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La GDO si prepara a vedrere traffico telefonico mobile

I risultati dell’istruttoria portata avanti dai tecnici dell’Antistrust a partire dal 2005 pesano come un macigno: i tre operatori principali (Tim, Vodafone e Wind) avrebbero sfruttato la loro posizione dominante sul mercato per ostacolare l’ingresso degli operatori virtuali. Senza questo ostruzionismo si stima che per gli utenti i prezzi sarebbero stati inferiori di circa il 30%.
La figura dell’operatore virtuale (un’azienda che non possiede infrastrutture di rete ma che acquista traffico all’ingrosso per poi rivenderlo a nome proprio e con prezzi normalmente più bassi di quelli praticati dall’operatore ufficiale) non è una figura nuova. In Italia esiste già per la telefonia fissa, mentre la telefonia mobile fino ad oggi non se n’è vista l’ombra.
Ma Tim, Vodafone, Wind hanno dovuto rivedere la loro posizione in seguito ai rilievi mossi dall’Antistrust, e stanno dunque accordandosi con la Grande Distribuzione per dimostrare tutte le buone intenzioni.
Sembra certo che Tim abbia rotto gli indugi scegliendo la Coop, mentre fonti attendibili parlano di contatti tra Vodafone e Conad, con Wind che invece starebbe trattando con Auchan e Carrefour. E pur non essendo sotto schiaffo, anche H3G starebbe valutando possibili accordi.
Che il sistema funzioni, del resto, ce lo dimostra, come sempre, l’estero. Testimone significativo la Spagna dove le licenze concesse per servizi di telefonia mobile virtuale sono tredici. Secondo quanto scrive il quotidiano economico Cinco Dias a ottenere la licenza in questi ultimi mesi sono stati Tele2, British Telecom, il gruppo Carrefour, ONO (provider spagnolo di telefonia e tv in banda larga) e un’altra decina di aziende pronte a lanciarsi nel nuovo segmento di mercato prima della fine dell’anno.
D’altra parte, la prospettiva di un’apertura del mercato della telefonia mobile che in prima battuta coinvolga solo la GDO, è di certo la meno amara per gli operatori. I nuovi partner possono al più rivendere traffico voce e dati a prezzi concorrenziali, non accollandosi i costi di gestione di una rete. Sono privi però di una propria numerazione, di strategie adeguate e soprattutto di quel know-how tecnologico per offerte integrate, vera minaccia per i profitti degli operatori mobili. Know-how invece posseduto in pieno da chi in questi mesi ha fatto la voce grossa denunciando un presunto ostruzionismo degli operatori: i gestori fissi tra cui BT Albacom, Tele2, Fastweb, Tiscali. Sono loro che da anni vogliono diventare operatori mobili virtuali per offrire ai propri clienti pacchetti ad hoc basati sulla convergenza fisso-mobile, con la possibilità di emettere proprie sim-card. Ma per ora rimangono a bocca asciutta.
In tutto questo, cosa ci ricavano i gestori? C’è chi obietta che il guadagno è minimo, se non nullo, considerando che i margini sul traffico voce sono risicatissimi e che vendendo la fonia all’ingrosso per farla arrivare sul mercato a un prezzo inferiore al proprio significa dirottare altrove i clienti. Il ragionamento non farebbe una piega, se non fosse che il prodotto voce ormai viene considerato un traino per gli altri servizi, i Vas, quelli a valore aggiunto. Che restano in mano ai gestori tradizionali per essere venduti questa volta senza sconti.
E cosa ci guadagnano i gruppi della GDO? Sicuramente le possibilità di collegare offerte e promozioni sono infinite ed in questo il know-how non manca. Assisteremo forse ad una nuovo caso tipo farmaci da banco?

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Ha scritto 517 articoli
Dott. Alessandro Foroni

Esperto di sociologia, organizza reti vendita e merchandising a livello nazionale, prepara i funzionari alla negoziazione con il trade.

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