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Il punto sulla crescita della GDO italiana tra mercato e lavoro

E’ sotto gli occhi di tutti il delicato momento di passaggio della grande distribuzione commerciale italiana, stretta fra antichi ritardi e pressioni dei gruppi stranieri che vedono il nostro paese come una grande opportunità.
Un aiuto interessante per cercare di ricostruire una fotografia di tutto il settore ce la danno due recenti studi, quello del Chermes-Università Bocconi di Milano, e la ricerca inedita della Filcams Cgil che ha raccolto tutti i dati sugli ipermercati, i supermercati, i centri commerciali in Italia dal 1996 a oggi.
Il primo elemento che spicca da questi studi è il ritardo del Sud nello sviluppo della distribuzione organizzata. Un ritardo che si sta traducendo in una sorta di rincorsa affannosa al resto del paese: nelle regioni meridionali c’è infatti una crescita più consistente dei grandi centri di commercio, laddove fino a qualche anno fa trionfavano solo i piccoli negozi frammentati.
Nel corso del 2004, secondo lo studio della Filcams, gli esercizi commerciali sono cresciuti di circa 4.000 unità. Ebbene di queste almeno tremila sono state quelle registrate in Campania, Puglia e Sicilia, mentre in Calabria si è notata una flessione. Sia per gli esercizi commerciali tradizionali, sia per la grande distribuzione vale la regola del mercato più o meno saturo.
Ci sono regioni dove si è toccato il picco massimo ed è impossibile un ulteriore sviluppo, mentre ci sono regioni dove lo spazio è ancora molto. Complessivamente il dato più importante è quello della “polverizzazione” del settore.
Il 65 per cento degli esercizi commerciali in Italia è in mano a imprese individuali.
Anche le dimensioni contano: l’82,2 per cento dei punti vendita si attesta nella classe tra un metro quadrato e 150.
A dicembre del 2005 c’erano in Italia circa 770 mila esercizi commerciali. Secondo una ricerca dell’Università Bocconi la media di negozi per abitanti è ancora molto più alta in Italia rispetto agli standard europei.
Da noi, fino al 2004, c’erano 130 negozi per 10 mila abitanti, mentre in Germania la media è di 35, in Irlanda e Gran Bretagna di 36. Le regioni più moderne in termini di grande distribuzione sono il Friuli-Venezia Giulia, il Veneto e la Lombardia. Agli ultimi posti la Puglia e la Campania.
In ogni caso, sempre secondo le rilevazioni della Filcams-Cgil, il 53,2 per cento degli esercizi commerciali italiani è tra uno e 50 metri quadrati e circa il 30 per cento tra 51 e 150 mq. Solo il 6 per cento del totale supera i 5.000 metri quadrati.
Nell’ultimo periodo si è notata un’espansione del settore non alimentare, che è aumentato nel corso del 2004, di 6.501 unità, mentre nel settore alimentare della grande distribuzione si registra una situazione stazionaria, anche se sono diminuiti gli esercizi specializzati in vendita di carni e quelli di frutta.
Nel 2004 – ultimi dati disponibili – c’erano in Italia 13.362 punti vendita della grande distribuzione, così spartiti: gli ipermercati sono 417, il 3,12 per cento del totale della Gdo; i supermercati sono 7.821, ovvero il grosso della Gdo con il 58,52 per cento del totale; i grandi magazzini sono 1.126, l’8,43 per cento.
Poi ci sono 679 centri commerciali, 3.716 mini mercati e 284 Cash & Carry.
Anche qui si registra la rincorsa del Sud, visto che gli incrementi più consistenti della grande distribuzione sono stati registrati nelle isole (con un più 12,8 per cento) e nelle regioni meridionali, con un più 7,74 per cento.
Nel Centro Nord, durante il 2004, lo sviluppo della grande distribuzione commerciale è stato più contenuto perché il mercato risulta quasi saturo. Eccezione nel Nord: il Trentino Alto Adige dove la Gdo risulta in forte crescita (+24,7 per cento in un anno).
È interessante studiare anche la distribuzione per città. Venezia ha il primato degli esercizi commerciali organizzati con un punto vendita ogni 3.988 abitanti. Milano, che pure è una città sviluppata dal punto di vista della distribuzione moderna, ha un punto vendita ogni 5.000 abitanti.
Ma anche qui vale la regola della rincorsa. Catanzaro, Palermo e Napoli sono state infatti le città che tra il 2003 e il 2004 hanno fatto registrare il maggiore incremento della grande distribuzione organizzata.
Vediamo quindi che cosa ci dice il monitoraggio della Filcams, a proposito dei vari strumenti della grande distribuzione. Dal 1997 al 2004 gli ipermercati hanno avuto un incremento del 73,73 per cento. Negli ipermercati vengono occupate più di 72 mila persone, di cui quasi il 70 per cento donne. In media un ipermercato ha 173 dipendenti. I grandi magazzini, sempre dal 1997 al 2004, hanno avuto un incremento più limitato degli ipermercati, con una crescita di circa il 24 per cento. È una forma di distribuzione moderna che risale agli anni del boom economico, in genere si tratta di negozi di abbigliamento con catene nazionali e locali, tipo Rinascente. In questo settore l’occupazione è in flessione. In Italia ci sono oggi circa 25 mila lavoratori occupati nei grandi magazzini, dove le relazioni sindacali, dopo le grandi manovre gestite dai gruppi stranieri come Auchan, sono notevolmente peggiorate.
Per quanto riguarda i supermercati, dal 1997 al 2004, sono cresciuti del 43 per cento. Ancora oggi il supermercato è la forma più diffusa qui in Italia della grande distribuzione, rappresentando quasi il 60 per cento del totale. Nel 2004 c’erano in Italia 7.821 supermercati che sommati ai mini mercati arrivano complessivamente a circa 12 mila punti vendita. La media degli occupati è di 142 lavoratori per supermercato.
Anche in questo caso la maggioranza è composta da donne, il 60 per cento del totale dei dipendenti.

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Dott. Alessandro Foroni

Esperto di sociologia, organizza reti vendita e merchandising a livello nazionale, prepara i funzionari alla negoziazione con il trade.

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