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Rapporto annuale NOMISMA sulla ristorazione fuori casa e rapporto con la GDO

In concomitanza con la Mostra Internazionale dell’Alimentazione, “Pianeta Birra” di Rimini Fiera SpA propone il tradizionale appuntamento con il Rapporto annuale sui consumi alimentari extradomestici, quest’anno affidato a NOMISMA, dal titolo ‘NEW FOOD FOR NEW PEOPLE, nuovi prodotti tra GDO e ristorazione fuori casa: concorrenza o complementarietà?’. Uno dei passaggi importanti di tale ricerca si ha sulla valutazione dell’incremento di acquisti di piatti pronti confezionati a libero servizio presso la Grande Distribuzione Organizzata: prodotti cotti e conditi, in vaschette già confezionate, per ben il 32,8% del campione (6,6 milioni di italiani) rappresentano un’ottima alternativa per il pasto fuori casa.
Nell’Unione Europea i paesi i cui cittadini consumano più frequentemente pasti fuori casa sono in Irlanda e nel Regno Unito con una media che supera il 50% dei cittadini. L’Italia, ed in generale i paesi mediterranei hanno una quota più marginale, ovvero di poco sopra il 30%, ma il trend di crescita è rapidamente in evoluzione. Infatti nel 2006 la spesa per consumi extradomestici ha raggiunto un tetto di 61 miliardi di euro (+5%)
Secondo la ricerca, consuma abitualmente pasti fuori casa, sia a pranzo, sia a cena, il 78,2% del campione. Nei grandi centri urbani, la percentuale di chi consuma fuori casa sia il pasto sia la cena sale all’82% coinvolgendo circa 7,6 milioni di persone. Il 28% degli intervistati ha poi dichiarato di consumare un pranzo fuori casa durante tutti i giorni della settimana lavorativa. Un ulteriore 7% consuma un pranzo fuori dalle mura domestiche anche nei giorni non lavorativi mentre un 19% dichiara fare un pranzo extradomestico “in media 2 o 3 volte la settimana”. Fra i luoghi di consumo domina il bar (31,3%), seguono il ristorante/pizzeria (27,5%) e la mensa aziendale (19,4%). Solo l’8% del campione porta il cibo direttamente da casa. La ricerca NOMISMA offre una prima, chiara, fotografia della nuova tendenza degli italiani ad approfittare dell’occasione di consumo alimentare extradomestico presso la GDO: l’offerta della GDO tende ad accreditare i punti di vendita a libero servizio non più come semplici venditori di alimenti, bensì come potenziali centri di servizio di erogazione di pasti che non riflettono il concetto tradizionale proprio della ristorazione commerciale ma la capacità del sistema di adeguarsi alle nuove esigenze dei clienti. Va evidenziato che i piatti pronti destinati a questo consumo devono adeguarsi agli standard qualitativi della GDO, quindi alle aziende fornitrici è richiesto uno sforzo di innovazione, un packaging accattivante, una varietà che attiri il gusto (o lo stile) del cliente e ne stimoli l’acquisto. Sul fatto che i piatti pronti della GDO siano una valida alternativa, concorda il 38,2% degli intervistati, pari a circa due persone su cinque. L’acquisto alternativo al consumo fuori casa coinvolge in complesso 6,6 milioni di consumatori. La quota sale al 45% tra tutti coloro che svolgono un un’attività lavorativa part-time (quattro ore). L’acquisto di cibi pronti confezionati è effettuato in netta prevalenza presso ipermercati e supermercati (85%). Il 24% del campione NOMISMA, cioè circa un intervistato su cinque, ha dichiarato di aver consumato, almeno una volta negli ultimi mesi, un cibo pronto confezionato in alternativa ad un pasto fuori casa presso la ristorazione extradomestica (4,1 milioni di persone): il 50% ha acquistato “primi piatti/risotti cotti e conditi”, il 28% “secondi piatti a base di carne cotti e conditi da scaldare/freddi”, il 27 “verdure lesse e spinaci”. La categorie meno consumate sono risultate essere la macedonia di frutta (8,2% ed i panini (5,5%).
Nella valutazione delle caratteristiche del prodotto prevalgono ancora una volta gli aspetti legati al servizio: la praticità di consumo indicata dal 34% degli intervistati e la freschezza che ha raccolto 14% delle risposte: ma l’apprezzamento che comunque viene fornito è quello per il tipo di ricetta, a dimostrazione che la qualità intrinseca del piatto è un elemento segnaletico che condiziona l’acquisto.
Il 50,9% degli intervistati acquista circa 2/3 volte al mese e un ulteriore 30% al massimo 1 volta alla settimana. La frequenza di 2/3 volte la settimana è appannaggio di solo il 16,4% del totale.
Il 42,7% degli intervistati ha dichiarato che la sostituzione di un pasto fuori casa con cibi pronti.

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Dott. Andrea Meneghini

Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare.E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei format discount e supermercati in Italia ed in Europa. Opera come manager per alcuni gruppi alimentari sullo sviluppo all’estero, soprattutto nord Europa e Medio Oriente. Ha scritto il libro per la catena Lillo Spa “Vent’anni di un successo”.

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