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Farmaci qualche mese dopo: ma c’è vero business?

Passato il primo momento di euforia è ora di valutare come si evolve e che peso ha il nuovo business parafarmaceutico per la gdo. Non tutti infatti sono convinti che questo settore, cosi come è stato ridisegnato dal decreto Bersani dell’agosto scorso, sia così gravido di utili per la grande distribuzione. Coop è sicuramente il gruppo che ha affrontato con più convinzione (e prontezza di riflessi) l’istituzione dei corner nei suoi punti vendita. Ma il corner rischia di essere un flop, dicono i maligni, tra costi di personale, difficoltà negli acquisti e potenzialità di sell-out. L’articolo comparso sul Corriere della Sera il 13 agosto ha descritto il primo giorno del corner nell’Iper di Carpi e i numeri sono sembrati subito di tutto rispetto: 341 scontrini in 12 ore di apertura. Sicuramente l’effetto novità ha fatto la sua parte nel convogliare le code davanti al piccolo corner (10mq circa). E c’è chi ha fatto i conti in tasca a Coop: nelle farmacie la media 2005 del prezzo di una confezione dei farmaci fascia C è stata 6,66 euro (fonte Federfarma); si aggiunge un 25% per compensare gli acquisti multipli e si sottrae lo sconto medio dichiarato da Coop rispetto alle farmacie: 20% dell’incasso. Risultato: poco meno di 2.300 euro. Considerando poi l’altissimo costo dei tre farmacisti che presidiano il corner, la compressione della marginalità dovuta ai forti sconti ed il fatto che sono i dati del primo sabato di apertura, qualcuno si chiede quale sia la reale entità del business parafarmaceutico…
Crediamo che la conferma di questi dubbi sia la cautela con cui si stanno muovendo gli altri player della gdo italiana: Auchan e Conad hanno per ora allestito corner in un numero molto limitato di punti vendita, Esselunga è ancora più cauta e i gruppi minori stanno alla finestra.
E’ evidente che Coop stessa stia cercando di prendere le misure per capire quale sarà il modello da seguire in futuro, testando diversi moduli: corner ridotto all’osso con obiettivo di alta redditività o area più ampia che comprende anche prodotti di “salute e benessere” e magari farmacisti che in futuro assisteranno anche la vendita di dentifrici e cosmetici. Fatto sta che il decreto Bersani non sembra aver creato i presupposti ne per una vera liberalizzazione del mercato ne per un buon business per la gdo. Forse è solo un primo passo verso aperture più drastiche e magari Coop, dicono sempre i maligni, si sta muovendo con cognizione di causa.

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Dott. Alessandro Foroni

Esperto di sociologia, organizza reti vendita e merchandising a livello nazionale, prepara i funzionari alla negoziazione con il trade.

Q COMMENTO
  1. franz

    ma altissimo costo de che ?
    vuoi mettere massimo massimo massimo 100 euro/die (lordi!)per farmacista….ma la vogliamo finire con sta storia?
    ma a voi per scrivere senza cognizione di causa quanto vi pagano?
    UN CAPOREPARTO QUANTO VIENE PAGATO? CON INTERI SETTORI CHE SONO IN PERDITA STRUTTURALE?(VENDONO A MENO DI QUANTO COMPRANO).
    Qui si fanno utili, margine, INNOVAZIONE E SERVIZIO(parole buone solo nelle pubblicità….)
    e dite che costiamo troppo? mi lasci la mail che le mando la busta paga …ma credo che la conosca di già e poi parlano di buona fede…..

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