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Esselunga risponde al contro-comunicato Coop

Il patron di Esselunga fa sul serio, l’outing dei vari Soldi (lega Coop), De Castro (ministro), Bersani (ministro), Prodi (presidente del Consiglio) ed infine Geronzi (Capitalia) sulla necessità di mantenere in Italia il patrimonio alimentare del gruppo di Pioltello hanno trovato una risposta che nessuno immaginava. Fa talmente sul serio che investe 300 mila euro per comprare due pagine pubblicitarie dei quotidiani nazionali più importanti e rendere noto uno studio svolto da società specializzate del settore, fatto di due interessanti tabelle, dove emerge: che nei supermercati francesi operanti in Italia, l’assortimento dei prodotti d’oltralpe non supera il 3% del totale, ma soprattutto che le catene italiane più importanti hanno, a loro volta, prodotti di medesima provenienza con un incidenza sul totale molto simile (tra il 2 ed il 2,84%).


(Corriere della Sera – 4 novembre 2006)

Poi, relativamente all’odiata Coop, che i supermercati del leader italiano, laddove non vi sia la concorrenza di Esselunga, praticano prezzi molto superiori , nello specifico da un minimo del 6,6% al 13,2%.


(Corriere della Sera – 4 novembre 2006)

Il Sig. Caprotti è un personaggio assai singolare, un uomo tutto d’un pezzo e la sua storia ne è la prova. La sua azienda nasce nel 1957 a Milano grazie anche al contributo del magnate americano Nelson Rockfeller, per poi allargarsi a macchia d’olio su tutta la regione, e successivamente in Toscana. Il leit motive è l’eleganza e convenienza: del marchio, la esse iniziale, disegnata dal grafico svizzero Max Huber; eleganza nei disegni dei lay out disegnati da grandi architetti come Ignazio Gardella (un giorno Caprotti disse dello stesso “Un amico, ma era difficile pagargli le parcelle”) e Mario Botta; delle campagne pubblicitarie nate dalle idee di Armando Testa. Questo è sufficiente per far comprendere come il Signor Esselunga non è un rozzo: grande conoscitore ed amante della pittura, delle linee e dei disegni, tanto quanto detesta i sindacati, date le memorabili battaglie che persistono da una vita. Si ispira agli americani – in una delle sue rare interviste ebbe a dire: “Lavoriamo all’americana, ma vogliamo fare cose belle, eleganti e funzionali” – conosce il modello Wal Mart e non lo disdegna. Si è scontrato con molti senza mai badare chi avesse davanti: Barilla (I Barilla) fu bandita per anni dai suoi Supermercati dopo una lite famosa. Si scontrò con suo figlio , a cui aveva affidato l’azienda, reo di aver rivolto troppo le attenzioni all’e-commerce, al biologico ed ai temi filo ambientalisti. Fece tabula rasa, fuori il figlio ed il suo management, per tornare in sella più vigoroso che mai. La prima cosa che fu imputabile alla sua rinnovata gestione è stata la drastica riduzione dei prezzi di ottomila referenze. L’ultima battaglia contro un potere, da lui riconosciuto di sinistra, che vorrebbe impossessarsi di ciò che lui ha creato. Insomma un conservatore tutto d’un pezzo che investe, come detto, trecentomila euro per fare delle precisazioni, così come notoriamente investe a sostegno di un partito politico a lui molto vicino, Forza Italia. Tutto ciò fa parte anche della nostra storia, di noi italiani, da sempre divisi su due barricate, anche nella grande distribuzione.

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Dott. Andrea Meneghini

Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare.E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei format discount e supermercati in Italia ed in Europa. Opera come manager per alcuni gruppi alimentari sullo sviluppo all’estero, soprattutto nord Europa e Medio Oriente. Ha scritto il libro per la catena Lillo Spa “Vent’anni di un successo”.

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  1. Arianna

    per quanti anni esseluga non trattò barilla?vorri sapern d più!

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