSIONE : DOVE C’E’ IL FARMACO CI DEVE ESSERE IL FARMACISTA !
    DOTT. SALVATORE TONDO
    FARMACISTA

  2. alberto rampino

    Ritengo che l’articolo di cui sopra sia sostanzialmente corretto e sono d’accordo (strano, eh, io… un farmacista) sul fatto che non sia necessaria la presenza del laureato per la dispensazione dei farmaci di libera vendita. Quello che credo, invece, é che la “liberalizzazione” sia stata una bella “cambiale” che il ministro Bersani ha pagato alle Coop che, guarda caso, erano già pronte con i corner prima ancora dell’emanazione del decreto. Non suona strano?…Stiano tranquilli gli altri distributori: la “liberalizzazione” era a misura di Coop!

  3. Pietro Marino

    Non vorrei dispiacere nessuno ma esselunga non apre solo per questioni politiche .Non solo Coop hanno aperto punti vendita ma anhe Auchan, Conad, Carrefour .Dati ufficiali 585 aperure effettive 89 ipermercati .Richieste di apertura al ministero 1400 .
    Debbo però rilevare che effettivamente non esiste una marginalità importante in questo settore almeno per ora. Però ritengo faccia male da un punto di vista strategico (credo ma è pur sempre un opinione, condizionata da ragioni poilitiche) a lasciare che altri competitor si posizionino in questo mercato.Esselunga invece di combattere sta alla finestra sperando nella pappa pronta e cioè nuovi prodotti per allargare la torta ma nessun vincolo. Così facendo si preclude un mercato che potrebbe avere sviluppi importanti con una più che probabile prossima Completa liberalizzazione fortemente voluta dalla Commissione Europea.Fossi Nei politici di centro-destra che si freggiano di essere liberali ,ma che spesso non ne comprendono il significato,non scenderei in piazza con Federfarma 15000 (farmacie private) lobby ormai in declino ma con i liberi farmacisti. 56000 (farmacisti non titolari) che spingono per la completa liberalizzazione. Io vedrei bene una bella farmacia all’ Esselunga e Voi? Le ragioni politiche spingono invece per avere solo gli OTC senza il farmacista …e pensare che basterebbe rilanciare sulle liberalizzazioni per mettere in crisi questo governo.

  4. Dott. Andrea Meneghini
    Andrea Meneghini

    La strategia politica di spostare l’attenzione dai produttori ai consumatori fu una delle attività fondamentali attuate, devo dire con profitto, dal cancelliere tedesco Shroeder. Bersani, credo, ha voluto dirigersi verso quella direzione per meglio interpretare la fisolofia che domina attualmente nella sinistra europea. La liberalizzazione degli OTC (ed altro) è in sostanza questo. Verò è che negli Stati Uniti ed in Inghilterra la vendita di tali prodotti è a libero servizio, ma non ad esempio in Spagna. Ogni paese fa la scelta che crede, in Italia, con prudenza, si è voluto iniziare tale “esperimento” nel modo più soft possibile per rispondere ai continui attacchi che federfarma stava, dal suo punto di vista condivisibile,perpetrando. Io credo invero che la vera novità sta nel fatto che questo, alla fine dei conti, non è un business straordinario, almeno non all’altezza del blasone che si è alimentato intorno alla vicenda, e che Esselunga, ed entro nella fattispecie, debba (dal mio punto di vista)semplicemente valutare se la redditività per metro lineare ottenibile dal corner parafarmaceutico sia tale da modificare gli attuali lay out che, ricordo, godono ad oggi di una redditività altissima, la prima in Italia e la quinta in Europa. E’ solo un problema di numeri, quindi l’outing oggetto della pubblicazione potrebbe solo essere un modo per togliersi il problema giustificandosi con i propri fidelizzati consumatori.

  5. Leonardo Marchitto

    Sono d’accordo con Pietro Marino, il ragionamento di Esselunga da parte di GDO rischia di essere speculare a quello di Federfarma (i titolari di farmacie) che ricordo pur di impedire il decreto Bersani proponevano una lista limitata di OTC da vendere in GDO ed esercizi commerciali anche in assenza di un farmacista. L’occasione del decreto Bersani è invece una sfida alla conservazione e cristallizzazione del mercato nel settore farmaceutico.
    La verità è che il farmaco deve essere disponibile nel modo più vicino,economico, pratico e professionale possibile: l’assurdo non è che alcune realtà commerciali abbiano delle difficoltà ad organizzarsi, ma che il farmaco (etico e da banco) possa esssere distribuito non da un professionista laureato e abilitato e basta ma da una struttura (la farmacia)in cui un laureato (vedi episodi denunciati da Striscia la Notizia sulla dispensazione di farmaci senza ricetta medica) non rispetta nemmeno le regole………basilari per cui una professione ha senso di esistere…..ma allora la laurea la diamo ai muri (della farmacia) o alle persone cioè al farmacista?
    Per questo la GDO deve allearsi con le Parafarmacie indipendenti……per una semplice legge tutto il farmaco dove c’è un laureato in farmacia…..i muri non servono questa “Berlino del Farmaco” deve finire

  6. Matteo Fraschini

    innanzitutto, vorrei sottolineare che anche Conad fa parte del gruppo Coop, quindi si parla sempre di cooperative rosse che usufruiscono dei vantaggi del decreto bersani. decreto che, come sottolinea esselunga, è identico alla proposta effettuata dalle coop rosse qualche hanno fa: continua quindi, a mio avviso, il “filo diretto” – o meglio, rosso – tra politica (sinistra) e cooperative. non è solo questa l’ultima stranezza, ma non sto qui a citarle tutte.
    ad ogni modo, in principio si era parlato di possibilità di vendita dei farmaci da banco in tutti gli esercizi commerciali – quindi anche i piccoli supermercati e, volendo, i negozi di quartiere. la necessaria presenza di un laureato farmacista – non penso ci voglia un medico o simile per vendere una scatola di moment – e la predisposizione di appositi spazi vietano o comunque rendono difficile – come sottolineato da esselunga – l’attuazione di tale decreto negli esercizi di medie e piccole dimensioni.
    concordo dunque pienamente con dott. tondo e, in risposta al sig. rampino, vorrei dire che questa non si tratta assolutamente di una liberalizzazione, ma dell’ennesimo favore della sinistra alle coop rosse!

  7. Matte Fraschini

    pardon, intendevo dire prima il sig. rampino e poi il sig. marino, chiedo venia

  8. Pampurio

    Sig Matteo Fraschini le comunico quanto segue per evitarLe future imprecisioni.

    Il CONAD non fa parte del gruppo COOP, è semplicemente una cooperativa, ma di dettaglianti e non di consumatori, e per questo, come la COOP, aderisce alla Lega delle Cooperative.
    Oltre a non essere del gruppo COOP, da quando è stata sciolta anni fa la neo-centrale commerciale Italia Distribuzione, non ha più con la COOP ipotesi e accordi di partnership contrattuale.

    Entrando nel merito dell’argomento specifico: CONAD ha aperto delle parafarmacia negli ipermercati E.Leclerc-CONAD e, dove esiste la vicinanza, queste sono in CONCORRENZA con i corner delle Ipercoop.

  9. Leonardo Marchitto

    Ora con le novità del secondo provvedimento Bersani per la vendita dei medicinali con ricetta bianca nelle parafarmacie e GDO, l’ESSELUNGA non ha più scuse……si adoperi come l’altre aziende GDO per l’approvazione al Senato della noma che di fatto favorisce la nascita delle Farmacie non convenzionate.tra parafarmacie indipendenti e GDO ci deve essere un’alleanza per la libertà di mercato……..
    Ora il momento di agire Abbattiamo insieme Il muro di Berlino Farmaceutico

  10. massimo

    Perche’ L’Esselunga non concede in affitto uno spazio ai farmacisti che cosi’ possono aprire li’ la loro parafarmacia?

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