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Wall Mart dichiara guerra alle case farmaceutiche

“Finora con la forza commerciale che deriva dal fatto che 176 milioni di persone entrano nei nostri supermercati almeno una volta alla settimana, siamo riusciti ad abbassare il prezzo di un gran numero di prodotti, ma non abbiamo potuto fare molto con i medicinali. Di recente abbiamo riesaminato la situazione. I prezzi sono alti, i profitti delle società farmaceutiche elevati. Secondo noi c’è spazio per cambiare le cose. Così abbiamo deciso di mettere in vendita la dose mensile di circa 300 farmaci generici più diffusi a 4 dollari”. Le parole di Lee Scott, numero uno della più grande catena distributiva al mondo Wall Mart hanno scosso dieci giorni fa la platea presente all’auditorium della “Clinton Global Iniziative” a New York. Quel mattino i giornali avevano già pubblicato la notizia della sfida dei farmaci low cost lanciata da Wall Mart all’industria dei medicinali. In borsa in poco tempo vanno a picco i titoli di Cvs, RiteAid e Walgreens, le catene di farmacie che competono con quelle del gruppo della famiglia Walton. Quando si muove un gigante di siffatte dimensioni in un mercato del genere i danni provocati (o i benefici) posso essere molteplici, soprattutto se tale operazione viene compiuta in uno stato dove i costi dell’assistenza sanitaria sono molto più alti di qualsiasi paese europeo. I nuovi prezzi di Wall Mart promettono di essere dal 50 al 65% più bassi di quelli attuali. Ovviamente i medicinali più recenti e costosi sono protetti da brevetto e quindi non sottoposti a tale politica, però il dado è tratto. Già oggi nei supermercati della catena in Florida (verranno presto estesi a tutti gli Stati Uniti) la nuova politica commerciale sui farmaci è operativa. In ogni caso il gigante della distribuzione mondiale non smette di far parlare di sé ed in tutto il mondo esistono opposte fazioni. Infatti da un lato esiste la guerra (vedi partito democratico USA) contro metodologie di gestione delle risorse umane ai limiti della decenza (bassissimi stipendi; taglio dei sussidi sanitari; etc.), ma dall’altro si pone l’enorme vantaggio oggettivo di cui beneficiano le classi meno abbienti quando vanno a fare la spesa in un loro supermercato. Noi ci chiamiamo fuori da tale disputa lasciando la parola (vedi sotto commenti) a chi ha opinioni che vuole mettere a confronto.

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Dott. Andrea Meneghini

Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare.E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei format discount e supermercati in Italia ed in Europa. Opera come manager per alcuni gruppi alimentari sullo sviluppo all’estero, soprattutto nord Europa e Medio Oriente. Ha scritto il libro per la catena Lillo Spa “Vent’anni di un successo”.

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